i comuni a Conte: si tagli la Tari
Antonio Decaro
Antonio Decarodi Matteo Barbero
L’Anci riscrive il decreto rilancio. Le proposte di emendamento al dl 34/2020 presentate dall’associazione dei sindaci puntano a modificare radicalmente il provvedimento e confermano le generale insoddisfazione degli amministratori locali per le misure finora varate. Complessivamente, i correttivi sono una sessantina, un terzo dei quali considerati come fondamentali. Fra questi, spicca la norma che mira a introdurre una riduzione della Tari pari al 20% rispetto alla tariffa applicata dai municipi nel 2019. Per l’Associazione dei comuni sarebbe questa la strada da percorrere per introdurre «uno schema ragionevole e uniforme di agevolazione nazionale», con riferimento al prelievo sui rifiuti, anche al fine di colmare la carenza della recente, criticatissima deliberazione n. 158 di Arera.
L’agevolazione sarebbe commisurata ad un periodo di difficoltà maggiore quantificato in tre mesi per le aziende sottoposte a lockdown, evitando distinzioni di difficile comprensibilità e di dimensione molto differenziata nei territori tra «quota variabile» e «quota fissa» della tariffa. Il beneficio sarebbe esteso alle famiglie in maggiore difficoltà e si punta ad evitare che il costo delle agevolazioni possa essere accollato ai nuclei ed alle aziende non direttamente colpite dai lockdown.
La proposta avrebbe inoltre un altro vantaggio: assicurare che l’adozione di questo schema agevolativo costituisca a tutti gli effetti adempimento delle prescrizioni della delibera Arera, evitando così ai comuni e ai gestori del servizio inutili aggravi organizzativi (modifiche tecniche allo schema tariffario, pubblicità separata del beneficio).
Un’altra norma chiave è quella finalizzata a sospendere per il 2020 il ripiano dei disavanzi di amministrazione degli enti locali, permettendone il recupero mediante l’allungamento di un anno dei rispettivi periodi di ammortamento, in modo da attutire l’impatto sui conti della crisi in atto.
Sono fatti salvi gli obblighi di pagamento dei crediti dei fornitori inseriti nel piano finanziario pluriennale e le economie derivanti da queste misure emergenziali sono destinate al pagamento dei debiti fuori bilancio e al contenimento degli squilibri di bilancio in fase di salvaguardia, nonché alle maggiori spese da emergenza.
Uno scivolo analogo dovrebbe essere previsto anche per gli enti in dissesto e in pre-dissesto. L’Anci vorrebbe anche estendere il perimetro delle anticipazioni di liquidità ai mancati pagamenti del primo quadrimestre 2020 (attualmente il termine è fissato al 31 dicembre 2019), altrimenti gli enti con poco debito storico non riceveranno adeguato sostegno in una fase in cui, per effetto dell’emergenza in corso, anche i loro bilanci sono investiti, in questi primi mesi dell’anno, da significative tensioni di cassa.
Ancora, in considerazione delle oggettive difficoltà incontrate dalle amministrazioni, non solo locali, nel processo di adeguamento del proprio sistema di incasso alla infrastruttura nazionale pagoPa, difficoltà ora aggravate dall’emergenza, si propone il differimento al 30 giugno 2021 dei termini per l’adozione di piattaforma.
Da segnalare le proposte di modifica dell’articolo 177 in materia di Imu turistica: la cancellazione dell’acconto 2020 verrebbe estesa ad alberghi e pensioni non classificati nella categoria D/2 e viene corretto l’improprio richiamo alla proprietà, anziché al possesso, come presupposto impositivo.
Inoltre, viene chiarito che esenzione vale anche se si è proceduto all’acquisto di uno degli immobili nel 2020. Infine, una proposta emendativa risponde alla esigenza di consentire agli enti che hanno affidato la gestione delle proprie entrate ai concessionari privati di cui all’art. 52 del dlgs 446/97, di rinegoziare i contratti in corso le cui previsioni sono state investite dalle disposizioni di sospensione e proroga di termini emanate nell’ambito della emergenza epidemiologica.
È infatti inevitabile, evidenzia Anci, che il gettito delle entrate, sia tributarie che patrimoniali, degli enti locali risulti significativamente ridotto con riferimento all’intero 2020, anche per ciò che riguarda il bacino dei recuperi da attività di controllo, con particolare riferimento alle attività economiche più esposte alle conseguenze della crisi e a una quota non trascurabile delle famiglie.

