Ristrutturazioni, l’Ue vuole intervenire sull’85% degli immobili

Ristrutturazioni per salvare il clima. È questo lo scopo della strategia della Commissione europea «Ondata di ristrutturazioni» (si veda ItaliaOggi di ieri), appositamente pensata per migliorare le prestazioni energetiche degli immobili e, di conseguenza, ridurre le emissioni degli edifici, a cui è imputabile circa il 40% del consumo totale di energia nell’intera Unione. Nelle Q&A diramate ieri, la stessa Commissione spiega che più di 220 milioni di costruzioni, che rappresentano circa l’85% del parco immobiliare, sono stati costruite prima del 2001 e saranno ancora in piedi nel 2050. Proprio qui si dovrà intervenire, considerato che le ristrutturazioni profonde, cioè quelle che migliorano il rendimento energetico di un edificio almeno del 60%, sono effettuate ogni anno solo sullo 0,2% del complesso immobiliare e solo in 1/5 dei casi l’efficienza energetica è notevolmente migliorata. Ciò porterebbe ad una riduzione del 60% nelle emissioni di gas a effetto serra degli edifici, del 14% sul consumo finale di energia e del 18% su quello di riscaldamento e raffreddamento rispetto a cinque anni fa. Per farlo, l’Ue intende puntare su regolamentazione, finanziamenti e assistenza tecnica, attraverso l’eliminazione degli ostacoli lungo tutta la catena che parte dalla decisione iniziale di procedere alla ristrutturazione fino al completamento del progetto. Un’attenzione particolare sarà rivolta a tre settori chiave: la povertà energetica degli edifici con le prestazioni peggiori; gli edifici pubblici, come le strutture scolastiche, sanitarie e amministrative; infine, la decarbonizzazione di riscaldamento e raffreddamento. Più in dettaglio, la Commissione intende sfruttare le potenzialità degli appalti pubblici per ristrutturare gli edifici, anche attraverso criteri verdi relativi alle emissioni di carbonio durante il ciclo di vita. Nel concreto, l’esecutivo Ue è convinto che i regolamenti che impongono agli edifici di soddisfare uno standard minimo di prestazione possano avere un impatto significativo sull’aumento del tasso di ristrutturazione e sulla riduzione delle emissioni. Parola chiave flessibilità: le autorità locali avranno a disposizione le risorse necessarie a progettare le soluzioni che a livello locale producono i risultati migliori. Per farlo, la Commissione scende in campo con tutti gli strumenti a sua disposizione, dal Recovery plan a InvestEu, passando per i fondi della politica di coesione al programma Life. Si sta, inoltre, rivedendo il regolamento generale di esenzione per categoria, in modo tale da semplificare la combinazione di programmi e strumenti europei, fondi nazionali e privati per i progetti di ristrutturazione. C’è di più: le iniziative faro Renovate e Power up, incluse nella strategia annuale di crescita sostenibile 2021, serviranno a coordinare gli interventi dei paesi membri sulla base di progetti inseriti nei rispettivi piani nazionali per la ripresa e la resilienza. Si sta, insomma, navigando verso un Bauhaus europeo, inteso come acceleratore di soluzioni, tecnologie e prodotti green&digital a prezzi accessibili a tutti.