In aumento gli acquisti in classe energetica A e B
È sempre più importante il ruolo sul mercato degli immobili nelle classi energetiche migliori. Con una parte rilevante degli acquisti coperti da mutuo. Sono i due aspetti principali che emergono dal Report immobiliare urbano 2019, realizzato da Fiaip in collaborazione con Enea e i-Com interpellando un campione di circa 800 agenti.
Cresce dunque l’attenzione verso l’efficienza energetica, ma a un ritmo ancora lento. Infatti oltre due terzi degli scambi riguardano immobili poco performanti: il 35% di case ricade nella classe energetica peggiore (G) e un altro 34% nella F. Di contro, le classi A e B rappresentano il 12% dei volumi. Gli sgravi fiscali hanno spinto le ristrutturazioni e ora gli immobili elevati alle classi A e B rappresentano il 36% di quelli ristrutturati (era il 14% tre anni fa) e naturalmente la A e la B rappresentano la componente dominante (80%) fra le abitazioni “nuove”, anche in virtù degli obblighi normativi che impongono precisi criteri costruttivi. Il nuovo, però, copre solo il 5% del mercato, mentre domina l’usato al 65%, seguito dal ristrutturato al 22% e il “da ristrutturare” all’8%. «Il quadro rispetto al tema dell’efficienza energetica è incoraggiante – ha commentato il vicepresidente dell’Istituto per la Competitività, Franco D’Amore –. Certo la pandemia pone preoccupanti incognite sul futuro, ma le mutate esigenze abitative, con il ripensamento degli spazi domestici, potranno giocare un ruolo importante nella mobilitazione di investimenti per ristrutturazioni di qualità degli immobili».
L’anno passato ha registrato un aumento delle compravendite del 4%, per un totale di 603mila unità (residenziali, commerciali e capannoni) e una discesa dei prezzi, secondo l’indagine, del 2,77%, con il trilocale che si conferma di gran lunga la soluzione preferita (72%). Complice il livello favorevole dei tassi, ben il 70% delle operazioni è sostenuta da mutuo ipotecario. Interessante il dato scomposto relativo ai prezzi, che mette in luce forti differenze a livello territoriale. Tre capoluoghi hanno messo a segno ottimi rialzi come Milano (+8,4%), Bologna (+8%) e Napoli (+ 2,5%), mentre diminuzioni marcate si registrano a Roma (-3,9%) e Firenze (-3,5%). Ancora importante la differenza tra prezzo di partenza, fissato all’incarico, e cifra con cui si conclude la cessione, con il 38% dei casi in cui viene accordata una riduzione compresa tra il 10% e il 20%.
Ma si tratta purtroppo di una realtà ormai completamente diversa dall’attuale. «In effetti, senza l’emergenza, il 2020 sarebbe stato un altro anno positivo, con ulteriore stabilizzazione dei prezzi – ragiona Mario Condò de Satriano, presidente del Centro Studi Fiaip –. Il mattone comunque resta uno tra gli investimenti remunerativi, specialmente in rapporto agli scarsi rendimenti dei prodotti finanziari. E si è notato anche un deciso ritorno degli investitori internazionali».

