Al mercato libero di luce e gas serve l’albo dei venditori»
ROMA

«È necessario costituire rapidamente un albo dei venditori e utilizzare i 24 mesi di tempo guadagnati con il rinvio della fine della maggior tutela per spingere il consolidamento degli oltre 600 venditori di energia elettrica e fare in modo che il mercato sia già rodato quando il cliente dovrà scegliere cosa fare. Due ingredienti sono fondamentali per gestire senza scossoni, anche per le famiglie, il passaggio al mercato: trasparenza e gradualità». Carlo Tamburi, a capo della country Italia di Enel, l’operatore che oggi possiede buona parte dei clienti ancora presenti nella tariffa della maggior tutela (circa 16 milioni), spiega il punto di vista dell’utility dopo l’approvazione della norma nel Milleproroghe che rinvia da luglio 2020 a gennaio 2022 la scadenza per il superamento delle tariffe protette nella fornitura di energia elettrica e gas. La norma prevede anche l’istituzione, entro 90 giorni dalla pubblicazione della norma, dell’albo dei venditori.

«Più si rendono affidabili i venditori, più sono chiare le regole sul mercato libero e più si chiarisce cosa dovrà aspettarsi il cliente quando terminerà la tutela, più si renderà naturale il passaggio al mercato», afferma il manager.

Secondo Tamburi la condizione imprescindibile è che ci sia una pulizia nel mercato. «Oggi ci sono oltre 600 venditori che fanno parte di 450 gruppi. Il documento di monitoraggio sul sistema elettrico per il 2018 dall’Autorità per l’energia mostra che questi venditori sono addirittura in aumento- chiosa il manager -. È fondamentale predisporre un albo che fissi stringenti requisiti per gli operatori sia per l’ammissione, sia per la permanenza; non penso che sei mesi bastino e per questo motivo è stato importante guadagnare tempo. È necessario anche lasciare il tempo a quelli che oggi non avrebbero le caratteristiche per essere nell’albo o per costruirsele, o per cedere i clienti. Quando si arriverà alla fine della tutela il mercato deve essere già rodato, con soggetti più affidabili».

Altro aspetto importante è chiarire anzitempo quale sarà il meccanismo che formerà il prezzo dell’energia per chi non sceglie entro il gennaio 2022.

«È possibile che si decida di seguire il percorso proposto dall’Arera – continua Tamburi – e cioè mutuare dal mercato della salvaguardia il modello da adottare, ma le regole dovranno essere diverse. Oggi la salvaguardia opera per le imprese che, per motivi di morosità o perché è fallito il venditore, non hanno un fornitore. E per questo motivo i prezzi sono più alti del libero mercato».

Il meccanismo della salvaguardia oggi prevede che l’Arera (Autorità per l’energia, acqua e rifiuti) indica gare su base territoriale ogni due anni: in quelle aree chi perde il fornitore viene assegnato all’operatore che si è aggiudicato la gara a un determinato prezzo.

«Qualora si intraprendesse tale percorso, potrebbero essere adottati correttivi, ad esempio fissando ad un anno la durata dei contratti assegnati ai fornitori inclusi nell’albo e selezionati con gara, al termine del quale il cliente si renda conto che può trovare occasioni interessanti sul libero mercato – propone il manager -. In ogni caso è necessario prevedere una fase sperimentale sufficientemente lunga, magari iniziando con le partite Iva, ovvero le piccole e medie imprese. Solo in una fase successiva si dovrebbe pensare di replicare il modello anche per le famiglie, magari facendo distinguo tra prime e seconde case. Ma non dimenticando che è necessario tutelare i clienti che sono in situazioni economiche disagiate. Ricordo che solo il 30% degli aventi diritto oggi beneficia dei bonus energia».

L’innovazione tecnologica sta modificando le possibilità di offerta dei venditori e i margini di manovra sui prezzi. «Stiamo lavorando a un’offerta di energia prepagata, che può essere utilizzata nelle seconde case – continua Tamburi -. Premesso che ritengo sarebbe meglio depurare la bolletta dalle voci improprie, è possibile comunque immaginare offerte che consentano di superare gli oneri fissi ricomprendendoli nei prezzi di una prepagata con la quale il venditore, ad esempio, trae vantaggio perché non si assume il rischio della morosità. Ancora una volta ribadisco l’importanza di aver preso tempo sulla fine della tutela, perché l’innovazione sta modificando profondamente il mercato portando benefici che oggi non sono immaginabili».

La fine della tutela porta con sé anche la necessità di redistribuire costi oggi a carico degli operatori come Enel: nel gruppo elettrico circa 2 mila persone sono dedicate a questo servizio.

«Se si ragiona sulla forma transitoria mutuata dal mercato di salvaguardia, è chiaro che i costi rimarrebbero almeno in un primo momento a carico dei vecchi esercenti- osserva Tamburi-. Si potrebbe, in questo caso, immaginare un meccanismo di reintegro dei costi oppure di graduale passaggio di essi ad altri esercenti. In questo caso però questa transizione dovrebbe durare due o tre anni anni. Vale, comunque, la regola che chi oggi gestisce la maggior tutela non può in futuro continuare a sobbarcarsi i costi senza scaricarli in qualche modo sul sistema».