Cassonetti sotto le finestre Risposte al condominio
Trenta giorni per adempiere. L’azienda dei rifiuti deve sbrigarsi a mostrare al condominio il piano di posizionamento dei cassonetti stradali e gli altri documenti. E ciò perché l’ente di gestione ha un interesse giuridicamente qualificato a sapere perché i cinque bidoni della raccolta indifferenziata sono collocati proprio sotto le finestre del suo edificio e se sono previsti cambiamenti in futuro. Il tutto mentre per due volte ne ha chiesto lo spostamento per motivi di igiene e di decoro e al di là del fatto che gli atti richiesti possano tornare utili in un’eventuale azione giudiziaria. È quanto emerge dalla sentenza 3655/22, pubblicata dalla sezione seconda ter del Tar Lazio. È illegittimo il silenzio-rifiuto serbato dall’azienda di igiene ambientale sull’istanza del condominio e motivato sul rilievo che «non sono ammissibili istanze di accesso» dirette «a un controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni». In questo caso, infatti, prevale il need to know, il bisogno di conoscenza: il privato ha diritto ad accedere agli atti che possono produrre effetti diretti e indiretti nei suoi confronti. E, certo, i residenti non ce la fanno più, specie quelli dei piani più bassi: è un «continuo accumulo di immondizia maleodorante» a due passi dai loro appartamenti, che genera «una situazione gravemente insalubre». Il gestore del servizio, fra l’altro, conferma che è in atto il confronto con il Municipio sul nuovo piano di posizionamento in base alla delibera approvata dal Consiglio comunale: insomma il procedimento è in corso, mentre l’interesse del condominio non si riduce al superamento della situazione di degrado ambientale. E dunque non ha senso dolersi che il piano richiesto in visione non sarebbe comunque sufficiente a dimostrare “lo sconcio” lamentato. Di più. Nel pronunciarsi sull’ostensione dei documenti il giudice deve solo valutare la concretezza e l’attualità dell’interesse vantato dal privato, oltre che il collegamento con una situazione giuridica meritevole di tutela: a far scattare il diritto di accesso è sufficiente che le carte richieste possano costituire anche in modo generico un mezzo utile per la difesa. La società paga le spese di lite.
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