Imposte versate in più
Grazie ai contribuenti che, per paura di sbagliare, hanno versato gli acconti con il «metodo storico» invece di quello previsionale è migliorato l’indebitamento netto 2020 dell’Italia.
Nonostante questo, l’aumento del debito generato dagli interventi legislativi finalizzati al contrasto dell’epidemia e che porteranno il rapporto debito/PIL al 158% (di 23 punti più alto rispetto alle previsioni) sarà riassorbito nel migliore dei casi nell’arco di un decennio.
Questo è quanto rilevato nella nota breve n.18 pubblicata dal Servizio Studi del Senato in commento al Documento Programmatico di bilancio 2021 (Dpb), report che gli Stati Membri inviano entro il 15 ottobre di ogni anno a Commissione europea ed Eurogruppo.
Tornando a all’indebitamento netto, ovvero la posta che all’interno del bilancio delle Stato misura la differenza tra le entrate finali, al netto della riscossione dei crediti, e le spese finali, al netto delle acquisizioni di attività finanziarie, le nuove stime effettuate impongono un ritocco migliorativo del dato.
Secondo quanto indicato nella nota breve del servizio studi infatti, gli obiettivi di indebitamento attuali sarebbero fissati al -10.5% rispetto invece al -10.8% indicato nella Nadef (la nota di aggiornamento al Def) con una differenza dello 0,3%.
Il decremento dell’indebitamento è frutto di due eventi distinti.
Il primo è che il nuovo valore calcolato risulta inferiore di circa 1,6 punti percentuali di Pil rispetto alla stima del Programma di Stabilità per la revisione al ribasso del Pil stesso e per gli importi degli interventi effettuati in maggio e agosto.
Il secondo invece è che vi è stato un andamento delle entrate migliore del previsto, anche grazie a una quota di contribuenti che ha continuato ad effettuare versamenti degli acconti d’imposta in base al metodo «storico» anziché al metodo «previsionale».
In parole povere dunque, secondo quanto indicato nel documento programmatico di bilancio, molti contribuenti hanno scelto di versare gli acconti per l’anno 2020 sulla base dell’imposta dichiarata nel 2019, annualità più «ricca» per assenza del fattore Covid.
L’alternativa meno onerosa e che avrebbe portato meno gettito nelle casse dell’erario non consentendo il miglioramento dell’indebitamento netto, sarebbe stata quella invece di determinare gli acconti dovuti sulla base dell’imposta previsionalmente dovuta nel 2020, annualità con base imponibile più bassa per effetto del lockdown e della crisi economia tuttora in atto.
Inoltre tale scelta, ovvero di utilizzare il metodo storico, risulta ancora più stupefacente vista la possibilità concessa dal legislatore di utilizzare il previsionale con il margine d’errore del 20%.
Grazie alla disposizione contenute all’articolo 20 del decreto liquidità (il Dl 23/2020) infatti, il legislatore ha depenalizzato l’omesso o insufficiente versamento degli acconti dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, dell’imposta sul reddito delle società e dell’imposta regionale sulle attività produttive a patto che effettivamente l’importo versato non sia inferiore all’80% della somma che risulterebbe dovuta a titolo di acconto sulla base della dichiarazione per l’annualità 2020.
Tale «ombrello», come specificato nella circolare 9/E/2020 dell’agenzia delle entrate, è concesso anche per omissioni o insufficienti versamenti di acconti per le imposte sostitutive (es. cedolari e imposte a forfait), per l’Ivie (imposta dovuta sul valore degli immobili situati all’estero) e per l’Ivafe (imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero).

