Tasse e contribuenti, come si farà la «pace fiscale»: gli sconti sui contenziosi

Dallo scontrino elettronico alle nuove dilazioni dei pagamenti in attesa della definizione «a saldo e stralcio»

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Contenziosi tributari: chi ha vinto in primo grado chiude con lo sconto

Ancora nessuna traccia del pagamento a «saldo e stralcio», e soprattutto a sconto, dei debiti tributari. Le bozze del decreto fiscale che sarà legato alla manovra di bilancio, per ora non fanno cenno alla pace fiscale annunciata da Lega e M5S in campagna elettorale. Né alla nuova versione del concordato con adesione, che dovrebbe consentire la chiusura agevolata delle liti fiscali in via ordinaria. In compenso dai testi in circolazione emergono nuovi dettagli sulle norme ipotizzate dal governo per chiudere il vecchio contenzioso.
I contribuenti avrebbero la possibilità di chiudere definitivamente i processi tributari che li vedono in causa con l’amministrazione fiscale pagando tutti gli importi contestati, anche in questo caso senza sanzioni e interessi. Godrebbero di uno sconto, anche importante, solo nel caso avessero già avuto ragione dai giudici nel primo o secondo grado del processo tributario. La vittoria in prima istanza consentirebbe di chiudere la partita con il fisco pagando il 50% delle somme pretese. In caso di sentenza positiva anche nella Commissione Tributaria di secondo grado, l’importo da pagare per definire la causa scenderebbe ad un terzo dell’importo oggetto della controversia.
Anche per la chiusura delle liti pendenti ci sarà la possibilità di rateizzare le somme dovute: il decreto prevede il pagamento in cinque rate, tre nel corso del 2019 e le ultime due nel 2020. Nonostante la dimensione del contenzioso tributario, il governo non prevede di incassare moltissimo da questa misura, 300 milioni nel 2019 e 200 nel 2020. Le Commissioni tributarie provinciali e regionali hanno accelerato i tempi di discussione delle cause, ma a fine marzo 2018 le cause pendenti, benché in calo dell’8,5% sull’anno prima, erano ancora 409 mila. Nel primo trimestre di quest’anno, su 66 mila giudizi definiti, nel 46% dei casi l’amministrazione fiscale ha avuto ragione, mentre i contribuenti la spuntano nel 31% dei casi. Anche se il fisco vince le cause più importanti (3,6 miliardi nel trimestre) e i cittadini quelle più piccole (1,7 miliardi di valore).

Più tempo per rottamare cartelle e multe: da aprile fino al 2024

In attesa della pace fiscale, con la chiusura «a saldo e stralcio» dei debiti tributari, spunta anche una nuova rottamazione delle cartelle Equitalia. Sarebbe la terza in tre anni e come le altre, a differenza della sanatoria annunciata, prevede il pagamento integrale del debito, con l’abbuono di sanzioni e interessi. Rispetto alle precedenti, però, quella ipotizzata dalla bozza del decreto fiscale che accompagna la manovra sarà una rottamazione molto più “comoda” con rate che potranno essere spalmate in un periodo di 5 anni.
Il testo, al momento, prevede la possibilità di rottamare sia i debiti fiscali che le multe stradali oggetto di una cartella e risalenti fino all’anno 2000. E offre la possibilità di aderire anche a chi sta già pagando le rate della rottamazione “bis”, e che dunque invece di pagare tutto entro febbraio 2019, potrebbe aver tempo fino al 2024. I contribuenti avrebbero la possibilità di aderire alla nuova procedura entro il 30 aprile 2019, con una comunicazione all’Agenzia delle Entrate, che provvederà a determinare gli importi sulla base del numero di rate richiesto. Potranno essere al massimo dieci, in cinque anni, e si pagheranno a luglio e novembre di ogni anno, con il primo versamento nell’estate del 2019.
I contribuenti che hanno aderito alla rottamazione bis (al momento hanno pagato le prime due rate a luglio e settembre, o sono in attesa della prima, a fine mese) potranno convertire il piano dei pagamenti purché siano in regola con tutti i versamenti, compreso quello dovuto alla fine di ottobre. Anche in questo caso, dopo la richiesta di adesione e la scelta del numero delle rate, sarà l’Agenzia delle Entrate a calcolare e a comunicare gli importi dovuti. La prima rottamazione delle cartelle Equitalia venne varata dal governo Renzi nel 2016, e consentiva il pagamento del debito in due anni. L’operazione ha avuto un forte successo, portando nelle casse dell’erario un gettito di 7,5 miliardi di euro. Nel 2017 è stata seguita da una nuova rottamazione, la “bis”, cui hanno aderito un milione di contribuenti, con un possibile incasso di altri 2 miliardi.

Via alla fattura elettronica e lotteria degli scontrini

Addio vecchio scontrino. Il fisco punta sull’elettronica per la lotta all’evasione. E alla e-fattura, che scatta da gennaio, si affiancherà l’invio elettronico degli scontrini, che manderà in soffitta il vecchio tagliando cartaceo necessario per comprovare gli acquisti. Dal prossimo luglio riguarderà chi ha un volume d’affari superiore ai 400 mila euro l’anno e poi, dall’inizio del 2020, tutti gli altri esercenti, anche i più piccoli.
Inoltre la lotteria degli scontrini si aggiorna. Era prevista dalla manovra 2016 ma poi non è mai scattata l’attuazione: ora si chiamerà «lotteria dei corrispettivi», scatterà dal primo gennaio 2020 e sarà collegata con l’arrivo della fatturazione elettronica, che comincerà a partire dal luglio del 2019. La norma sulla lotteria è prevista dal decreto fiscale collegato con la manovra economica che verrà presentata alla metà di ottobre.

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