Stop allo split payment, mini-Ires senza effetti»
Confindustria. Alla Camera audizione su e-fattura e semplificazioni Bonomi critico sull’eliminazione dell’Ace e l’assenza del bonus formazione 4.0
Roma
Con l’avvio a regime dell’e-fattura stop immediato a split payment e reverse charge generalizzato. Non solo. Con un meccanismo di monitoraggio di tutte le operazioni Iva non si giustificano più altri obblighi di comunicazione come quelli imposti con gli elenchi Intrastat o le comunicazioni delle liquidazioni periodiche. Con la fattura elettronica, inoltre, si potrà prevedere un meccanismo premiale per i contribuenti «affidabili» per i quali si potrebbe prevedere l’aumento della soglia di compensazione dei crediti fiscali fino a 1 milione di euro (oggi è 700mila euro). Così come andranno riviste le regole sul recupero dell’Iva sui crediti non riscossi da debitori in procedure concorsuali. Oggi, infatti, le imprese fornitrici continuano ad attendere l’esito infruttuoso di queste procedure per rientrare in possesso di risorse proprie. Sono solo alcune delle richieste avanzate ieri alla Camera in commissione Finanze dal presidente del “Gruppo tecnico fisco” di Confindustria, Carlo Bonomi, audito sul disegno di legge sulla semplificazione fiscale e il contrasto all’evasione.
Semplificazioni che secondo Bonomi, al momento, non si riscontrano nella nuova mini-Ires: «Dalla bozza fatta circolare nei giorni scorsi emerge come la riduzione di nove punti dell’Ires per chi reinveste gli utili in beni strumentali e nell’incremento dell’occupazione appaia particolarmente complessa nella sua applicazione e di scarso impatto». E, a margine dell’audizione, Bonomi spiega anche come «l’obbligo di assunzione in unità produttive ubicate nel territorio italiano sia un principio che non rispecchia le nuove dinamiche e i ritmi della produzione globale. Oggi le imprese possono assumere un ingegnere e spedirlo all’estero in una loro controllata, senza che questo si trasformi necessariamente in una delocalizzazione d’impresa».
Taglio all’Ires che per Bonomi, stando sempre alle bozze della legge di bilancio, si traduce nell’addio all’aiuto alla crescita economica (Ace), «introdotto proprio per stimolare la crescita e la capitalizzazione delle imprese». Che si aggiunge alla riduzione del credito d’imposta per sviluppo e ricerca (si veda Il Sole 24 Ore di ieri), o ancora alla mancata proroga del superammortamento e la rimodulazione al ribasso dell’iperammortamento. Inaccettabile, poi, la mancata presenza almeno in bozza del credito d’imposta per la formazione 4.0 «strumento indispensabile per chi ha investito in beni ad alta tecnologia per crescere sul mercato».
Per tornare sulle semplificazioni fiscali all’esame della Camera il giudizio di Viale dell’Astronomia è positivo anche se il Ddl Ruocco potrebbe essere ulteriormente migliorato, soprattutto per venire incontro alle richieste di un fisco semplice, non oneroso e per il quale il migliore antidoto è «il rigoroso rispetto dello Statuto dei diritti dei contribuenti». Sulla necessità di snellire gli adempimenti Confindustria non ha dubbi: «Un’impresa-tipo italiana per assolvere correttamente gli obblighi fiscali necessita di circa 30 giornate lavorative, pari a 238 ore». Una vera e propria «tassazione occulta» pagata per la complessità del sistema.
Sull’avvio della fatturazione elettronica dal 1° gennaio, inoltre, Bonomi ha sottolineato come sia necessario estendere a tutto il 2019 il regime sanzionatorio più favorevole introdotto con il Dl fiscale all’esame del Senato, ma ad oggi applicabile alle sole operazioni del primo semestre del 2019. Sempre in materia d’Iva è ben accolta l’abrogazione prevista dal Ddl delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche Iva (articolo 1), a decorrere dal 1° gennaio 2019. Mentre sullo spesometro Confindustria sottolinea la necessità di annualizzare la scadenza per l’invio dei dati delle operazioni effettuate da e verso soggetti non residenti, che dal 2019 dovrà avvenire mensilmente, imponendo alle imprese uno sforzo sproporzionato e ingiustificato rispetto alla finalità della disposizione.
Non piace,poi, la cancellazione del 770 con la contestuale integrazione, nei modelli di pagamento F24, del codice fiscale dei contribuenti nei cui riguardi viene operata la ritenuta d’acconto, secondo quanto prevede la proposta di legge. «È una disposizione che complica notevolmente la vita alle imprese, che non risolve la necessità di salvaguardare la trasmissione di alcune informazioni che oggi residuano nel modello 770», precisa Bonomi. «Con un onere spropositato per le imprese di maggiori dimensioni».
In linea con le attese delle imprese, invece, la previsione del contraddittorio preventivo generalizzato. «Un segno di civiltà giuridica», ha concluso Bonomi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Marco Mobili
Con l’avvio a regime dell’e-fattura stop immediato a split payment e reverse charge generalizzato. Non solo. Con un meccanismo di monitoraggio di tutte le operazioni Iva non si giustificano più altri obblighi di comunicazione come quelli imposti con gli elenchi Intrastat o le comunicazioni delle liquidazioni periodiche. Con la fattura elettronica, inoltre, si potrà prevedere un meccanismo premiale per i contribuenti «affidabili» per i quali si potrebbe prevedere l’aumento della soglia di compensazione dei crediti fiscali fino a 1 milione di euro (oggi è 700mila euro). Così come andranno riviste le regole sul recupero dell’Iva sui crediti non riscossi da debitori in procedure concorsuali. Oggi, infatti, le imprese fornitrici continuano ad attendere l’esito infruttuoso di queste procedure per rientrare in possesso di risorse proprie. Sono solo alcune delle richieste avanzate ieri alla Camera in commissione Finanze dal presidente del “Gruppo tecnico fisco” di Confindustria, Carlo Bonomi, audito sul disegno di legge sulla semplificazione fiscale e il contrasto all’evasione.
Semplificazioni che secondo Bonomi, al momento, non si riscontrano nella nuova mini-Ires: «Dalla bozza fatta circolare nei giorni scorsi emerge come la riduzione di nove punti dell’Ires per chi reinveste gli utili in beni strumentali e nell’incremento dell’occupazione appaia particolarmente complessa nella sua applicazione e di scarso impatto». E, a margine dell’audizione, Bonomi spiega anche come «l’obbligo di assunzione in unità produttive ubicate nel territorio italiano sia un principio che non rispecchia le nuove dinamiche e i ritmi della produzione globale. Oggi le imprese possono assumere un ingegnere e spedirlo all’estero in una loro controllata, senza che questo si trasformi necessariamente in una delocalizzazione d’impresa».
Taglio all’Ires che per Bonomi, stando sempre alle bozze della legge di bilancio, si traduce nell’addio all’aiuto alla crescita economica (Ace), «introdotto proprio per stimolare la crescita e la capitalizzazione delle imprese». Che si aggiunge alla riduzione del credito d’imposta per sviluppo e ricerca (si veda Il Sole 24 Ore di ieri), o ancora alla mancata proroga del superammortamento e la rimodulazione al ribasso dell’iperammortamento. Inaccettabile, poi, la mancata presenza almeno in bozza del credito d’imposta per la formazione 4.0 «strumento indispensabile per chi ha investito in beni ad alta tecnologia per crescere sul mercato».
Per tornare sulle semplificazioni fiscali all’esame della Camera il giudizio di Viale dell’Astronomia è positivo anche se il Ddl Ruocco potrebbe essere ulteriormente migliorato, soprattutto per venire incontro alle richieste di un fisco semplice, non oneroso e per il quale il migliore antidoto è «il rigoroso rispetto dello Statuto dei diritti dei contribuenti». Sulla necessità di snellire gli adempimenti Confindustria non ha dubbi: «Un’impresa-tipo italiana per assolvere correttamente gli obblighi fiscali necessita di circa 30 giornate lavorative, pari a 238 ore». Una vera e propria «tassazione occulta» pagata per la complessità del sistema.
Sull’avvio della fatturazione elettronica dal 1° gennaio, inoltre, Bonomi ha sottolineato come sia necessario estendere a tutto il 2019 il regime sanzionatorio più favorevole introdotto con il Dl fiscale all’esame del Senato, ma ad oggi applicabile alle sole operazioni del primo semestre del 2019. Sempre in materia d’Iva è ben accolta l’abrogazione prevista dal Ddl delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche Iva (articolo 1), a decorrere dal 1° gennaio 2019. Mentre sullo spesometro Confindustria sottolinea la necessità di annualizzare la scadenza per l’invio dei dati delle operazioni effettuate da e verso soggetti non residenti, che dal 2019 dovrà avvenire mensilmente, imponendo alle imprese uno sforzo sproporzionato e ingiustificato rispetto alla finalità della disposizione.
Non piace,poi, la cancellazione del 770 con la contestuale integrazione, nei modelli di pagamento F24, del codice fiscale dei contribuenti nei cui riguardi viene operata la ritenuta d’acconto, secondo quanto prevede la proposta di legge. «È una disposizione che complica notevolmente la vita alle imprese, che non risolve la necessità di salvaguardare la trasmissione di alcune informazioni che oggi residuano nel modello 770», precisa Bonomi. «Con un onere spropositato per le imprese di maggiori dimensioni».
In linea con le attese delle imprese, invece, la previsione del contraddittorio preventivo generalizzato. «Un segno di civiltà giuridica», ha concluso Bonomi.
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Marco Mobili

