Imposte e contribuenti
Compensazioni di crediti a rischio Il Fisco studia controlli anticipati
Pagare le imposte senza mettere mano al portafoglio, “spendendo” un credito d’imposta (ed evitando l’attesa del rimborso). È una soluzione che nel 2017 è stata utilizzata dai contribuenti italiani per la cifra monstre di 54,7 miliardi, +9,4% rispetto al 2016 e record degli ultimi dieci anni. Quando il credito compensato è creato ad arte, però, la compensazione si rivela una delle forme più insidiose di evasione fiscale. Ecco perché, dopo anni di strette legislative e limiti agli importi dei crediti utilizzabili senza visto di conformità, le Entrate – su input della legge di Bilancio 2018 – stanno ora mettendo a punto un piano di monitoraggio preventivo. Un meccanismo tarato sulle situazioni più a rischio che punta a congelare per 30 giorni l’utilizzo dei crediti sospetti, così da consentire controlli più approfonditi.
Il boom di «dirette» e agevolazioni
L’ultimo report delle Finanze – aggiornato al 26 aprile scorso – rileva una riduzione di 984 milioni delle somme compensate, di cui 980 riconducibili all’Iva. Il dato, però, va letto con cautela, perché dipende dall’allungamento di due mesi del termine per presentare la dichiarazione annuale Iva – quest’anno al 30 aprile – che di fatto ha solo rinviato l’uso di molti crediti (le compensazioni, infatti, possono effettuate solo 10 giorni dopo l’invio del modello se superano i 5mila euro).
Nel lungo periodo, non c’è dubbio che le cifre indicate nelle caselle «Importi a credito compensati» dei modelli F24 tendano a essere sempre più alte, come rileva la Corte dei conti nell’ultima Relazione sul rendiconto dello Stato. Ancora nel 2013, ad esempio, il totale delle compensazioni superava di poco i 29 miliardi.
Il boom degli ultimi anni, comunque, non deriva dai crediti Iva; anzi, se si escludono lo split payment e l’allargamento del reverse charge, il trend è di fatto stazionario. Il grosso dell’incremento delle compensazioni, infatti, dipende da altre voci. La più pesante è quella dei crediti per imposte dirette, in cui rientrano sia le compensazioni delle imposte sul reddito d’impresa sia quelle effettuate dai sostituti d’imposta per dipendenti o pensionati. Una voce a parte è quella del bonus 8o euro, che viene per così dire “anticipato” dal datore di lavoro in busta paga e poi da questi compensato con l’Erario: operazione che nel 2017 ha sfiorato gli 8,5 miliardi.
Negli ultimi cinque anni, inoltre, sono raddoppiate le compensazioni derivanti da agevolazioni, come il credito per ricerca e sviluppo e gli altri del quadro RU del modello Redditi.
Discorso a parte meritano i crediti per imposte anticipate iscritte in bilancio, sorti in virtù del Milleproroghe 2011 (legge 225/2010), adottato nel contesto della nuova disciplina di Basilea.
Le prossime mosse
Di fatto, dopo anni di controlli ex post (7.857 quelli dell’anno scorso sulle indebite compensazioni), il Fisco giocherà la carta delle verifiche preventive.
Il provvedimento attuativo con i dettagli dei controlli – previsto dalla legge di Bilancio 2018 – è in fase avanzata di lavorazione. Con ogni probabilità, i comportamenti sotto la lente partiranno dalle casistiche più a rischio già evidenziate dalla relazione illustrativa alla Manovra: uso di crediti da parte di soggetti diversi dal titolare, oppure relativi ad annualità d’imposta “archeologiche” o, ancora, crediti usati per pagare debiti iscritti a ruolo.
L’analisi di rischio, però, si estenderà ad altre situazioni potenzialmente pericolose: ad esempio, l’utilizzo di un credito per compensare un importo su cui c’è una contestazione o un contenzioso in corso con l’amministrazione finanziaria. Oppure, l’invio di modelli F24 con forti compensazioni da parte di soggetti che già in passato sono stati pizzicati a “spendere” crediti indebiti o non spettanti. La stima prudenziale della relazione tecnica è di recuperare in questo modo almeno 239 milioni di euro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Cristiano Dell’Oste
Giovanni Parente
Il boom di «dirette» e agevolazioni
L’ultimo report delle Finanze – aggiornato al 26 aprile scorso – rileva una riduzione di 984 milioni delle somme compensate, di cui 980 riconducibili all’Iva. Il dato, però, va letto con cautela, perché dipende dall’allungamento di due mesi del termine per presentare la dichiarazione annuale Iva – quest’anno al 30 aprile – che di fatto ha solo rinviato l’uso di molti crediti (le compensazioni, infatti, possono effettuate solo 10 giorni dopo l’invio del modello se superano i 5mila euro).
Nel lungo periodo, non c’è dubbio che le cifre indicate nelle caselle «Importi a credito compensati» dei modelli F24 tendano a essere sempre più alte, come rileva la Corte dei conti nell’ultima Relazione sul rendiconto dello Stato. Ancora nel 2013, ad esempio, il totale delle compensazioni superava di poco i 29 miliardi.
Il boom degli ultimi anni, comunque, non deriva dai crediti Iva; anzi, se si escludono lo split payment e l’allargamento del reverse charge, il trend è di fatto stazionario. Il grosso dell’incremento delle compensazioni, infatti, dipende da altre voci. La più pesante è quella dei crediti per imposte dirette, in cui rientrano sia le compensazioni delle imposte sul reddito d’impresa sia quelle effettuate dai sostituti d’imposta per dipendenti o pensionati. Una voce a parte è quella del bonus 8o euro, che viene per così dire “anticipato” dal datore di lavoro in busta paga e poi da questi compensato con l’Erario: operazione che nel 2017 ha sfiorato gli 8,5 miliardi.
Negli ultimi cinque anni, inoltre, sono raddoppiate le compensazioni derivanti da agevolazioni, come il credito per ricerca e sviluppo e gli altri del quadro RU del modello Redditi.
Discorso a parte meritano i crediti per imposte anticipate iscritte in bilancio, sorti in virtù del Milleproroghe 2011 (legge 225/2010), adottato nel contesto della nuova disciplina di Basilea.
Le prossime mosse
Di fatto, dopo anni di controlli ex post (7.857 quelli dell’anno scorso sulle indebite compensazioni), il Fisco giocherà la carta delle verifiche preventive.
Il provvedimento attuativo con i dettagli dei controlli – previsto dalla legge di Bilancio 2018 – è in fase avanzata di lavorazione. Con ogni probabilità, i comportamenti sotto la lente partiranno dalle casistiche più a rischio già evidenziate dalla relazione illustrativa alla Manovra: uso di crediti da parte di soggetti diversi dal titolare, oppure relativi ad annualità d’imposta “archeologiche” o, ancora, crediti usati per pagare debiti iscritti a ruolo.
L’analisi di rischio, però, si estenderà ad altre situazioni potenzialmente pericolose: ad esempio, l’utilizzo di un credito per compensare un importo su cui c’è una contestazione o un contenzioso in corso con l’amministrazione finanziaria. Oppure, l’invio di modelli F24 con forti compensazioni da parte di soggetti che già in passato sono stati pizzicati a “spendere” crediti indebiti o non spettanti. La stima prudenziale della relazione tecnica è di recuperare in questo modo almeno 239 milioni di euro.
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Cristiano Dell’Oste
Giovanni Parente
Nel 2017 gli importi utilizzati hanno raggiunto il record di 55 miliardi (+9,4%)Nel mirino somme datate, usate da chi non è il titolare o soggetti «recidivi»

