Ora il teleriscaldamento è in formato digitale

di Filippo Merli


Èil teleriscaldamento 4.0. Con un processo di digitalizzazione per ridurre di 40 gradi il calore che circola nelle tubazioni. Obiettivo: abbattere i consumi e salvaguardare l’ambiente, senza però diminuire le prestazioni. Il progetto, finanziato con un fondo europeo, parte da Brescia. E coinvolge direttamente A2A, la multiutility bresciana dell’energia. 


Il piano di lavoro si chiama Tempo. E grazie al finanziamento del fondo europeo Horizon 2020 può contare su una partecipazione internazionale che va dalla Germania alla Scandinavia, con A2A Calore e Servizi, la società del gruppo A2A leader nel settore del teleriscaldamento in Italia, tra i partner principali. 


La programmazione, che ora passerà dal software all’hardware, prevede due sperimentazioni sul campo. Una in Baviera e una in un quartiere di Brescia. Lì i tecnici di Tempo, operativi dal 2017, proveranno a diminuire il calore del teleriscaldamento cittadino dagli attuali 120 gradi agli 80. Garantendo lo stesso livello di comfort ai residenti, ma risparmiando energia e inquinando meno.


«L’idea», ha spiegato l’amministratore delegato di A2A Calore e Servizi, Lorenzo Spadoni, «si basa sulle possibilità offerte dalla digitalizzazione delle reti». Tra le società che hanno preso parte alla realizzazione del software, basandosi sui criteri dell’industria 4.0 con i big data applicati al teleriscaldamento, c’è la svedese Nota di Christian Johannson. «I big data non sono molto interessanti all’occhio umano», ha sottolineato Johannson, «ma quando trasformiamo attraverso i sistemi informatici questa massa di numeri in conoscenza, allora si aprono ai nostri occhi possibilità inimmaginabili. In un sistema che dipende dalla domanda degli utenti come il teleriscaldamento la conoscenza dei dati e la possibilità di manipolarli ci permette di trasformare in flessibile un sistema che in origine è stato creato come estremamente rigido».


Lo scorso febbraio, nella città olandese di Eindhoven, è partito un progetto pilota per il teleriscaldamento smart, che si basa sull’utilizzo di controller intelligenti per la gestione dell’energia termica. Brescia, invece, sarà in prima fila per il lato digitale. «È chiaro che dobbiamo fare i conti col sistema esistente, il che implica uno sforzo maggiore rispetto alla possibilità, come hanno fatto nell’altro progetto pilota in Baviera, di creare una pipeline ex novo», ha affermato Matteo Pozzi di Optit, spin-off dell’università di Bologna che si occupa di implementare metodologie di ottimizzazione matematica nelle reti energetiche già operative.


A2A, per la sperimentazione a Brescia, ha individuato in via Venturi, nella zona Sud della città, il luogo adatto per testare il teleriscaldamento digitale. Col consenso dei residenti. «La preoccupazione degli abitanti», ha detto ancora Spadoni al Corriere di Brescia, «era che minor calore in rete volesse dire minor calore in casa. Per tranquillizzarli abbiamo installato nelle abitazioni una serie di termostati intelligenti che monitoreranno da qui ai prossimi due anni l’efficienza del nuovo sistema». Che inizierà a breve con la raccolta dei dati. «Speriamo di averne una mole sufficiente entro gennaio per iniziare a far lavorare l’intelligenza artificiale del teleriscaldamento 4.0».


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