Ritirato il giro di vite sugli affitti brevi

Ritirato l’emendamento della discordia sugli affitti brevi. Dopo le proteste degli operatori del settore e di Confedilizia e la presa di distanze da parte del deputato di Italia Viva, Luigi Marattin, la proposta di modifica del Pd che avrebbe dato ai comuni poteri stringenti sulla regolamentazione delle locazioni turistiche per brevi periodi (fino a prevedere l’obbligo di dotarsi di una licenza comunale per poter affittare gli alloggi, si veda ItaliaOggi di ieri) è stata espunta dal Milleproroghe per iniziativa dello stesso primo firmatario, il deputato dem Nicola Pellicani. 


Scongiurato dunque il giro di vite comunale sugli affitti brevi, così come la presunzione di attività di impresa a carico dell’imprenditore che per mette in locazione alloggi per periodi inferiori a 8 giorni, gestendo più di tre camere, anche se distribuite in più unità abitative. 


Confedilizia plaude al ritiro dell’emendamento. «Prendiamo atto con soddisfazione del ritiro dell’emendamento. Come abbiamo più volte sottolineato, su questo tema si sta legiferando ormai ad un ritmo incessante e non si sentiva certo il bisogno di un ennesimo intervento normativo. 


L’auspicio è che, finalmente, si inizi a guardare agli immobili come risorsa da salvaguardare e non come investimento da punire», ha dichiarato il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa. 


Sulla stessa lunghezza d’onda anche Marco Celani, ad di Italianway, (azienda del settore extra alberghiero italiano che ha chiuso il 2019 con un consuntivo di 15 milioni di euro) e portavoce delle associazioni nazionali Italia Startup e Startup Turismo. 


«È un bene che l’emendamento al dl Milleproroghe presentato dal Pd alla camera sia stato ritirato», ha commentato, «visto che presupponeva che il legislatore nazionale abdicasse al suo ruolo di indirizzo strategico e di vision orientata a far crescere le colonne su cui si regge il Pil Italiano (ed il turismo con il comparto dei cosiddetti affitti brevi che vale circa 2,5 miliardi di euro è una di queste colonne) a vantaggio di sindaci sceriffi, magari sensibili a corporazioni locali, che legifererebbero in maniera difforme uno dall’altro rendendo impossibile a qualsiasi azienda italiana crescere a livello nazionale». «Ma ora serve una cabina di regia a livello nazionale», ha auspicato Celani. 


Sul decreto legge Milleproroghe è tornata a farsi sentire anche l`Associazione magistrati della Corte dei conti, che ha ribadito la propria «ferma e convinta contrarietà» alla riforma delle funzioni e della stessa organizzazione della magistratura contabile. 


La Corte conti è contraria al massiccio ingresso nei ruoli di soggetti nominati dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome, in assenza di procedura concorsuale o di particolari titoli di merito. Giudizi negativi anche sulla proposta più recente di centralizzare la funzione consultiva, attualmente attribuita alle sezioni regionali della Corte stessa. 


Un «simile emendamento si presterebbe ad una doppia censura di incostituzionalità, sia perché verrebbe ad abolire un`importante innovazione prevista dalla cosiddetta legge La Loggia in attuazione della riforma del Titolo V della Costituzione, sia perché introdurrebbe durante la conversione di un decreto legge norme assolutamente estranee a quelle contenute nell’originario provvedimento», hanno osservato i giudici della Corte dei conti.