sospendere l’applicazione delle nuove tariffe Tari per i comuni sotto i 5.000 abitanti o quantomeno rinviarne l’entrata in vigore al 2021. È la richiesta dell’Anpci alla luce dei complessi problemi generati dalla delibera n. 443/2019 dell’Arera (l’Autorità di regolazione per l’energia, le reti e l’ambiente) che, lamenta l’Associazione presieduta da Franca Biglio, applica il sistema di calcolo del prezzo per la vendita di un prodotto finito (acqua e gas) a un servizio come la raccolta dei rifiuti dove i produttori non sono i gestori ma i consumatori stessi. «Le nuove tariffe Tari devono entrare in vigore dal 2021 per dare agli enti, e soprattutto ai piccoli comuni, la possibilità di fare chiarezza sugli obiettivi di qualità del servizio di raccolta dei rifiuti e sui nuovi parametri che stanno mettendo gli enti in grande difficoltà», osserva l’Associazione presieduta da Franca Biglio. Di qui la necessità della proroga (si veda ItaliaOggi del 31 gennaio 2020), tanto più che il decreto fiscale 2019 ha stabilito la scadenza del 30 aprile 2020 per l’adozione dei Piani finanziari, delle tariffe e delle eventuali modifiche dei regolamenti Tari. Se è vero che la riforma delle tariffe punta a proteggere i contribuenti da ingiustificati aumenti di costi e dall’introduzione in tariffa di servizi non riconducibili al servizio rifiuti, tuttavia, osserva l’Anpci, «il tentativo della omogeneizzazione delle tariffe porta con sé un processo di omogeneizzazione dell’organizzazione del servizio, mentre ogni comune ha strutture ed esigenze diverse dagli altri comuni».