Superbonus, le novità anti truffa: arrivano il bollino e il carcere per i tecnici che falsificano

Le misure anti truffa senza bloccare il Superbonus
Contrastare i “truffatori del Superbonus” (anche con la reclusione) e garantire nel contempo che la misura possa essere ancora utilizzata in sicurezza. Nel Consiglio dei ministri riunito il 18 febbraio per il “decreto bollette” arrivano anche le nuove norme per sradicare quella che il premier Mario Draghi e il ministro dell’economia Daniele Franco non hanno esitato a definire la truffa «tra le più grandi che la Repubblica abbia mai visto». E se da una parte sul tavolo dei ministri compare una norma ancora più severa per punire i “furbetti della cessione del credito” con multe salatissime e carcerazione per il «tecnico abilitato» che, nelle asseverazioni necessarie per ottenere i bonus edilizi, «espone informazioni false», dall’altra si tenta di far ripartire il mercato delle costruzioni, messo in ginocchio dai paletti introdotti per contrastare la piaga delle frodi.
L’’inasprimento delle sanzioni penali: multe e carcere
Arrivano multe e anche carcerazione per il «tecnico abilitato» che, nelle asseverazioni necessarie per ottenere i bonus edilizi, «espone informazioni false o omette di riferire informazioni rilevanti sui requisiti tecnici del progetto di intervento o sulla effettiva realizzazione», oppure «attesta falsamente la congruità delle spese». La reclusione va da due a cinque anni e la multa da 50.000 a 100.000 euro. Pena aumentata «se il fatto è commesso per conseguire un ingiusto profitto per sé o per altri». È quanto si legge nella bozza del decreto che introduce «misure urgenti per il contrasto alle frodi in materia edilizia».
Ok a massimo 3 cessioni del credito
Nella bozza presentata al Cdm è prevista «la possibilità di due ulteriori cessioni» del credito, dopo la prima, «solo se effettuate a favore di banche e intermediari finanziari iscritti all’albo». Viene così ripristinata la cessione plurima del credito, bloccata il 27 gennaio con la norma che aveva imposto la cessione del credito una sola volta. La conseguenza immediata (anche in virtù del sequestro dei crediti-truffa) era stata che Poste Italiane, Cdp e molte banche hanno sospeso l’attività di compravendita di tutti i crediti fiscali: Superbonus 110%, Ecobonus, Sismabonus, bonus facciate, ristrutturazione edilizia. Ora, la cessione multipla viene ripristinata per un massimo di due cessioni tra banche e intermediari finanziari appartenenti allo stesso gruppo e autorizzati, quindi vigilati dalla Banca d’Italia.
Cosa cambia per le banche
Le banche che hanno rivelato crediti fiscali relativi ai bonus edilizi e oggetto di truffa potranno comunque incassare i crediti. I tecnici del ministero dell’Economia hanno lavorato tenendo conto dell’articolo 121 del decreto Rilancio del 2020, che prevede un controllo sui soggetti che sostengono le spese che accedono alle detrazioni fiscali. Più precisamente al comma 4 si legge che “i fornitori e i soggetti cessionari rispondono solo per l’eventuale utilizzo del credito d’imposta in modo irregolare o in misura maggiore rispetto al credito d’imposta ricevuto”. Dunque, chi subisce una truffa, e nello specifico acquisisce crediti inesistenti, non dovrà rimetterci, con l’Agenzia delle Entrate che pagherà comunque la banca e poi si rivarrà su chi ha ideato la truffa. Questo ovviamente solo se, durante l’inchiesta, non emergerà che c’è un concorso di colpa, in qual caso invece sarà l’istitituo di credito a dover rimborsare lo Stato. La correzione, se sarà confermata la sua introduzione, permetterà a chi ha un credito sequestrato di non perderlo. Un bonus rimborsato in 5 anni, per esempio, se sequestrato per due, al momento del dissequestro potrebbe vantare solo tre anni di recupero, con la modifica, i 5 anni partirebbero dal nuovo “via libera”. Nel decreto che sta per arrivare, però, vi sono anche altre novità relative ai bonus edilizi. Vediamo quali.
L’allargamento della platea alle società quotate in Borsa
Il ripristino della cessione fino a un massimo di tre volte potrebbe essere accompagnato dall’allargamento della platea ad altri soggetti. In pratica, secondo le novità allo studio, potrebbero cedere più volte i crediti soltanto le società che sottostanno alla normativa anti-riciclaggio. Ma ciò varrebbe anche per altri soggetti “sicuri”, come le società quotate in Borsa e quelle che emettono titoli che sono vigilate dalla Consob. Questo anche per allargare il mercato dei crediti, visto che le banche, da sole, potrebbero non essere più in grado di far fronte a tutti gli sconti.
Il bollino dei crediti fiscali
Il limite a una sola cessione del credito imposto il 27 gennaio scorso attraverso il decreto Sostegni ter era il «paletto» fondamentale tra quelli messi all’incentivo al 110% — dopo l’asseverazione e il visto di conformità — per evitare altre frodi nel mercato dei crediti fiscali legati ai bonus edilizi. Venendo meno, il governo sta pensando ad altri correttivi. Uno riguarda la possibilità di dare una sorta di bollino ai crediti fiscali affinché possano essere ceduti, insomma una certificazione che permetta di risalire sempre a chi ha fatto la domanda per il beneficio e alla relativa documentazione. Il ruolo di controllo preventivo potrebbe essere assegnato all’Agenzia delle Entrate.
Il nuovo prezzario del Mite
Il 14 febbraio il ministro Cingolani ha firmato il nuovo decreto prezzari del ministero della Transizione ecologica. Ora, il passaggio alla Corte dei conti e poi, se tutto va bene, la Gazzetta Ufficiale. In estrema sintesi, il nuovo provvedimento concede 30 giorni dall’entrata in vigore, periodo nel quale chi sta facendo i lavori può congelare la propria situazione presentando un titolo edilizio. Diversamente, i nuovi costi vedono un incrementato lineare del 20% rispetto alla tabella del 2022, tranne che per i cappotti eseguiti nelle aree più fredde del Paese che crescono, invece, del 30%. Dal prezzario sono stati poi tagliati gli interventi di installazione di impianti fotovoltaici, di sistemi di accumulo dell’energia elettrica e di colonnine di ricarica di veicoli elettrici. Per questi i limiti di spesa sono stati fissati dal decreto Rilancio. Grande novità per quanto riguarda l’Iva: i «costi esposti in tabella si considerano al netto di Iva, prestazioni professionali, opere relative alla installazione e manodopera per la messa in opera dei beni». Questi valori, dunque, restano fuori dai massimali.

fonte corriere della sera