Il 110% con equo compenso
Equo compenso per il superbonus. I professionisti incaricati degli interventi per i lavori necessari per godere dell’agevolazione, avranno garantito un corrispettivo «commisurato alla quantità e alla qualità della prestazione», nonché «conforme ai parametri ministeriali», come previsto dalla disposizione introdotta con la legge di bilancio 2018. È quanto previsto da uno degli emendamenti al decreto Ristori 1 approvati dalla commissione, che interviene sulla misura agevolativa introdotta dal decreto Rilancio.
L’emendamento, titolato «disposizioni urgenti in materia di equo compenso per le prestazioni professionali», stabilisce che «in materia di requisiti tecnici per l’accesso alle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici (ecobonus), nell’ambito delle procedure previste per le detrazioni fiscali in materia di edilizia ed energetica sotto forma di crediti di imposta o sconti sui corrispettivi, cedibili ai soggetti interessati dalla vigente normativa, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari, è fatto obbligo nei confronti di questi, l’osservanza delle disposizioni previste in materia di disciplina dell’equo compenso… nei riguardi dei professionisti incaricati agli interventi per i lavori previsti, iscritti ai relativi ordini o collegi professionali».
Viene così accolta una delle richieste avanzate dagli organi di rappresentanza delle categorie professionali. In particolare, la Rete delle professioni tecniche (Rpt) aveva avanzato un’ipotesi in linea con quanto previsto dall’emendamento: «La modifica», si legge nella nota Rpt, «nasce dalla constatazione che si stanno imponendo i cosiddetti general contractors che propongono alla committenza delle soluzioni chiavi in mano. Ciò crea problemi ai professionisti e alle imprese esecutrici, a causa della loro minore forza contrattuale. Allo stesso tempo, è opportuno evidenziare l’importanza dell’equidistanza del professionista rispetto alla committenza, l’impresa e il general contractor». L’emendamento non è la prima iniziativa lanciata dall’organizzazione coordinata da Armando Zambrano per rafforzare il principio dell’equo compenso: infatti, in collaborazione con il Ministero della giustizia, la Rete ha attivato un nucleo di monitoraggio finalizzato al controllo del rispetto della misura; a inizio novembre sono state fissate insieme al ministero le linee guida operative del nucleo (un’iniziativa analoga è stata realizzata dal Consiglio nazionale forense).
La norma che regola l’equo compenso, come detto, è stata introdotta in Italia con la legge di bilancio 2018 (legge 205/2017). Veniva imposto a clienti cosiddetti forti (banche, assicurazioni, grandi imprese e Pa) di corrispondere ai professionisti incaricati un compenso «commisurato alla qualità e alla quantità della prestazione», nonché «conforme ai parametri ministeriali». Si tratta quindi di un parziale ritorno alle tariffe professionali, anche se il riferimento ai parametri non è di pieno rispetto ma di conformità. Oltre alla tutela sugli importi, la disposizione prevede una serie di clausole contrattuali, definite vessatorie, la cui presenza causerà la nullità dell’atto sottoscritto dal professionista (si tratta di clausole come il divieto di rimborsi spese o la previsione di pagamenti troppo dilazionati nel tempo).
L’approvazione è stata accolta come un successo dalle categorie professionali che però, visto il manifestarsi di problemi applicativi e di casi di mancato rispetto della norma (per gli ultimi si veda ItaliaOggi del 5 dicembre 2012), hanno deciso di avviare una serie di iniziative. Oltre ai nuclei sopraccitati avviati dalla Rpt e dal Cnf, in Parlamento sono state presentate una serie di proposte di legge per migliorare la misura.

