Tributaristi, pace anche per avvisi bonari
L’Uncat sottolinea il rischio basso appeal per l’integrativa speciale
ROMA
Pace fiscale anche per gli avvisi bonari. Riduzione delle percentuali di definizione agevolata della controversia in primo (dal 50% al 30%) e in secondo grado (dal 20% al 10%). Chiusura con il pagamento del 50% del valore delle liti anche qualora non vi sia stata ancora una pronuncia.
Sono le proposte (già tradotte sotto forma di possibili emendamenti) per migliorare la pace fiscale presentate ieri dall’Uncat (Unione nazionale camere avvocati tributaristi) durante la prima delle audizioni in commissione Finanze al Senato sul Dl 119/2018. Oggi, invece, sarà la volta di dipartimento Finanze, agenzia delle Entrate, Corte dei conti, Consiglio nazionale dei commercialisti e di Maurizio Leo. Un’occasione per rilanciare la transazione fiscale per le imprese in crisi e capire quali margini ci sono per inserire nel provvedimento il «saldo e stralcio» fortemente voluto dalla Lega.
Tornando all’audizione di ieri, l’Uncat ha sottolineato che la dichiarazione integrativa speciale prevista «così com’è presenta delle criticità» e che «rischia di non essere appetibile». Da un lato c’è l’incertezza sulla definizione del tetto massimo dei 100mila euro. Dall’altro, l’impossibilità di aderire «a chi non ha presentato dichiarazioni fiscali anche per uno solo degli anni d’imposta dal 2013 al 2016» è un’«inibitoria generale» che «appare eccessiva».
Anche sulla parte relativa ai processi verbali di constatazione (Pvc), gli avvocati tributaristi rimarcano la necessità di estendere la sanatoria all’«Iva afferente ai diritti doganali». Così come è stato fatto notare ai senatori della commissione Finanze che «la previsione riguardante la definizione anche dei contributi previdenziali non è ipotizzabile con la presentazione di una dichiarazione integrativa».
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Marco Mobili
Giovanni Parente

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