Su «no» all’Italexit la rassicurazione arriva nella replica
«Vogliamo ribadirlo? Ribadiamolo. L’uscita dall’euro non è mai stata in discussione, non è in discussione». La rassicurazione del premier Giuseppe Conte su uno dei temi che hanno agitato di più la campagna elettorale e la fase di formazione del governo arriva solo nella replica serale a Palazzo Madama. Nel discorso della mattina il tema della moneta unica non era entrato: ma la sua assenza, spiega il neo-presidente del Consiglio, deriva dal fatto che l’Italexit «non è entrata nel contratto di governo e non è un obiettivo che ci proponiamo in questa legislatura». La presa di posizione è comunque arrivata chiara, in perfetta corrispondenza da quella rilanciata subito dopo il giuramento dal ministro dell’Economia Giovanni Tria secondo cui «nessuna forza politica vuole uscire dall’Euro». «L’Europa è la nostra casa», aveva del resto sostenuto nel suo discorso Conte, ma «l’Unione economica e monetaria» deve essere «orientata a tutelare i bisogni dei cittadini».
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politica estera
Debito sostenibile si può ridurre con la crescita
Il debito pubblico «è oggi pienamente sostenibile»; la sua riduzione «va comunque perseguita», ma «con la crescita della nostra ricchezza, non con le misure di austerità che hanno contribuito a farlo lievitare».
Dopo giorni complicati per gli allarmi sui mercati, e mentre ieri lo spread è tornato a crescere chiudendo a 239 punti, nelle 31 pagine del discorso del premier al Senato per la fiducia il debito pubblico compare solo in due passaggi. Quattro righe che servono a ribadire il «no» all’austerity e l’arma della crescita per abbattere il peso del passivo sul Pil. In sé, l’indicazione non è inedita, perché anche l’ex ministro dell’Economia Padoan ha sostenuto in più di un’occasione che la crescita è «la via maestra» per abbattere il debito. Nell’intenzione della nuova maggioranza, l’idea si dovrebbe tradurre in una cura shock fatta di tagli fiscali e misure pro-consumi. In attesa di indicazioni sulle coperture.
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G.Tr.
FISCO
Carcere per i grandi evasori, nessun dettaglio sulla flat tax
Inasprire il quadro sanzionatorio amministrativo e penale per assicurare il carcere agli evasori. È l’altra faccia della riforma tributaria annunciata da Giuseppe Conte che poggia sulla riduzione della pressione fiscale e della troppa burocrazia. Due fattori che, secondo Conte, pesano «negativamente sulla qualità del rapporto tra lo Stato e i contribuenti». Sono ancora pochi i dettagli della flat tax (o meglio dual tax) con le due aliquote fisse al 15% per i redditi fino a 80mila e al 20% per quelli superiori. Nonché sull’estensione della tassa piatta a tutte le partite Iva e il taglio di 9 punti percentuali (dall’attuale Ires al 24% a 15%) per le imprese. Ma nel discorso alle Camere fa capolino per la prima volta il principio costituzionale della progressività del prelievo: l’introduzione di aliquote fisse saranno accompagnate da un sistema di deduzioni. Nessun riferimento, invece, alla pace fiscale che poco si sposa con il carcere agli evasori, ma poi rilanciata anche ieri dalla Lega.
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M. Mo.

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