le risorse a sostegno delle locazioni a Lungo termine
Niente fondi aggiuntivi ma iter più veloci
Rispetto alla crisi che ha investito le locazioni commerciali e gli affitti brevi, la situazione delle locazioni residenziali a lungo termine sembra essere, per ora, meno emergenziale. Ma è solo questione di tempo. E il rischio di un’impennata delle procedure di sfratto, ora bloccate dal Dl cura Italia fino al 30 giugno, è alto.
Sono molti gli inquilini che, in difficoltà con il pagamento dei canoni mensili, hanno chiesto una dilazione o, a volte, anche una riduzione dell’importo. La legge non permette la sospensione del versamento, anche in presenza di gravi motivi. E, di solito, i contratti prevedono che un mese di morosità sia sufficiente per avviare lo sfratto.
La richiesta avanzata dal Sunia, il sindacato degli inquilini, e appoggiata da Confedilizia di destinare un finanziamento aggiuntivo di 300 milioni al Fondo per il sostegno degli affitti della legge 431/1998 – aiuta gli inquilini a basso reddito con un contributi che integra la differenza fra il canone di mercato e quello di una casa popolare – per ora non è stata accolta.
Bisognerà quindi cercare di utilizzare al meglio le risorse che già ci sono. La legge di conversione del Dl cura Italia ha velocizzato la ripartizione dei fondi 2020, permettendo di effettuarlo con i criteri 2019. Si tratta di 69,5 milioni di euro che fanno capo ai due strumenti di intervento per il disagio abitativo oggi esistenti: il Fondo per il sostegno dell’affitto della legge 431 (60 milioni) e il Fondo morosità incolpevole introdotto nel 2013 per far fronte agli effetti della crisi del 2008 (9,5 milioni). La ripartizone deve essere effettuata enro dieci giorni dalla pubblicazione della legge di conversione in Gazzetta. Nelle scorse settimane sono state inoltre trasferite alle Regioni le risorse 2019 del Fondo morosità (che erano state ripartite a dicembre scorso) e cioè 46 milioni di euro.
Ma, soprattutto, la legge di conversione del Dl 18 consente l’utilizzo congiunto dei due Fondi da parte sia delle Regioni che dei Comuni, che sono poi gli enti che gestiscono operativamentei finanziamenti.
Questo perché il Fondo morosità incolpevole si è dimostrato di più difficile utilizzo e molte risorse non sono state spese. Il Fondo morosità prevede contributi per gli inquilini che hanno subito una riduzione (o una perdita) del reddito dovuta a licenziamento, cassa integrazione, riduzione dell’orario, cessazione dell’attività professionale e malattia.
Per ottenerlo serve però un provvedimento di sfratto, oltre al fatto che riguarda solo i Comuni ad alta intensità abitativa: a giugno 2019 risultava non spesa quasi la metà (87,9 milioni) dei fondi stanziati per il 2014-2018 (184,25 milioni) .
Il ministero delle Infrastrutture aveva già previsto che, entro il 30 marzo 2020, le Regioni riprogrammassero le risorse non utilizzate anche destinandole al Fondo 431. Ora, la legge di conversione al Dl Cura Italia permette un vero e proprio utilizzo congiunto con l’unificazione dei titoli e dei capitoli di bilancio.

