Energia, aumento offerta e tetti per i certificati bianchi
Il decreto: «cap» a 250 euro per contributo tariffario ai distributori
roma
Negli ultimi mesi hanno avuto picchi quasi da «bitcoin». Ora, dopo varie segnalazioni sul tema e anche dopo le preoccupazioni manifestate da alcuni distributori, il ministero dello Sviluppo economico interviene sul sistema dei «certificati bianchi» per l’efficienza energetica.
L’aumento dell’offerta 
Un decreto interministeriale di due articoli (si attende ancora il concerto dell’Ambiente) interviene modificando un precedente provvedimento del gennaio 2017. Le imprese di distribuzione dell’energia elettrica e il gas sono tenute a conseguire determinati obiettivi di risparmio energetico con progetti a favore dei consumatori finali oppure attraverso l’acquisto di certificati bianchi. Questi ultimi sono perlopiù venduti, su un mercato centralizzato gestito dal Gestore mercati energetici, dalle aziende “Esco” (energy saving company) che costruiscono il loro business proprio su questo tipo di risparmi. Il problema è l’aumento vertiginoso della quotazione di questi titoli, con un impatto anche sulle bollette dei consumatori che ora il decreto intende «calmierare».
Si punta in primo luogo ad aumentare l’offerta di un mercato diventato “cortissimo”. Viene arricchita la tabella contenente le tipologie di intervento ammissibili per raggiungere gli obiettivi, con circa 30 nuovi ingressi e un iter di successivo aggiornamento teoricamente più semplice. Si differenziano i valori di vita utile da riconoscere agli interventi di nuova installazione e a quelli di sostituzione e vengono ammessi anche i progetti sulle fonti rinnovabili non elettriche nella misura in cui portano incremento di efficienza.
Il tetto tariffario 
Il sistema attuale prevede che i costi sostenuti dai distributori per l’adempimento degli obblighi siano coperti dalle componenti delle tariffe degli utenti finali, secondo criteri definiti dall’Autorità che tengono conto dell’andamento del mercato e con la fissazione di un valore massimo.Il decreto, anche per limitare il conseguente peso in bolletta, ora fissa direttamente un tetto al riconoscimento per il contributo tariffario nella misura di 250 euro. Un valore lievemente inferiore a quello di 260 euro, fissato come prezzo che il Gse (Gestore servizi energetici), operando come compensatore di mercato, potrà emettere a favore dei distributori fino a consentire loro il raggiungimento degli obblighi minimi annuali.
Sistema di calcolo e flessibilità 
Il testo dello Sviluppo modifica poi il sistema di calcolo dei risparmi energetici addizionali per i quali sono riconosciuti i certificati: nel caso di impianti già esistenti il punto di riferimento diventa il consumo antecedente alla realizzazione del progetto di efficienza. C’è più flessibilità temporale con l’aggiornamento al 2019 della possibilità di modificare gli obiettivi e gli obblighi. E viene data la possibilità per i distributori di recuperare la quota d’obbligo non raggiunta nell’arco di due anni e non più solo uno. Altra novità: chi beneficia dell’incentivo guadagnato con il risparmio energetico potrà cumularlo con fondi di garanzia, fondi di rotazione e contributi in conto interesse. Infine, di fronte allo “shopping” incrociato – tra operatori energetici ed “Esco” dello stesso gruppo – si fissa un obbligo di trasparenza sull’assetto societario.
Perché si interviene 
Nelle considerazioni introduttive, il ministero spiega il contesto. La capacità di generazione annua dei certificati è in netto calo rispetto a quanto preventivato un anno fa. Si prevede un’insufficienza per l’obbligo 2018. Il sistema è finito sotto osservazione della magistratura, per circa 600mila certificati su base annua, e crescono le inadempienze rilevate dai controlli del Gse su interventi ammessi ai benefici e rivelatisi ex post inammissibili o inficiati da irregolarità. C’è poi una riduzione fisiologica di alcune tipologie di progetti, anche per l’effetto spiazzamento di incentivi alternativi. L’andamento anomalo dei prezzi e l’aumento della volatilità dei titoli ha di fatto congelato nuovi investimenti.Il risultato? Un mercato così corto ha fatto schizzare il prezzo degli scambi dei certificati di circa il 130%, dai 206 euro del giugno 2017 ai 480 euro del febbraio 2018. Nei giorni scorsi, anche per l’annuncio del decreto, i valori hanno ripreso a scendere.
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Carmine Fotina

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