Tari e canone unico, fine anno di caos per i tributi locali
Nonostante l’emergenza sconti impossibili e rischio di aumenti dal 2021

Questo fine 2020 si preannuncia particolarmente caotico per i tributi comunali, sia a causa delle norme introdotte dalla legge di bilancio 2020, che però hanno ricevuto non pochi rallentamenti con tanti decreti ministeriali ancora da emanare, sia per i numerosi interventi dettati dall’emergenza epidemiologica. Interventi caratterizzati spesso da poca attenzione alla fiscalità comunale, tant’è che si registrano ancora delle incertezze diffuse su cosa possa o non possa fare il Comune su notifiche di atti di accertamento e ingiunzioni di pagamento.

Ora si aggiunge la chiusura forzata di molte attività economiche, che iniziano già a bussare alle porte dei Comuni per ottenere quelle riduzioni e agevolazioni concesse con il primo lockdown, ma oggi impossibili da replicare perché il termine per approvare le riduzioni è scaduto al 31 ottobre.

Si pensi alla tassa rifiuti. Come si potrà pretendere il pagamento della tassa da qui a fine anno? Senza considerare che per alcune (del tutto irragionevoli) disposizioni normative le tariffe deliberate nell’anno possono essere pretese solo a partire dal 2 dicembre. È per questo che molti Comuni hanno calendarizzato proprio a dicembre l’invio dell’avviso Tari.

Sotto questa angolazione, meglio andrà per quei Comuni che si sono avvalsi della possibilità di confermare le tariffe Tari 2019.

Pare evidente che in uno dei prossimi decreti legge sarà necessario prevedere una riduzione per gli ultimi tre mesi dell’anno, anche perché di rifiuti i ristoranti e bar chiusi ne produrranno ben pochi.

Va meglio per la Tosap/Cosap dei pubblici esercizi, per i quali è già prevista l’esenzione fino al 31 dicembre. Per gli ambulanti invece l’esenzione vale fino al 15 ottobre, anche se si sono registrate talune timidezze applicative sui cosiddetti spuntisti, che vengono autorizzati, spesso verbalmente, all’occupazione dei posti liberi nei mercati, e pertanto sono certamente da comprendere nell’esenzione concessa dalla legge.

L’altro tema che agita gli uffici comunali è il nuovo canone unico, che sarà in vigore dal 2021, almeno in assenza di una proroga proposta già dall’Anci con un emendamento al decreto 104.

Il problema è che il Comune deve approvare il regolamento in tempi di emergenza sanitaria e in breve tempo, di massima entro il 31 dicembre, anche a prescindere dal collegamento con il termine per l’approvazione del bilancio di previsione 2021 (attualmente fissato al 31 gennaio).

Le difficoltà sono tante, non solo perché il quadro normativo di riferimento pecca pesantemente in alcuni punti, ma soprattutto perché il nuovo canone richiede la revisione di tutte le tariffe, e porta automaticamente ad aumenti che sembrano davvero inopportuni in questa situazione emergenziale.

Senza considerare che distogliere risorse comunali per attuare questo cambio di regime, nell’attuale situazione sanitaria, appare privo di giustificazione. Sia perché le norme oggi vigenti funzionano, sia perché occorrerebbe anche rinegoziare i contratti con i concessionari dell’imposta di pubblicità, già in difficoltà quest’anno perché non sovvenzionati in alcun modo dallo Stato.

Per giunta, dal 1° gennaio entrerà in vigore anche il canone mercatale, e il comma 844 della legge 160/2019 prescrive che questo si riscuota solo tramite PagoPa, sistema però che diventerà obbligatorio solo a decorrere dal 1° marzo 2021.

Naturalmente, se proroga deve esserci, non può essere prevista all’ultimo momento, con l’annuale maxi emendamento alla legge di bilancio, ma deve essere introdotta da subito, in modo da non far lavorare nessuno inutilmente.

Il legislatore potrebbe comunque salvaguardare quei Comuni che si sono mossi in anticipo rendendo facoltativa l’introduzione del canone unico, come d’altro canto avviene oggi con la Cosap o con il canone dei mezzi pubblicitari.