«Credito verde» da giugno
Dal prossimo 14 giugno, le banche italiane inizieranno a sperimentare i “mutui verdi”, finanziamenti ad hoc pensati per sostenere l’acquisto, ma soprattutto la ristrutturazione, di immobili portati a un basso impatto ambientale. A quella data, infatti, sarà pronto uno schema pilota a uso degli istituti credito, creato in seno all’iniziativa europea EeMap (Energy efficient mortgages action plan), promosso da Emf-Ecbc, sigle che a livello europeo che racchiudono i principali istituti bancari emittenti di bond e finanziamenti ipotecari.
Il presupposto è che un’abitazione ad alto tasso di efficienza energetica migliora il profilo di credito del mutuatario (scendono i costi di gestione energetica e quindi anche il rischio default), mentre l’immobile si colloca in una fascia alta di valore. Secondo EeMap, una casa portata da E a B come classe di efficienza energetica porta in media a 24mila euro di risparmi in 30 anni. Mentre dal punto di vista del prezzo, il maggior rendimento energetico corrisponde all’aggiunta di 10-15 metri quadrati. Di conseguenza, rispetto al mutuo tradizionale, il cliente potrebbe godere di un miglior tasso di interesse, o di un maggior loan-to-value, o di meccanismi particolari che fanno scendere il tasso di interesse man mano che vengono eseguiti i lavori di ristrutturazione.
Tra i criteri che potranno essere richiesti all’immobile si ipotizza: per le nuove costruzione, che si tratti di edificio a “impatto zero” o comunque che migliori del 20% i requisiti minimi di legge per l’efficienza energetica previsti dal decreto interministeriale del 26 giugno 2015; in caso di ristrutturazione, che migliori del 30% rispetto alla situazione pre intervento. Tra i soggetti italiani coinvolti ci sono Rics (per la redazione di apposite linee guida per i valutatori immobiliari), Green building council Italia ed E.On Italia. Sul fronte bancario: l’Abi come associazione, ma in prima fila ci sono Unicredit e altri che figurano come stakeholder del progetto Eemap, tra cui Barclays, Bnp-Paribas, Credit Agricole, Ing. – A. Lo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il presupposto è che un’abitazione ad alto tasso di efficienza energetica migliora il profilo di credito del mutuatario (scendono i costi di gestione energetica e quindi anche il rischio default), mentre l’immobile si colloca in una fascia alta di valore. Secondo EeMap, una casa portata da E a B come classe di efficienza energetica porta in media a 24mila euro di risparmi in 30 anni. Mentre dal punto di vista del prezzo, il maggior rendimento energetico corrisponde all’aggiunta di 10-15 metri quadrati. Di conseguenza, rispetto al mutuo tradizionale, il cliente potrebbe godere di un miglior tasso di interesse, o di un maggior loan-to-value, o di meccanismi particolari che fanno scendere il tasso di interesse man mano che vengono eseguiti i lavori di ristrutturazione.
Tra i criteri che potranno essere richiesti all’immobile si ipotizza: per le nuove costruzione, che si tratti di edificio a “impatto zero” o comunque che migliori del 20% i requisiti minimi di legge per l’efficienza energetica previsti dal decreto interministeriale del 26 giugno 2015; in caso di ristrutturazione, che migliori del 30% rispetto alla situazione pre intervento. Tra i soggetti italiani coinvolti ci sono Rics (per la redazione di apposite linee guida per i valutatori immobiliari), Green building council Italia ed E.On Italia. Sul fronte bancario: l’Abi come associazione, ma in prima fila ci sono Unicredit e altri che figurano come stakeholder del progetto Eemap, tra cui Barclays, Bnp-Paribas, Credit Agricole, Ing. – A. Lo
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