EMENDAMENTO APPROVATO IN PRIMA LETTURA CON UNA SORTA DI SVISTA

Le assemblee condominiali online limitano 
gravemente i diritti di tutti i condòmini
Il Senato ha approvato una norma sulle assemblee condominiali online che lede gravemente i diritti di tutti i condòmini e, in particolare, dei soggetti più fragili: anziani e famiglie meno abbienti.


L’emendamento, approvato in prima lettura in sede di conversione del decreto-legge sulle misure anti-Covid, introduce la possibilità di svolgere l’assemblea condominiale in videoconferenza con il consenso della «maggioranza dei condòmini». 


Tale previsione, che sostituisce quella attuale, che prevede il necessario consenso di «tutti i condòmini», impedirebbe di fatto a milioni di persone, non in grado o comunque nell’impossibilità di utilizzare mezzi telematici, di partecipare alle riunioni di condominio, creando comunque un generale aggravio di costi.


Se la norma non verrà soppressa, si cancellerà in un sol colpo uno dei principii cardine dell’intera disciplina condominiale: la possibilità, per tutti gli aventi diritto, di partecipare all’assemblea per fornire, ciascuno, il proprio contributo alla discussione e alla votazione. E poiché non necessariamente la maggioranza dei condòmini è espressione della maggioranza dei valori millesimali dell’edificio, si avrebbe l’ulteriore, assurda conseguenza che un gruppo di condòmini numeroso, ma rappresentativo complessivamente di pochi millesimi, potrebbe vincolare l’intera compagine condominiale. 


Il condominio è una comunione necessaria: se si acquista un appartamento in un fabbricato si diventa condòmini senza possibilità di scelta; per questo esso non è paragonabile, da nessun punto di vista, ad una società. 


Non si può, quindi, imporre per legge a milioni di anziani e di famiglie in difficoltà di partecipare a distanza a un’assemblea condominiale: il risultato sarebbe solo la creazione di un enorme contenzioso, che bloccherebbe qualsiasi decisione, rendendo in concreto impossibile lo svolgimento non solo dell’ordinaria attività condominiale ma anche di quella straordinaria, ivi compresi, quindi, i lavori per il Superbonus del 110 per cento (quando si potrà deliberare sul punto, visto che attualmente è tutto fermo, complice anche l’estrema difficoltà a rapportarsi alle amministrazioni comunali).


I retroscena parlamentari segnalano che l’approvazione di questo emendamento è stata una sorta di svista. In effetti, al di là del merito, non è pensabile stravolgere principii fondamentali del nostro Codice civile, per giunta intervenendo in via definitiva in (presunta) risposta ad esigenze contingenti, attraverso una norma inserita senza approfondimenti nella conversione di un decreto-legge inerente tutt’altra materia e approvata in un’aula semivuota. Il diritto condominiale è materia assai delicata, che coinvolge milioni di famiglie e anche interessi rilevanti: non la si può trattare “con la mano sinistra”.


L’auspicio è che, se non lo farà il Parlamento, il Governo prenda in mano la situazione e ascolti quali siano le reali esigenze del mondo condominiale, così da porre rimedio ad un evidente errore di valutazione.