Ristrutturazioni edilizie ad ampio raggio

Ristrutturazioni edilizie ad ampio raggio. Rientra nella nozione di ristrutturazione qualsiasi intervento di demolizione e ricostruzione anche con caratteristiche molto differenti rispetto all’edificio preesistente in quanto a sagoma, prospetti, sedile e planimetria, comprese le necessarie innovazioni per l’installazione di impianti tecnologici e di efficientamento energetico e l’adeguamento dell’edificio alla normativa antisismica e sull’accessibilità. Per gli immobili sottoposti a vincoli, si richiederà invece il mantenimento di sagoma, prospetti, sedime e volumetrie. L’eventuale modifica di tali parametri comporterà l’impossibilità di ricondurre l’intervento alla categoria della ristrutturazione edilizia e il suo assoggettamento al regime autorizzatorio delle nuove costruzioni. Lo hanno chiarito le ministre delle infrastrutture e trasporti, Paola De Micheli, e della pubblica amministrazione, Fabiana Dadone, in una circolare congiunta indirizzata alla Conferenza delle regioni, all’Upi, all’Anci, al dipartimento per le Infrastrutture, ai Sistemi Informativi e Statistici e ai Provveditorati Interregionali per le Opere pubbliche. 


La circolare spiega la novità più significative del decreto legge Semplificazioni (dl n. 76/2020) in materia edilizia. Novità che puntano a rendere più semplice e rapido l’avvio dell’attività edilizia, assicurando al tempo stesso la salvaguardia dei beni culturali e del paesaggio. 


Le nuove norme sono contenute nell’articolo 10 del decreto legge e vanno a modificare gli articoli 2-bis e 3 del Testo unico sull’edilizia (dpr 380/2001).


Come detto, viene ampliata la nozione di «ristrutturazione edilizia» oggi estesa anche agli interventi di demolizione e ricostruzione dove risulti modificata la sagoma, il prospetto, il sedime e le caratteristiche tipologiche. In questi casi non sarà più necessario richiedere il permesso di nuova costruzione. Si potrà anche aumentare la volumetria se ciò risulterà funzionale alla rigenerazione urbana. Ma cosa deve intendersi per «rigenerazione urbana»? In assenza di una definizione di legge, la circolare Mit-Funzione pubblica chiarisce che si tratta di quegli interventi edilizi «che, senza prevedere nuove edificazioni, siano intesi al recupero e alla riqualificazione di aree urbane e/o immobili in condizioni di dismissione o degrado». Per gli immobili sottoposti a particolari vincoli previsti dal codice dei beni culturali, non solo non saranno ammessi aumenti di volumetria, ma sarà richiesto il mantenimento delle caratteristiche tipologiche originarie. Stesso discorso per gli immobili nei centri storici, dove le deroghe sono ammesse solo se previste da norme regionali o da strumenti urbanistici.


L’altra importante novità riguarda l’articolo 2-bis del Testo unico e la deroga alle norme sulle distanze per gli interventi di ricostruzione o demolizione, deroga oggi consentita purché gli edifici originari siano stati legittimamente realizzati nonostante il mancato rispetto delle distanze previste. Anche in questo caso, la deroga varrà per gli immobili dei centri storici solo se prevista nei piani di recupero e di riqualificazione particolareggiati, di competenza comunale. «Le semplificazioni in materia di rigenerazione e riqualificazione urbana rappresentano una leva regolatoria importante per rilanciare un settore chiave della nostra economia e per innalzare il valore del nostro patrimonio immobiliare», ha osservato la ministra della Funzione pubblica Fabiana Dadone. «Il decreto Semplificazioni è un primo passo importante, ma lo snellimento burocratico è un risultato che va perseguito nel tempo, con molti interventi mirati e la collaborazione di tutti i livelli di governo. Un’azione che condurremo con decisione grazie allo strumento dell’Agenda per la semplificazione 2020-2023». «Queste norme inserite nel decreto semplificazioni rappresentano un passaggio fondamentale su almeno due fronti: da una parte, imprimono quell’accelerazione necessaria per la ripresa dell’economia, dall’altra, garantiscono in maniera incisiva la certezza che tutte le attività si svolgano nel pieno rispetto delle regole, sempre nella direzione della legalità», ha concluso la ministra delle infrastrutture e trasporti Paola De Micheli.