Il credito d’imposta previsto nel dl Rilancio per la locazione di immobili ad uso non abitativo destinati ad attività produttive (botteghe e negozi) potrà essere ceduto non solo a istituti di credito e altri intermediari finanziari, ma anche al «locatore o concedente, a fronte di uno sconto di pari ammontare sul canone da versare». È quanto prevede un emendamento M5S (a firma dei deputati Paolo Ficara e Adriano Varrica) segnalato in commissione bilancio della Camera e su cui sia il governo che i relatori hanno espresso parere positivo in una giornata, come quella di ieri, ancora interlocutoria, conclusasi nuovamente con nessun emendamento approvato. Solo bocciature o accantonamenti per le proposte di modifica più «calde» (dagli incentivi all’automotive ai fondi alle scuole paritarie e al turismo, passando per la semplificazione dei bonus sull’edilizia) su cui tuttavia sarà complicato trovare la quadra vista l’esiguità di risorse. I margini per le correzioni, infatti, non cambiano: 800 milioni per il 2020 e 100 per il 2021. Troppo poco per soddisfare tutti, a meno che il governo non decida subito di procedere a un nuovo scostamento di bilancio. «Sarebbe più che mai necessario e faciliterebbe il lavoro del parlamento», spiega a ItaliaOggi uno dei tre relatori, il deputato dem Fabio Melilli. «Dopo aver ascoltato imprese e categorie produttive, mi convinco che solo con uno scostamento immediato potremo accogliere le richieste di correzione che ci arrivano da più parti».


I riflettori sull’automotive, per esempio, sono destinati a riaccendersi quando la commissione tornerà a esprimersi sull’articolo 44 del dl che prevede il rifinanziamento per 100 milioni nel 2020 del fondo per l’acquisto di veicoli a basse emissioni di C02. Molti gli emendamenti presentati per chiedere che di fronte alla crisi del settore auto vengano approvati incentivi alla rottamazione. Tra questi anche uno del Pd che punta a introdurre un contributo a chi acquista un veicolo nuovo di categoria Euro 6 rottamando la vecchia auto. 


Tra gli altri temi caldi su cui saranno decisive le prossime giornate c’è quello dell’esclusione dei professionisti iscritti alle casse di previdenza privatizzate dal contributo a fondo perduto previsto dal dl Rilancio per chi ad aprile abbia subìto una riduzione di fatturato del 33% rispetto all’anno scorso. Sull’esclusione, che sembrava certa dopo il parere negativo del Mef su tutti gli emendamenti presentati, i giochi potrebbero riaprirsi. «Vogliamo dare un segnale ai professionisti», ha annunciato Melill. «Il Mef ha dato parere negativo ad emendamenti troppo onerosi e incompatibili con gli stretti margini di manovra fissati per le modifiche in parlamento. Ma siamo pronti a valutare opzioni diverse che siano coerenti con le coperture e consentano al tempo stesso di dare un riconoscimento ai professionisti». 


Anche sulla proroga delle scadenze fiscali i giochi non sono ancora chiusi, soprattutto dal punto di vista temporale. Mentre appare probabile lo slittamento delle scadenze di settembre, lo stesso non può dirsi per quelle del 30 giugno (versamenti Irpef e Ires relativi al saldo 2019 e al primo acconto 2020) su cui la legge di conversione del decreto Rilancio rischia di arrivare fuori tempo massimo. A meno che l’esecutivo non giochi la carta della doppia proroga (si veda ItaliaOggi del 13 giugno): slittamento al 30 luglio con dpcm e successivo rinvio al 30 settembre da disporre con un emendamento al dl Rilancio. Uno schema che però lascia perplesso in primis lo stesso Melilli.