Confedilizia, cedolare secca da ampliareFranco Adriano
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Confedilizia spera almeno in un segnale da parte del parlamento, nell’esame della manovra 2019, «per restituire fiducia ad un comparto stremato». Anche se «servirebbe uno shock uguale e contrario rispetto a quello avvenuto a fine 2011 che continua a devastare il settore immobiliare», come ha spiegato ieri il presidente Giorgio Spaziani Testa nel corso di una conferenza stampa sulla manovra organizzata nella sede della confederazione. L’attenzione, allora, è focalizzata su alcune specifiche richieste che si possono attuare gradualmente o «con più coraggio». A partire dalla cedolare secca per immobili commerciali e artigianali, che rappresenta per Confedilizia «un piccolo passo in avanti» per iniziare a risolvere il problema crescente dei locali sfitti a causa dell’e-commerce e di una tassazione giudicata per lo meno penalizzante. Tuttavia, «qui si fermano i nostri apprezzamenti al governo», ha messo le mani avanti Spaziani Testa, perché la cedolare secca del 21%, così come appare nel testo della manovra, non vale per tutti ma soltanto per i nuovi contratti di locazione e soltanto fino ad una superficie di 600 metri quadrati. Dunque, la prima richiesta al parlamento è che non valga solo per il 2019, ma anche per gli anni a venire. Necessaria anche la stabilizzazione della cedolare secca del 10% per gli alloggi a canone concordato: per Confedilizia è penalizzante firmare un contratto di locazione pluriennale con una proroga sulla cedolare secca che scade il 31 dicembre 2019. Tutto ciò, se attuato in blocco, comporterebbe una perdita di gettito di circa 950 mln, ma si può intervenire «a piccoli passi». C’è da considerare, poi, che «tutto ciò che arriverebbe in tasse allo Stato dal patrimonio sfitto da molti anni e dalle imposte che deriverebbero dalle nuove attività che nascono», ha spiegato Spaziani Testa. Sulla possibile fusione Imu-Tasi, Confedilizia sottolinea che l’emendamento sottoscritto da alcuni deputati della Lega, e «segnalato», determinerebbe un innalzamento della tassazione sulla proprietà immobiliare dal massimale «già spropositato» del 10, 6 per mille all’11,4 per mille, «oltretutto senza prevedere la partecipazione dell’occupante come in altre legislazioni europee». Sull’eliminazione di Imu e Tasi sui negozi sfitti promossa l’approvazione tout-court dell’emendamento Calderoli-Ruocco. Sull’eliminazione delle tasse su canoni di locazione non percepiti, invece si auspica che nell’esame del ddl bilancio venga inserita la promessa elettorale di Salvini, finalizzata «ad esonerare dal pagamento dell’Imu i proprietari dei locali commerciali non utilizzati». Per le detrazioni fiscali per gli interventi sugli immobili, Confedilizia chiede che possa essere applicata fino al 2021 la proroga per il 2019 delle detrazioni spettanti per le spese sostenute per gli interventi di efficienza energetica, ristrutturazione edilizia e per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici, contenuti in manovra e «certamente da apprezzarsi». Inoltre, chiede che si disponga la riduzione alla metà dell’aliquota applicabile agli immobili locati. Se si intende, poi, mantenere l’imposizione sulle case di maggior pregio adibite ad abitazione principale, si elimini l’improprio riferimento alle unità immobiliari delle categorie catastali A/1, A/8 e A/9 e si reintroduca i vecchi criteri. Almeno si mantenga la detrazione minima di 200 euro. Contestato infine lo sblocco dei tributi locali.

