Metà Isa in revisione anticipata
di Andrea Bongi
In revisione anticipata più del 50% dei modelli Isa. Per il periodo d’imposta 2019 debutteranno infatti ben 89 nuovi modelli Isa sui 175 complessi da applicare alle attività d’impresa e di lavoro autonomo.
I nuovi modelli e le relative note metodologiche necessarie per comprenderne il loro funzionamento, sono contenuti nel decreto del ministro dell’Economia e delle finanze del 24 dicembre 2019, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.5 dell’8 gennaio scorso.
L’anticipazione di un anno rispetto all’ordinario termine di revisione biennale dei modelli Isa previsto dall’articolo 9-bis del dl n.50/2017, si è resa necessaria a causa di tutta una serie di anomalie e malfunzionamenti che hanno tormentato la stagione delle dichiarazioni del periodo d’imposta 2018.
Attraverso questa massiccia operazione di revisione anticipata l’amministrazione finanziaria spera di riuscire nel far recuperare credibilità ad uno strumento che al suo debutto ha suscitato non poche perplessità.
Tornando ai modelli di indicatori che si sono evoluti con decorrenza dal 1° gennaio 2019, dalla lettura del citato decreto ministeriale emerge come uno dei settori nel quale si sono concentrate il maggior numero di «evoluzioni» è quello delle attività professionali.
In tale comparto, nel quale in effetti gli Isa applicabili al 2018 hanno mostrato notevoli criticità, sono stati infatti revisionati i modelli delle principali attività professionali tra le quali spiccano, fra le altre: Isa BK01U (Studi notarili); Isa BK02U (Attività degli studi di ingegneria); Isa BK03U (Attività tecniche svolte da geometri); Isa BK04U (Attività degli studi legali); Isa BK05U (Servizi forniti da dottori commercialisti, ragionieri, periti commerciali e consulenti del lavoro).
Importanti revisioni hanno riguardato anche attività dei comparti del commercio, delle manifatture e dei servizi.
Scorrendo alcuni dei verbali della commissione degli esperti si nota come in molti casi i rappresentanti delle categorie economiche abbiano scelto, quale risultato di una particolare strategia politica, di non esprimere osservazioni e pareri in ordine alle simulazioni circa il funzionamento dei nuovi indicatori presentategli dall’amministrazione finanziaria.
Questo atteggiamento è sfociato poi nella decisione congiunta da parte di Rete Imprese Italia e del Consiglio nazionale dei commercialisti e degli esperti contabili, di non approvare la revisione degli indicatori di affidabilità fiscale per l’anno 2019.
Ovviamente trattandosi di un parere obbligatorio ma non vincolante, tale comportamento non ha prodotto risultati concreti nell’iter di approvazione dei nuovi Isa (sfociato poi nel citato decreto ministeriale) ma ha senz’altro ulteriormente evidenziato, qualora ve ne fosse ancora bisogno, quale sia la percezione di questo nuovo strumento di compliance fiscale da parte delle categorie economiche.
Difficile esprimere un parere compiuto sulla capacità dei nuovi 89 modelli Isa revisionati di risolvere le criticità e le anomalie riscontrare lo scorso anno e di misurare, seppur in maniera ovviamente standardizzata, la reale affidabilità dei contribuenti.
Si tratta di un giudizio che potrà essere espresso solo quando il relativo applicativo software verrà messo a disposizione e si potranno «testare» sul campo, i primi responsi in termini di giudizi sintetici di affidabilità fiscale. Su questo fronte occorre inoltre considerare che in virtù della stretta generalizzata nell’utilizzo dei crediti fiscali imposta dalla manovra 2020, risulta quanto mai urgente e necessario per i contribuenti disporre in tempi brevi della modulistica e dei software dichiarativi.
Se anche quest’anno il software Isa dovesse ritardare nell’uscita e nella messa a disposizione degli utenti ciò renderebbe ovviamente ancora più difficoltoso e tardivo l’utilizzo dei crediti fiscali legittimamente vantati dai contribuenti, finendo per vanificare quella «compliance dichiarativa» che a tale strumento il legislatore ha invece assegnato.

