E-fattura a misura di privacy, Entrate al lavoro con il Garante
Proroga dell’obbligo troppo costosa, si valutano adeguamenti amministrativi
In dirittura la decisione dei commercialisti sull’incarico per il portale
Correzioni tecniche, da adottare in tempi rapidissimi, su temi come il trattamento dei dati non fiscali e la profilazione di tutti i soggetti che accedono a informazioni sensibili. La comunicazione del Garante privacy, che venerdì ha chiesto all’agenzia delle Entrate di rivedere il meccanismo della fattura elettronica per allinearlo al regolamento europeo in materia, ha portato un momento di crisi che, nella giornata di ieri, è già quasi completamente svanito.
Dopo avere annunciato una risposta «in tempi rapidi» nel giorno della comunicazione dell’Authority, l’agenzia delle Entrate fa seguito alle promesse e spiega di avere «iniziato un percorso di interlocuzione con il Garante». L’obiettivo è valutare insieme le osservazioni che sono state avanzate dall’Autorità e trovare gli eventuali correttivi che siano considerati necessari.
Insomma, se nelle prime ore una proroga dell’obbligo fissato al 1° gennaio 2019 era sembrata probabile, questa soluzione (si veda il pezzo in pagina 5) è stata considerata non praticabile ed eccessivamente costosa dal Governo. Così, adesso si sta procedendo in via amministrativa, battendo la strada di aggiustamenti tecnici che consentano di mandare a regime, nel giro di meno di un mese e mezzo, come previsto, un sistema che sia pienamente conforme alle regole europee in materia di privacy.
Da nessuna delle due parti coinvolte nella procedura (Entrate e Garante privacy) sembra, così, esserci intenzione di arrivare ai passaggi successivi all’attivazione del potere di avvertimento dell’Autorità. In teoria, infatti, in caso di risposta non soddisfacente, sarebbe possibile arrivare prima a prescrizioni del Garante e poi, addirittura, a sanzioni pesantissime. Un’ipotesi che, a questo punto, appare improbabile.
Molto più probabile, invece, che l’infrastruttura costruita attorno al Sistema di interscambio venga corretta o integrata sui punti considerati più esposti a rischio dall’Authority, come la trasmissione e l’archiviazione massiva di informazioni senza valore fiscale o la possibilità da parte di terzi intermediari di usare le fatture per profilare le abitudini dei clienti. Questo lavoro di messa in sicurezza riguarderà soprattutto i tecnici che, con ogni probabilità, metteranno nei prossimi giorni a punto procedure blindate per la gestione della privacy legata all’e-fattura, indicando ad esempio le modalità di profilazione di tutti i soggetti che accedono ai documenti o gli standard di sicurezza da rispettare per i soggetti terzi.
Intanto, a testimoniare che il lavoro sulla fattura elettronica non si è fermato, i commercialisti stanno portando avanti il loro progetto per avere una piattaforma da fornire agli iscritti. Oggi o domani il Consiglio nazionale della categoria potrebbe prendere importanti decisioni sul portale: mesi fa è stata aperta una gara con un prezzo a base d’asta di 3 centesimi a fattura elettronica, e tra le offerte pervenute c’è chi ha proposto ribassi significativi, fino a 0,03 cent a fattura, e si attende la comunicazione del vincitore. Il condizionale, però, è d’obbligo perché qualche giorno fa il Garante della concorrenza e del mercato ha scritto al Consiglio nazionale per avere informazioni sulla piattaforma.
Nonostante il Consiglio nazionale si stia adoperando per facilitare il passaggio al nuovo adempimento ai propri iscritti, poco può fare contro l’incertezza del momento, che, però, potrebbe rafforzare le possibilità di una sospensione delle sanzioni per tutto il 2019, richiesta avanzata in più occasioni dai vertici della categoria e ieri rilanciata dall’Unione nazionale dottori commercialisti ed esperti contabili per bocca del presidente, Daniele Virgillito: «Adesso, più che una proroga – afferma – servirebbe flessibilità e un totale e concreto azzeramento delle sanzioni per l’intero 2019». Anche l’Adc chiede l’estensione del periodo di tolleranza e invita alla creazione di «tavoli di analisi tra i referenti tecnici dell’agenzia delle Entrate, le associazioni sindacali dei commercialisti, il Consiglio nazionale e le associazioni dei produttori di software».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Giuseppe Latour
Federica Micardi
Dopo avere annunciato una risposta «in tempi rapidi» nel giorno della comunicazione dell’Authority, l’agenzia delle Entrate fa seguito alle promesse e spiega di avere «iniziato un percorso di interlocuzione con il Garante». L’obiettivo è valutare insieme le osservazioni che sono state avanzate dall’Autorità e trovare gli eventuali correttivi che siano considerati necessari.
Insomma, se nelle prime ore una proroga dell’obbligo fissato al 1° gennaio 2019 era sembrata probabile, questa soluzione (si veda il pezzo in pagina 5) è stata considerata non praticabile ed eccessivamente costosa dal Governo. Così, adesso si sta procedendo in via amministrativa, battendo la strada di aggiustamenti tecnici che consentano di mandare a regime, nel giro di meno di un mese e mezzo, come previsto, un sistema che sia pienamente conforme alle regole europee in materia di privacy.
Da nessuna delle due parti coinvolte nella procedura (Entrate e Garante privacy) sembra, così, esserci intenzione di arrivare ai passaggi successivi all’attivazione del potere di avvertimento dell’Autorità. In teoria, infatti, in caso di risposta non soddisfacente, sarebbe possibile arrivare prima a prescrizioni del Garante e poi, addirittura, a sanzioni pesantissime. Un’ipotesi che, a questo punto, appare improbabile.
Molto più probabile, invece, che l’infrastruttura costruita attorno al Sistema di interscambio venga corretta o integrata sui punti considerati più esposti a rischio dall’Authority, come la trasmissione e l’archiviazione massiva di informazioni senza valore fiscale o la possibilità da parte di terzi intermediari di usare le fatture per profilare le abitudini dei clienti. Questo lavoro di messa in sicurezza riguarderà soprattutto i tecnici che, con ogni probabilità, metteranno nei prossimi giorni a punto procedure blindate per la gestione della privacy legata all’e-fattura, indicando ad esempio le modalità di profilazione di tutti i soggetti che accedono ai documenti o gli standard di sicurezza da rispettare per i soggetti terzi.
Intanto, a testimoniare che il lavoro sulla fattura elettronica non si è fermato, i commercialisti stanno portando avanti il loro progetto per avere una piattaforma da fornire agli iscritti. Oggi o domani il Consiglio nazionale della categoria potrebbe prendere importanti decisioni sul portale: mesi fa è stata aperta una gara con un prezzo a base d’asta di 3 centesimi a fattura elettronica, e tra le offerte pervenute c’è chi ha proposto ribassi significativi, fino a 0,03 cent a fattura, e si attende la comunicazione del vincitore. Il condizionale, però, è d’obbligo perché qualche giorno fa il Garante della concorrenza e del mercato ha scritto al Consiglio nazionale per avere informazioni sulla piattaforma.
Nonostante il Consiglio nazionale si stia adoperando per facilitare il passaggio al nuovo adempimento ai propri iscritti, poco può fare contro l’incertezza del momento, che, però, potrebbe rafforzare le possibilità di una sospensione delle sanzioni per tutto il 2019, richiesta avanzata in più occasioni dai vertici della categoria e ieri rilanciata dall’Unione nazionale dottori commercialisti ed esperti contabili per bocca del presidente, Daniele Virgillito: «Adesso, più che una proroga – afferma – servirebbe flessibilità e un totale e concreto azzeramento delle sanzioni per l’intero 2019». Anche l’Adc chiede l’estensione del periodo di tolleranza e invita alla creazione di «tavoli di analisi tra i referenti tecnici dell’agenzia delle Entrate, le associazioni sindacali dei commercialisti, il Consiglio nazionale e le associazioni dei produttori di software».
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Giuseppe Latour
Federica Micardi

