Beneficio da estendere ad altre spese


Superbonus esteso oltre il 2021 e ampliamento delle spese detraibili. Sono alcune delle proposte indicate dal vicedirettore generale dell’Abi (Associazione bancaria italiana), Gianfranco Torriero, in audizione ieri in commissione di Vigilanza sull’anagrafe tributaria.


Sebbene vi siano ancora incertezze sulla forma di cessione del credito d’imposta edilizio pari al 110%, banche e intermediari finanziari mostrano grande interesse verso le misure per l’efficientamento energetico previste dal dl Rilancio (dl 34/2020). 


Una soluzione, portata avanti da Abi, è la possibilità di estendere la durata del superbonus oltre il 2021. Inoltre, potrebbe essere ampliato il novero delle spese detraibili nella misura del 110%, includendo quelle sostenute a titolo di compenso straordinario spettante all’amministratore di condominio, che si affiancherebbero a quelle connesse al rilascio del visto di conformità, delle attestazioni, delle asseverazioni e alle altre spese professionali richieste dal tipo di lavori effettuati.


Ma i suggerimenti non finiscono qui. L’Abi propone di immettere nel «mercato di crediti fiscali» anche altre agevolazioni, relativi a lavori eseguiti prima del 1/7/2020, quali il bonus mobili, bonus sistemazione a verde, credito di imposta per la riqualificazione e il miglioramento delle strutture ricettive turistico-alberghiere. Infatti, con il venir meno del divieto di cessione del credito d’imposta in questione nei confronti degli istituti di credito e degli altri intermediari finanziari, la grande quantità di crediti in circolazione ha creato i presupposti per la nascita di un «mercato dei crediti tributari». Tuttavia sono ancora presenti incertezze di carattere interpretativo che rischiano di incidere sull’efficacia delle nuove misure, la quale rimane «subordinata alla semplicità e alla velocità del processo necessario a certificare la legittimità dei crediti di imposta e a gestirne la cessione», ha precisato Torriero. L’invito è, dunque, quello di stabilizzare e semplificare le procedure. Lo stesso si può dire per la responsabilità sull’utilizzo improprio di crediti. Vi sono, infatti, ancora dubbi sull’esatta portata del concorso nella violazione. Ciò comporta una duplicazione burocratica, in quanto il cedente è portato a richiede al cessionario del credito quasi tutta la documentazione da questi già conservata ai sensi di legge per l’accertamento fiscale. Pertanto, occorrono «regole precise anche in termini di esatta compliance alla normativa fiscale, ciò attuerebbe molto velocemente un radicale snellimento degli oneri documentali», ha affermato Torriero.


Con riguardo all’utilizzo del credito, consentire il riporto in avanti dei crediti non fruiti nell’anno di originaria comprensibilità, aiuterebbe a ridurre il rischio di perdita di valore. In alternativa si potrebbe favorire la nascita di compratori di ultima istanza di elevate dimensioni in grado di acquisire quei crediti che il suo beneficiario non riesce a compensare con le proprie debenze fiscali.