Pace fiscale sulle liti in corso più conveniente per chi ha vinto
Verso la manovra. Si lavora a un meccanismo in due tempi: prima i contenziosi e la riscossione, poi la dichiarazione integrativa con flat tax al 20%
ROMa
Una pace fiscale in due tempi. Con una prima fase concentrata sulle liti e sulle cartelle. La seconda, invece, è destinata a consentire il ravvedimento con una dichiarazione integrativa sugli anni d’imposta ancora accertabili. In questo caso si applicherebbe una flat tax al 20% sul reddito in più fatto emergere: il tutto entro un tetto massimo fissato in 500mila euro. È il nuovo progetto portato avanti dalla Lega che sta prendendo forma e che prima di essere tradotto in norme dovrà ottenere il vaglio politico anche del Movimento 5 Stelle.
Chiusura liti con sconto
L’obiettivo è gestire il primo tempo della pace fiscale nel decreto legge collegato alla manovra. Si punta a rendere più conveniente la sanatoria sulle liti pendenti. Con un meccanismo che dovrebbe ridurre il costo del contenzioso cancellando interessi e sanzioni e assicurando al contribuente una riduzione della pretesa del Fisco. Riduzione che sarà forfettizzata: potrebbe arrivare a dimezzare l’importo dovuto per chi ha già vinto in primo grado e a limitare l’esborso per definire la lite al 20% delle maggiori imposte richieste dal secondo grado. Il progetto allo studio tenta di disciplinare anche i casi di soccombenza parziale (ossia quando si è risultati perdenti solo in parte): sulle contestazioni in cui il contribuente ha ottenuto ragione dal giudice si potrà chiudere con gli sconti forfettizzati e senza sanzioni e interessi mentre sulla parte in cui ha torto dovrà saldare il conto.
Rottamazione-ter con più rate
Ai nastri di partenza anche la rottamazione-ter delle cartelle. Con una condizione da rispettare: non “bruciare” gli 1,7 miliardi di incassi attesi dalla rata in scadenza a fine ottobre delle definizioni agevolate tuttora in corso. Anche per questo l’appuntamento di fine ottobre sarà la chiave d’ingresso alla nuova rottamazione all’interno della pace fiscale. Un’edizione che, a differenza delle precedenti, promette un piano di pagamenti più dilazionato nel tempo con rate che potrebbero essere spalmate anche fino a 5 anni.
La rottamazione-ter dovrebbe permettere di chiudere i conti con i carichi affidati alla riscossione nell’anno in corso e allo stesso tempo guardare anche al passato, provando a invogliare proprio con piani di ammortamento più lunghi il mini-esercito di contribuenti attratto dalla prima edizione della definizione agevolata e che poi si è tirato indietro per la difficoltà di sostenere i versamenti in un massimo di 5 rate su due anni: per una cifra che secondo la Corte dei conti vale 9,6 miliardi di euro.
Rottamazione-ter e nuova definizione delle liti pendenti potrebbero viaggiare di pari passo. Se il ruolo per il quale il contribuente ha chiesto la sanatoria scaturisce da un contenzioso, si potrà chiudere la lite pendente portando a scomputo quanto già versato per la rottamazione.
Dichiarazione integrativa
Il secondo pilastro della pace fiscale sarà la dichiarazione integrativa, non destinata ad arrivare subito con il decreto legge. Sarà necessario, infatti, trovare l’accordo tra entrambi i firmatari del contratto di governo. Per ora l’idea di partenza è quella di potenziare l’attuale meccanismo di ravvedimento, ossia l’autocorrezione del contribuente sulle annualità ancora accertabili (dal 2013 al 2017). Una sorta di compliance rafforzata grazie alla quale si potrà pagare il 20% di imposte sul maggior reddito fatto emergere. Il tutto però nel limite massimo di 500mila euro. In questo contesto, potrebbe spuntare anche la possibilità di riaprire il dossier sul contante.
Le liti potenziali
Infine nel secondo pilastro potrebbe entrare una sanatoria su misura su chi è stato già raggiunto da una contestazione del Fisco. In questo caso si ipotizza una chiusura evitando sanzioni e interessi e ridiscutendo le maggiori imposte richieste in contraddittorio con gli uffici. Meccanismo che il sottosegretario al Mef, Massimo Bitonci (Lega), ritiene indispensabile a regime per migliorare il rapporto tra Fisco e contribuenti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Marco Mobili
Giovanni Parente
Una pace fiscale in due tempi. Con una prima fase concentrata sulle liti e sulle cartelle. La seconda, invece, è destinata a consentire il ravvedimento con una dichiarazione integrativa sugli anni d’imposta ancora accertabili. In questo caso si applicherebbe una flat tax al 20% sul reddito in più fatto emergere: il tutto entro un tetto massimo fissato in 500mila euro. È il nuovo progetto portato avanti dalla Lega che sta prendendo forma e che prima di essere tradotto in norme dovrà ottenere il vaglio politico anche del Movimento 5 Stelle.
Chiusura liti con sconto
L’obiettivo è gestire il primo tempo della pace fiscale nel decreto legge collegato alla manovra. Si punta a rendere più conveniente la sanatoria sulle liti pendenti. Con un meccanismo che dovrebbe ridurre il costo del contenzioso cancellando interessi e sanzioni e assicurando al contribuente una riduzione della pretesa del Fisco. Riduzione che sarà forfettizzata: potrebbe arrivare a dimezzare l’importo dovuto per chi ha già vinto in primo grado e a limitare l’esborso per definire la lite al 20% delle maggiori imposte richieste dal secondo grado. Il progetto allo studio tenta di disciplinare anche i casi di soccombenza parziale (ossia quando si è risultati perdenti solo in parte): sulle contestazioni in cui il contribuente ha ottenuto ragione dal giudice si potrà chiudere con gli sconti forfettizzati e senza sanzioni e interessi mentre sulla parte in cui ha torto dovrà saldare il conto.
Rottamazione-ter con più rate
Ai nastri di partenza anche la rottamazione-ter delle cartelle. Con una condizione da rispettare: non “bruciare” gli 1,7 miliardi di incassi attesi dalla rata in scadenza a fine ottobre delle definizioni agevolate tuttora in corso. Anche per questo l’appuntamento di fine ottobre sarà la chiave d’ingresso alla nuova rottamazione all’interno della pace fiscale. Un’edizione che, a differenza delle precedenti, promette un piano di pagamenti più dilazionato nel tempo con rate che potrebbero essere spalmate anche fino a 5 anni.
La rottamazione-ter dovrebbe permettere di chiudere i conti con i carichi affidati alla riscossione nell’anno in corso e allo stesso tempo guardare anche al passato, provando a invogliare proprio con piani di ammortamento più lunghi il mini-esercito di contribuenti attratto dalla prima edizione della definizione agevolata e che poi si è tirato indietro per la difficoltà di sostenere i versamenti in un massimo di 5 rate su due anni: per una cifra che secondo la Corte dei conti vale 9,6 miliardi di euro.
Rottamazione-ter e nuova definizione delle liti pendenti potrebbero viaggiare di pari passo. Se il ruolo per il quale il contribuente ha chiesto la sanatoria scaturisce da un contenzioso, si potrà chiudere la lite pendente portando a scomputo quanto già versato per la rottamazione.
Dichiarazione integrativa
Il secondo pilastro della pace fiscale sarà la dichiarazione integrativa, non destinata ad arrivare subito con il decreto legge. Sarà necessario, infatti, trovare l’accordo tra entrambi i firmatari del contratto di governo. Per ora l’idea di partenza è quella di potenziare l’attuale meccanismo di ravvedimento, ossia l’autocorrezione del contribuente sulle annualità ancora accertabili (dal 2013 al 2017). Una sorta di compliance rafforzata grazie alla quale si potrà pagare il 20% di imposte sul maggior reddito fatto emergere. Il tutto però nel limite massimo di 500mila euro. In questo contesto, potrebbe spuntare anche la possibilità di riaprire il dossier sul contante.
Le liti potenziali
Infine nel secondo pilastro potrebbe entrare una sanatoria su misura su chi è stato già raggiunto da una contestazione del Fisco. In questo caso si ipotizza una chiusura evitando sanzioni e interessi e ridiscutendo le maggiori imposte richieste in contraddittorio con gli uffici. Meccanismo che il sottosegretario al Mef, Massimo Bitonci (Lega), ritiene indispensabile a regime per migliorare il rapporto tra Fisco e contribuenti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Marco Mobili
Giovanni Parente

