Equo compenso, servono i decreti attuativi
Tributaristi in pressing sull’equo compenso. La norma, introdotta dalla legge di bilancio 2018, è ancora in attesa dei relativi decreti attuativi. «Non solo», ha evidenziato il presidente nazionale Lapet Roberto Falcone, «è necessario che il legislatore intervenga a definire i parametri di riferimento per i professionisti di cui alla legge 4/2013».
In tal senso, la Lapet si era già espressa durante tutto l’iter dei lavori parlamentari di approvazione della legge. «Non c’è una ragione valida che possa motivare questo ritardo, per questo, abbiamo recentemente rinnovato le nostre istanze al legislatore, attraverso la stesura di un apposito documento» ha spiegato Falcone. Nel testo si legge specificatamente che nel caso dei professionisti non organizzati in ordini o collegi ma che rientrano nel campo di applicazione della legge 14 gennaio 2013, n. 4, il parametro per valutare l’equo compenso potrebbe essere determinato mediante una stima dei prezzi medi correnti delle prestazioni di servizi, da effettuarsi in seno alle Camere di Commercio e in contraddittorio con le associazioni più rappresentative dei professionisti.
Tuttavia, nel caso dei tributaristi, a maggior ragione se qualificati e certificati, il parametro dell’equo compenso potrebbe essere individuato, per analogia di competenze e attività, nei parametri di cui al capo III del decreto 20 luglio 2012, n. 140.
Qualora si tratti specificatamente di tributaristi Lapet, la soluzione più opportuna, al fine di valutare l’equo compenso, potrebbe essere il riferimento al tariffario elaborato dall’associazione pubblicamente riportato sul sito www.iltributarista.it e peraltro destinato, come si legge in intestazione, a «garantire un compenso equo e decoroso in relazione alla prestazione svolta». «In tal senso il tariffario, avente esclusivamente valore di indirizzo per il consulente, concorrerebbe a garantire l’equità e la trasparenza del corrispettivo per prestazione», ha spiegato Falcone. Inoltre, l’utilizzo dei parametri non potrà precludere al giudice di entrare nel merito del rapporto e di determinare l’equo compenso sulla base delle concrete modalità di esercizio dell’attività professionale.
Al fine di colmare le lacune del legislatore, da qualche tempo, si sono attivate alcune regioni, quali: Toscana, Puglia, Calabria, Sicilia, Campania, Basilicata e recentemente anche il Lazio attraverso la definizione di linee guida. «Questi interventi rappresentano un primo passo concreto di un ente della pubblica amministrazione nei confronti della materia dell’equo compenso affinché non siano più richiesti compensi zero per incarichi e prestazioni professionali. Ma non basta. È giunta l’ora che il governo intervenga a definire le modalità di determinazione del compenso al fine di ottenere una quantificazione equa dello stesso, a vantaggio non solo dei professionisti ma anche dell’utenza che ad essi si rivolge», ha concluso Falcone

