L’agevolazione fiscale, secondo la Cassazione, spetta per l’abitazione principale in cui hanno la dimora abituale il proprietario ed i suoi familiari.

La persona separata di fatto perde le agevolazioni fiscali sull’abitazione principale, in particolare quella sull’Imu. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con un’ordinanza depositata oggi [1].

La Suprema Corte basa la sua decisione su questo principio: la norma che prevede l’esenzione dal pagamento dell’Imu e gli altri benefici sull’abitazione principale riguarda chi ha in quell’immobile la sua residenza anagrafica e la sua dimora abituale insieme ai suoi familiari, quindi non da solo. Significa, spiega la Cassazione, che l’agevolazione non può essere fruita da chi, essendo separato di fatto, abita per conto suo in un’altra casa diversa da quella in cui si trova la sua famiglia.

Va ricordato che la convivenza di fatto è tutelata proprio secondo i princìpi del tutto simili a quelli del matrimonio per quanto riguarda «la stabile coabitazione e l’assistenza materiale e morale». Vuol dire che tale convivenza non starebbe in piedi se le due persone interessate avessero la dimora abituale in due abitazioni diverse, esattamente come succederebbe per due coniugi. La Cassazione sottolinea che, per ottenere un’agevolazione fiscale come l’esenzione dall’Imu, si deve identificare l’abitazione principale come quella in cui ha la residenza non solo il proprietario dell’immobile ma laddove la hanno anche i familiari. In caso contrario, non si avrà diritto al beneficio.