Rottamazione e Unico rinviati

Proroga della scadenza della rottamazione del 10 dicembre, riammissione delle rate scadute e riscrittura delle scadenze e versamenti fiscali di novembre. Nel 2021, nuova rottamazione per le cartelle emesse dal 2018 al 2020. Continuano gli aggiustamenti e gli spostamenti sulle caselle fiscali per i professionisti e le imprese per tentare di arginare anche con queste misure gli effetti della seconda ondata dell’epidemia di Covid-19. Per quanto riguarda le proroghe fiscali il decreto Ristori 2 ha rinviato già la trasmissione del modelli 770 al 10 dicembre.


Nel pacchetto dei rinvii fiscali, confermando le anticipazioni di ItaliaOggi, arriva anche la scadenza del 10 dicembre per il pagamento delle rate della rottamazione ter. Una proroga fortemente voluta e ampia che va a coprire anche le rate relative al saldo e stralcio e non solo, recependo una proposta del M5S del senatore Emiliano Fenu e del deputato Giovanni Currò ci sarà anche la ripartenza per le rateizzazioni scadute. Queste proroghe troveranno spazio nel decreto ristori 3 (si veda ItaliaOggi di ieri) che il governo si appresta a esaminare oggi autorizzando nello stesso tempo uno scostamento di bilancio da 7 mld entro il 2020, lo scostamento sarà poi sottoposto al via libera del Parlamento mercoledì, 25 novembre. Un miliardo sarà destinato a rifinanziare le misure degli indennizzi dei decreti Ristori. Mentre ieri il ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli ha confermato che nel 2021 si voterà un nuovo scostamento da 20 mld con questa copertura si sta ragionando per scrivere una nuova rottamazione quater che vada a coprire i ruoli emessi dal 2018 al 2020. 


La conferma dell’apertura del governo al pressing dei giorni scorsi da parte delle categorie professionali al rinvio dei termini arriva dal viceministro all’economia Antonio Misiani: «Il tema è oggetto della valutazione al ministero dell’Economia e sarà discusso in maggioranza e al governo. Molto dipende dalla durata e dall’evoluzione delle misure restrittive: se verranno prorogate e dureranno oltre il mese di novembre, è chiaro che come già annunciato da Gualtieri la discussione riguarderà anche le scadenze di fine novembre e del mese di dicembre». 


Il decreto ristori 3, come detto, servirà a finanziare in prevalenza gli interventi già in atto con ristori 1 e 2, si tratta di risorse per un miliardo. 


Mentre il varo del decreto ristori 4 sarà più lungo e potrebbe arrivare anche a gennaio con misure di indennizzi che diventeranno di sistema e un fondo perequativo. 


Tornando al dossier scadenze fiscali, in particolare sul tavolo dei tecnici del ministero c’è l’imminente versamento per gli acconti del 30 novembre, già rinviato per i residenti nelle zone rosse che hanno chiuso le attività al 30 aprile prossimo, ma proprio l’evolversi e l’aggiornarsi delle decisioni sulle zone sta facendo valutare un intervento più generalizzato. «Di fronte alla obiettiva difficoltà della categoria è assolutamente necessario e urgente prevedere la sospensione per tutto il territorio nazionale e per tutti i contribuenti dei versamenti e degli adempimenti in scadenza. Oltretutto», ha chiesto nuovamente Elbano de Nuccio, presidente dei commercialisti di Bari, «lo slittamento almeno al 31 dicembre della scadenza per la presentazione delle dichiarazioni dei redditi, è in linea con quanto già disposto per la dichiarazione 770, la quale è stata già oggetto di proroga al 10 dicembre». E accanto a questo nuovo appello al rinvio generalizzato è intervenuta ieri anche Marina Calderone, presidente del consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, che ha scritto al ministro dell’economia, Roberto Gualtieri, per chiedere «la non applicazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa) per l’anno 2020». 


Sempre su moratorie e rinvii interviene Giovanni Currò (che è vicepresidente della commissione finanze della Camera): «L’estensione della moratoria sui prestiti e i mutui fino al 30 giugno 2021 è un punto decisivo della prossima legge di Bilancio, anche perché dal prossimo gennaio entreranno in vigore norme ancora più stringenti sui crediti deteriorati che potrebbero mettere in seria difficoltà istituti bancari come quelli italiani focalizzati sul credito tradizionale. A questo proposito è importante anche la proroga dello schema di garanzie pubbliche per la liquidità bancaria alle imprese, dopo che i prestiti garantiti hanno raggiunto e superato i 100 miliardi di euro dall’inizio della pandemia».