La rottamazione-ter eclissatadi Giuliano Mandolesi
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A rischio gli 11 miliardi di incassi della rottamazione-ter. Se con il terzo atto della definizione agevolata (si veda ItaliaOggi dell’8/1/19) il Governo puntava a incassi record di oltre 11 miliardi di euro, grazie al piano di dilazione più lungo e al ripescaggio dei debitori incapaci di perfezionare le precedenti edizioni delle rottamazioni, con tutta probabilità dovrà rimettere mano alla calcolatrice e rivedere le stime fortemente a ribasso di anche oltre 2 miliardi.

La probabile riduzione degli incassi è la naturale conseguenza dell’introduzione del nuovo condono riservato alle sole persone fisiche, novazione della legge di Bilancio 2019, il cui meccanismo a «saldo e stralcio», oltre all’integrale sconto di interessi di mora e sanzioni, prevede il taglio anche gran parte del tributo.

Il risultato è dunque facilmente pronosticabile e per una percentuale non irrilevante di contribuenti persone fisiche verrà meno l’appeal in termini di convenienza della rottamazione-ter e, di conseguenza, anche i miliardi previsti nelle casse dello Stato che facevano parte delle «coperture» della manovra.

Secondo quanto indicato nella relazione tecnica del dl fiscale (decreto legge 119/2018) ripartendo in cinque anni il gettito atteso dell’estensione della rottamazione-ter anche ai ruoli affidati all’agente della riscossione dal 1 ottobre 2017 al 31 dicembre 2017 e dalla nuova riapertura della possibilità per definire in via agevolata anche i debiti riferiti ai carichi affidati dal 1 gennaio 2000 al 31 dicembre 2017 si prevedevano introiti regolari nelle casse dell’erario di circa 2.220 miliardi l’anno a partire da 2019 fino a 2023 (l’intero arco temporale della rateizzazione ampliata).

La stima è stata effettuata sulla base di un previsione (forecast) di incasso calcolata applicando al monte debitorio realmente esigibile affidato al riscossore (al netto di soggetti falliti, società cessate e sospensioni) di circa 559.116 miliardi di euro il tasso di pagamento prospettico dell’1,99% da cui gli oltre 11.100.

Sebbene molti di questi debiti fiscali siano relativi a società di capitali e enti, soggetti esclusi dall’ambito applicativo del nuovo «saldo e stralcio», gran parte di quelli relativi a persone fisiche, una percentuale di certo rilevante, sarà inevitabilmente dirottata sulla nuova forma condonistica che, di fatto, sebbene preveda un limite quantitativo Isee, fissato a 20 mila euro, lascia aperte le porte dell’utilizzo dello strumento anche a nuclei familiari con redditi non proprio da «grave e comprovata difficoltà economica».

Sulla base del parametro Isee infatti rientrerebbero nella sanatoria ad esempio anche un nucleo familiare composto da 4 persone monoreddito da 55 mila euro e casa in affitto ed una famiglia di tre persone con appartamento di proprietà con valore imu di 100 mila euro e reddito complessivo di 30 mila.

A differenza proprio dell’ormai rodatissima definizione delle cartelle, l’extra gettito sottratto non sarà riassorbito interamente dagli introiti del saldo e stralcio perché, come detto, il nuovo meccanismo prevede una scontistica ben più elevata.

Le persone fisiche che intenderanno utilizzare il saldo e stralcio infatti avranno lo sconto di intessi, sanzioni e pagheranno solo parte del tributo sulla base del proprio Isee ovvero:

– il 16% del dovuto con Isee entro gli 8.500 euro;

– il 20% del dovuto con Isee tra gli 8.500 ed i 12.500 euro;

– il 35% del dovuto con Isee oltre i 12.500 euro.

Prevedendo dunque in maniera del tutto spannometrica che il 30% del gettito stimato (gli 11,1 mld) sia relativo al monte debitorio delle sole persone fisiche con Isee nucleo entro i 20 mila e che lo stesso venga dirottato dalla rottamazione al saldo e stralcio, applicando la percentuale più alta stabilita per il pagamento del nuovo condono ovvero il 35%, a fronte di una perdita di gettito di 3.330 miliardi di incassi della rottamazione (il 30% di 11.1 mld) si avrebbe un incasso di soli 1.115 miliardi di saldo e stralcio (il 35% di 3.330 mld) con un differenza negativa generale di 2.164 miliardi, una cifra assolutamente di non poco conto.

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