Deficit, debito, Pil: le parole della manovra e il confronto con il resto d’Europa

In attesa della nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, giovedì 27, una guida per capire la Legge di stabilità. Che ha le sue regole

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La manovra italiana e il nodo del deficit

Settimana calda per la manovra fiscale. Giovedì 27 settembre sarà presentata la nota di aggiornamento al Def, il Documento di economia e finanza propedeutico alla Legge finanziaria 2019. Fra i punti caldi da risolvere: le clausole di salvaguardia sull’Iva con la sterilizzazione degli aumenti, la flat tax, il condono-pace fiscale, la pensione a «quota 100» e il reddito di cittadinanza. Il Def potrà fissare il rapporto Deficit/Pil (Prodotto interno lordo) — il numero da cui dipende ogni legge di bilancio — sotto il 3% come previsto dal Patto di stabilità Ue. Le ipotesi partono dall’1,6% indicato anche nelle tabelle previsionali 2018 dell’Eurostat.

 Illustrazione di Emanuele Lamedica

Per ridurre il rapporto deficit/Pil dello Stato bisogna tagliare il disavanzo — le spese che eccedono le entrate — costantemente, o in alternativa aumentare il Pil. L’Italia sta affrontando il problema della salita dello spread, il divario tra i rendimenti di Btp decennali e bund tedeschi analoghi, che ancora oggi è salito a 240 punti. E il governatore della Bce, Mario Draghi, ha ribadito oggi l’allarme sui conti pubblici. Mentre il rapporto fra debito pubblico (i soldi che lo Stato versa per pagare i rendimenti dei titoli di Stato) e il Pil resta gigantesco: il 132% (dati 2016, ultimi disponibili) contro una regola europea del 60%.

Il confronto con l’Europa, Germania virtuosa

Secondo le tabelle Eurostat aggiornate allo scorso aprile, la previsione per questo 2018 dà per l’Italia un rapporto fra deficit e Pil appunto dell’1,6% (in miglioramento dal 2,3% dell’anno scorso). L’Italia è seconda in classifica dopo la Francia (2,3%). Terzo posto alla Spagna (2,2%), quarto al Portogallo ( 1,1%). Più virtuosa la Germania che invece del deficit negativo ha un avanzo (stima +0,9%), cioè ha incassato più di quello che ha speso. Ha chiuso del resto il 2017 con un surplus di bilancio record: 36,6 miliardi di euro.

 La media del rapporto deficit/Pil nei Paesi dell’Eurozona prevista dall’Eurostat per quest’anno è dello 0,7% (sempre negativa), l’Italia è quindi al doppio della media.

Il debito/Pil , secondi dopo la Grecia

Nel confronto sul debito pubblico in rapporto alla produzione del Paese, l’Italia è in fondo alla classifica europea. Secondo le previsioni 2018 dell’Eurostat il rapporto debito/Pil è del 130,4%, un po’ in calo , ma sono stime di prima dei picchi dello spread (303 punti il 28 maggio) e il dato comunque si misura, a confronto omogeneo, con una media europea decisamente più bassa, dell’86,6%. Dopo la Grecia (181%) il dato italiano è il più alto.

Il terzo posto nelle previsioni 2018 del rapporto debito/Pil va al Portogallo con il 123,1%, il quarto al Belgio 100,5%. Seguono la Spagna (97%), la Francia (96,4%). La Germania è prevista al 61,1%, quindi meglio della media europea, così come l’Olanda (52%). Secondo queste stime (allo scorso aprile), il debito pubblico dell’Italia a fine 2018 toccherebbe i 2.305 miliardi di euro su 1.769 miliardi di Pil (la ricchezza del Paese) e l’indebitamento netto i 28,3 miliardi di euro.

Come funziona la Finanziaria e che vincoli ha

La Legge di stabilità (detta anche Finanziaria) va presentata al Parlamento entro il 15 ottobre, ogni anno. Poi andrà esaminata e approvata entro la fine di dicembre. Regola la vita finanziaria del Paese per un anno, mentre i dettagli nell’arco di periodo più lungo sono indicati nel Def, il Documento di economia e finanza. Il Def è fondamentale per definire la Finanziaria, così come le regole del Trattato di Maastricht sulla finanza pubblica, che vanno rispettate. Prevedono, appunto, che il rapporto debito pubblico/Pil non superi il 60% e che il rapporto deficit (il disavanzo pubblico)/Pil stia sotto il 3%.

  L’anno scorso nell’area euro il Pil – cioè la ricchezza del Continente – è cresciuto in media del 2,4%, in Italia dell’1,5%: siamo al penultimo posto seguiti solo dalla Grecia. Il Paese più in salute è stato l’Irlanda con il +7,8%. La Francia ha segnato un +1,8%, la Germania +2,2%, la Spagna +3,2%. Tutte e tre più dell’Italia, quindi. Tutte le stime parlano di un Pil italiano in rallentamento. Quelle della Commissione Ue sono del + 1,3% per il 2018 e +1,1% per il 2019, mentre il Fondo monetario prevede +1,2% (2018) e + 1% (2019) e il Tesoro, secondo il Def di aprile, parla con più ottimismo di +1,5% (2018) e +1,4% (2019).

E l’economia nei prossimi mesi? Calma piatta, vincono gli Usa

L’ultima nota dell’Istat sull’andamento dell’economia italiana è del 7 settembre scorso. Mentre sottolinea il rallentamento dell’area euro rispetto agli Stati Uniti, dice che l’economia italiana, nel secondo trimestre di quest’anno, ha continuato a crescere, «seppure su ritmi più contenuti e inferiori a quelli dell’area euro» In particolare si sta riducendo la domanda estera e la produttività del lavoro. Quanto all’intera area euro, il 20 settembre scorso sempre l’Istat ha emesso un comunicato nel quale si parla sostanzialmente di calma piatta.

 Nella seconda parte di quest’anno e nei primi tre mesi del prossimo, dice infatti l’Istat, «la crescita economica dell’area euro è attesa mantenere una dinamica congiunturale simile a quella registrata nel primo semestre 2018». Ma le condizioni del mercato finanziario sono giudicate «ancora favorevoli» per l’Europa dell’euro, e le attese sull’andamento dell’economia «ancora positive, seppure con qualche segnale di indebolimento». L’inflazione dovrebbe essere circa al 2% in questi prossimi mesi, in linea con l’obiettivo fissato dalla Banca centrale europea.

 

 

 

 

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