«Sul 110% no alla proroga corta» Ance teme lo smart working Pa
Nel mirino di Buia anche i tempi lunghi per i cantieri e l’assenza di politiche urbane
Per i costruttori la preoccupazione più grande oggi è che le grandi opportunità date dai fondi in arrivo dalla Ue si possano tradurre in un’occasione persa. Ma all’assemblea dell’Ance che si terrà oggi, il presidente Gabriele Buia metterà l’accento soprattutto su quattro rischi che possono tramutare la ripresa potenziale in una drammatica sconfitta per il settore dell’edilizia e per tutto il Paese: un superbonus al 110% che non abbia una proroga lunga che consenta di far partire gli investimenti; uno smart working nella pubblica amministrazione ampliato al 75% che rallenti ulteriormente il rilascio dei permessi edilizi e in generale scarichi tempi e costi sulle imprese; i tempi lunghi per la realizzazione delle infrastrutture che sono stati scalfiti in modo pressoché impercettibile dal decreto semplificazioni e che rischiano di pregiudicare anche il Recovery Plan; un dibattito fumoso sulle città e sulla rigenerazione urbana che non approda mai a un modello concreto di intervento basato, per esempio, su incentivi per la demolizione e ricostruzione e che, viceversa, continua a frapporre ulteriori ostacoli, come accaduto con l’articolo 10 dello stesso Dl semplificazioni. A questi timori principali si aggiungeranno nella relazione di Buia un lungo elenco di cifre, piccole e grandi norme, scenari incerti, errori di politiche, moltiplicazione di procedure e centri decisionali che daranno la fotografia di quello che Buia definisce «lampante visione antimprenditoriale». Un contesto cioè che burocrazia e politica rendono sempre più ostile per l’impresa. Mentre servirebbe «un patto di reciproca fiducia».
Buia citerà tre esempi di un quadro che non vede segni di miglioramento rilevante, soprattutto sul versante dei tempi lunghi per i cantieri. Il primo è il tema della lunghezza dei tempi anche solo per distribuire le risorse stanziate con il fondo infrastrutture. Il Sole 24 Ore aveva dato sabato notizia del blocco di 20 miliardi stanziati dalla legge di bilancio 2020, a più di dieci mesi dall’entrata in vigore. L’Ance ricorda che la stessa cosa era successa negli anni passati: 269 giorni nel 2017, 397 nel 2018, 235 nel 2019, 340 (stimato) nel 2020. Media: 310 giorni. Insostenibile.
Secondo esempio: per il Recovery Plan il ministero delle Infrastrutture ha individuato 17 opere prioritarie per 22,8 miliardi; di queste 12 per 19,7 miliardi (86%) sono le stesse contenute nella legge obiettivo del 2001. Terzo esempio: più volte l’Ance ha contestato la frammentazione dei programmi di spesa e dei canali di finanziamento dell’edilizia scolastica. Risultato: dai 12 canali del 2013 si è arrivati a 22.
Per il Recovery Plan megio allora che una parte delle risorse vada a un grande piano di amnutenzione del territorio che passi attraverso meccanismi semplici come il piano spagnolo, l’affidamento di somme ai comuni da spendere entro termini certi.
In questo quadro ci sono eccezioni, come appunto il superbonus 110% che però deve essere colto in tutta la sua potenzialità. «Se rispondesse al vero l’ipotesi che viene avanzata di una proroga di soli sei mesi, fino al giugno 2022 – è il ragionamento di Buia – questo significherebbe tagliare le potenzialità dell’incentivo», dice Buia, precisando che «in molti casi gli interventi richiedono un tempo di realizzazione lungo e che le amministrazioni, soprattutto se in smart working, non sono in grado di garantire tempi celeri per pratiche come la valutazione di conformità agli strumenti urbanistici che richiede la consultazione di archivi storici non informatizzati. Un lavoro da fare in presenza».
Resta il tema assolutamento prioritario delle città e della rigenerazione urbana. «Siamo di fronte a un dibattito perennemente fumoso, si accavallano i disegni di legge sul consumo del suolo e sulla rigenerazione, ma sul piano pratico nulla accade. Siamo ancora in balia dei provvedimenti del 1942 e del 1968, mentre sulla demolizione e ricostruzione anziché avere incentivi che la diffondano, abbiamo ulteriori ostacoli e appesantimenti come quelli posti dall’articolo 10 dello sblocca cantieri, frutto della cultura dell’immobilismo». Ance chiederà oggi che nel governo ci sia un punto di raccordo delle politiche urbane che gli altri Paesi europei hanno.

