Compensazioni Iva in continua ascesa: sfiorati i 12 miliardi
Nonostante tutti i paletti introdotti la corsa alle compensazioni Iva non si ferma, anzi continua a incrementare il ritmo.Sono quasi 12 miliardi i crediti compensati in F24 con un incremento del 9,1 per cento. È uno dei dati che emerge dalle dichiarazioni Iva 2017 (anno d’imposta 2016) diffusi ieri dal Mef. A utilizzare maggiormente il credito sono le manifatture (34,4%), il commercio all’ingrosso e al dettaglio (17,1%) e le costruzioni (16,9%).
D’altronde, il totale dell’Iva a credito è ulteriormente cresciuto sfiorando i 43 miliardi (+2,4% rispetto all’anno d’imposta 2015). Il totale del credito da calcolare in detrazione e/o in compensazione l’anno successivo è stato di 36,2 miliardi. L’altra faccia della medaglia è rappresentato da chi il credito lo ha chiesto a rimborso: le istanze sono cresciute dell’1,1%, gli importi “domandati” per il recupero annuale sono stati quasi 6,9 miliardi mentre la crescita è addirittura a doppia cifra (+18,3%) per l’utilizzo dei crediti infrannuali che hanno sfiorato i 3,8 miliardi.
La morsa sull’evasione Iva degli ultimi anni sembra comunque aver innescato un circolo virtuoso. I versamenti dichiarati nel 2016 sono cresciuti dell’1,9% arrivando a 109,7 miliardi. Un contributo significativo in questa direzione è venuto dallo split payment che ha visto coinvolto un numero crescente di operatori: sono stati in 334mila ad operare cessioni di beni o prestazioni di servizi verso le Pa interessate dalla scissione dei pagamenti per un controvalore di 82,9 miliardi di euro. Ma questo significa un’Iva imputabile al meccanismo di versamento diretto da parte della Pa di 10,3 miliardi (per un valore medio di 30.770 euro a operatore). A esser maggiormente coinvolti sono tutto il mondo del commercio (inclusa la riparazione di motocicli e autovetture), le costruzioni e le attività manifatturiere: tutte insieme fanno il 65% dei soggetti “toccati” da questo regime.
Tra le curiosità che emergono tra fornitori della Pa e Fisco spicca quella che riguarda l’1,1% della platea ma che ha effettuato operazioni per 9,7 miliardi riferite a fornitura di acqua, reti fognarie, risanamento e gestione dei rifiuti.
Tra gli altri sistemi antievasione, si segnala la flessione del 7,2% relativa al reverse charge, che il Mef attribuisce alle operazioni del settore energetico (passate da 123 a 102 miliardi di euro). Di segno inverso i prodotti elettronici (grazie all’estensione da maggio 2016 a consolle da gioco, tablet pc e laptop) per i quali le operazioni in inversione contabile sono cresciute sa 314 milioni a 2,9 miliardi.
Nel complesso sono circa 4,9 milioni i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione Iva (-4,5% per effetto della fuga verso i forfettari), mentre gli imponibili dichiarati sono stati 2.086 miliardi (+1,1% rispetto al l’anno d’imposta 2015).
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D’altronde, il totale dell’Iva a credito è ulteriormente cresciuto sfiorando i 43 miliardi (+2,4% rispetto all’anno d’imposta 2015). Il totale del credito da calcolare in detrazione e/o in compensazione l’anno successivo è stato di 36,2 miliardi. L’altra faccia della medaglia è rappresentato da chi il credito lo ha chiesto a rimborso: le istanze sono cresciute dell’1,1%, gli importi “domandati” per il recupero annuale sono stati quasi 6,9 miliardi mentre la crescita è addirittura a doppia cifra (+18,3%) per l’utilizzo dei crediti infrannuali che hanno sfiorato i 3,8 miliardi.
La morsa sull’evasione Iva degli ultimi anni sembra comunque aver innescato un circolo virtuoso. I versamenti dichiarati nel 2016 sono cresciuti dell’1,9% arrivando a 109,7 miliardi. Un contributo significativo in questa direzione è venuto dallo split payment che ha visto coinvolto un numero crescente di operatori: sono stati in 334mila ad operare cessioni di beni o prestazioni di servizi verso le Pa interessate dalla scissione dei pagamenti per un controvalore di 82,9 miliardi di euro. Ma questo significa un’Iva imputabile al meccanismo di versamento diretto da parte della Pa di 10,3 miliardi (per un valore medio di 30.770 euro a operatore). A esser maggiormente coinvolti sono tutto il mondo del commercio (inclusa la riparazione di motocicli e autovetture), le costruzioni e le attività manifatturiere: tutte insieme fanno il 65% dei soggetti “toccati” da questo regime.
Tra le curiosità che emergono tra fornitori della Pa e Fisco spicca quella che riguarda l’1,1% della platea ma che ha effettuato operazioni per 9,7 miliardi riferite a fornitura di acqua, reti fognarie, risanamento e gestione dei rifiuti.
Tra gli altri sistemi antievasione, si segnala la flessione del 7,2% relativa al reverse charge, che il Mef attribuisce alle operazioni del settore energetico (passate da 123 a 102 miliardi di euro). Di segno inverso i prodotti elettronici (grazie all’estensione da maggio 2016 a consolle da gioco, tablet pc e laptop) per i quali le operazioni in inversione contabile sono cresciute sa 314 milioni a 2,9 miliardi.
Nel complesso sono circa 4,9 milioni i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione Iva (-4,5% per effetto della fuga verso i forfettari), mentre gli imponibili dichiarati sono stati 2.086 miliardi (+1,1% rispetto al l’anno d’imposta 2015).
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