IL VIA LIBERA DAL PREMIER CONTE ALL’ASSEMBLEA ANCI. NORMA AD HOC NEL DL RISTORI TER


Esenzioni Tari e Tosap nel 2021
Le attività economiche chiuse nelle zone arancioni e rosse potranno beneficiare di nuove esenzioni Tari e Tosap da parte dei sindaci. Per esentare gli esercenti dalla Tassa rifiuti, i sindaci potranno attingere alle risorse già in cassa, trasferite ai comuni dal Fondone di 4,2 miliardi, senza incidere sul bilancio 2021. Il prossimo decreto Ristori «ter» conterrà una norma che consentirà ai sindaci di utilizzare queste risorse che verranno poi ristorate dal governo nel 2021. Per quanto riguarda l’occupazione di suolo pubblico (Tosap e Cosap), saranno confermate anche per il 2021 le esenzioni in scadenza a fine anno, per gli esercenti che hanno subìto la chiusura delle attività. 


Lo ha annunciato il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, chiudendo la XXXVII assemblea dell’Anci. Il premier ha risposto alle sollecitazioni del presidente dell’associazione dei comuni, Antonio Decaro, che ha chiesto al governo di mettere i sindaci nelle condizioni di «poter esentare le aziende dal pagamento di tasse che riteniamo inique». 


Le parole del premier autorizzano quindi a considerare certa la possibilità per i sindaci di introdurre agevolazioni Tari dal 1° gennaio del 2021. Resta aperto, invece, il problema di questi ultimi mesi del 2020, in quanto, come evidenziato dall’Anutel in una lettera al ministro dell’economia Roberto Gualtieri, a normativa vigente non è possibile introdurre agevolazioni Tari dopo il termine di approvazione dei bilanci preventivi scaduto lo scorso 31 ottobre. Servirebbe una norma di deroga ad hoc che l’Anutel ha chiesto al numero uno del Mef.


Tornando al botta e risposta tra Decaro e Conte all’assemblea Anci, il sindaco di Bari ha auspicato un maggior coinvolgimento dei comuni nell’individuazione delle linee di sviluppo del Recovery Fund su cui l’Anci in cabina di regia ha presentato un documento («Città Italia») in 10 punti. Anche su questo il presidente del consiglio ha rassicurato Decaro. «I sindaci saranno assolutamente protagonisti del Recovery fund e non potrebbe essere diversamente visto che si ragionerà di efficientamento di opere pubbliche, ristrutturazione degli edifici scolastici, nuovi asili nido, investimenti sulla mobilità locale, rinnovamento del parco autobus e delle ciclovie, economia circolare, investimenti sul trattamento dei rifiuti, progetti di riforestazione, digitalizzazione», ha osservato Conte. «Stiamo lavorando settimanalmente con la Commissione Ue e siamo già nella fase di affidamento dei progetti e di definizione dei vari cluster. Stiamo definendo una struttura normativa che ci consentirà di dare rapida attuazione al piano (mercoledì sera a Palazzo Chigi c’è stata una riunione sul punto)». 


Il dialogo a distanza tra il presidente dell’Anci e il premier è poi passato al tema dei controlli sul territorio, dopo che l’ultimo dpcm ha tirato in ballo i sindaci che, d’intesa con prefetti e forze dell’ordine, nell’ambito dei comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica, potranno chiudere i luoghi cittadini a maggior rischio di affollamento. Decaro ha chiesto a Conte un maggior ruolo nei controlli per la polizia locale. E proprio per potenziare il ruolo dei vigili, l’Anci chiede la possibilità di effettuare assunzioni in deroga nella polizia locale limitatamente al periodo dell’emergenza Covid. Una norma del genere, in verità, era stata inserita nel primo decreto legge Ristori, salvo poi essere stata espunta dal testo finale. 


Il presidente del consiglio, infine, è intervenuto su un tema divenuto molto caldo nelle ultime ore dopo le richieste di alcuni governatori di dosare le misure restrittive su base regionale, alleggerendo il quadro dei divieti in alcune zone e inasprendolo in altre. 


Conte ha chiarito che il dpcm 3 novembre, così come prevede la possibilità di allentare le misure di contenimento in alcuni territori situati nelle zone ad alto rischio (rosse o arancioni), prevede anche l’opposto. In presenza di focolai o situazioni di particolare sofferenza delle strutture ospedaliere e delle terapie intensive, alcune province di zone gialle o arancioni possono diventare zone rosse su richiesta dei presidenti regionali. Che è poi quanto accaduto in Puglia con il governatore Michele Emiliano che mercoledì ha chiesto al ministro della salute Roberto Speranza di far diventare zone rosse le province di Foggia e di Barletta-Andria-Trani. «Il meccanismo di monitoraggio è tarato anche su base provinciale, in modo da poterlo dosare all’interno della medesima regione in quelle aree dove si concentra il rischio più elevato», ha spiegato il premier. «È un meccanismo che abbiamo previsto dal dpcm ma occorre che vi sia una richiesta del presidente di regione su una base scientifica oggettiva». Sulle prospettive che le misure di contenimento possano durare fino a Natale, il presidente del consiglio non ha voluto sbilanciarsi perché, ha detto, «è impossibile prevedere quale sarà l’andamento della curva a Natale». «Quel che è certo, ha concluso, «è che, seppur dovesse esserci un allentamento dei divieti dovremo prepararci a un Natale più sobrio senza particolari festeggiamenti».