Errori formali con assoluzione

di Cristina Bartelli
e Giuliano Mandolesi


Sanatoria degli errori formali per tutti. L’Agenzia delle entrate spinge l’acceleratore per consentire di rimuovere gli errori formali anche in caso di verifica in corso, stop solo in caso di frode, «su cui bisogna reprimere, perché se l’obiettivo è la massima prevenzione per fatti conclamati come le frodi non bisogna transigere». Sono queste alcune linee interpretative che il direttore dell’Agenzia delle entrate Antonino Maggiore ha fornito ieri al video forum organizzato dal consiglio nazionale dei dottori commercialisti sulla sanatoria delle irregolarità formali e pace fiscale. 


Per la prima in scadenza il 31 maggio 2019, Maggiore ha annunciato l’arrivo di una circolare esplicativa a giorni: «Nella circolare si troveranno gli elenchi di tutte le casistiche in cui l’errore sussiste e in cui non sussiste», ha anticipato Maggiore che ha aggiunto: «Nella circolare sarà riconosciuto anche per gli intermediari lo sforzo della rimozione dell’errore nella comunicazione dati, ma con la rimozione ci deve essere anche l’invio del dato non trasmesso». Una sanatoria, quella degli errori formali di buon senso per Alberto Gusmeroli, vicepresidente della commissione finanze della camera: «È una misura importante per imprese perché spesso molte delle sanzioni derivano da errori formali che non hanno neanche contribuito a una diminuzione del versamento delle imposte. In questo modo con un semplice f24 in due rate da 600 euro o in una soluzione da 1200 entro il 31 maggio, si sistemano fino a sei anni». Gusmeroli ha poi ricordato che è in approvazione, in prima lettura, la pdl semplificazioni fiscali, Ruocco-Gusmeroli: «È il primo cammino di semplificazione vera che riesce a tradursi in un provvedimento legislativo». Sul punto Massimo Miani, padrone di casa e presidente del consiglio nazionale dei dottori commercialisti ha ricordato: «sono anni che i commercialisti propongono semplificazioni. Dei 45 mln di contribuenti il 75% adempie per tramite di un commercialista e dei 178 mld di gettito fiscale circa 134 mld affluisce alle casse stato per il lavoro dei commercialisti. Dati questi che dimostrano il ruolo importante che la professione svolge per il paese anche se non ci sentiamo rispettati per il lavoro che svolgiamo». 


Il giustificato motivo evita la necessità di dover rimuovere le irregolarità formali. Secondo quanto dichiarato dai vertici dell’Agenzia delle entrate durante il forum del consiglio nazionale dei dottori commercialisti infatti, il contribuente che usufruirà della sanatoria degli errori formali qualora non dovesse rimuovere alcune delle violazione commesse negli anni oggetto della sanatoria stessa, così come espressamente richiesto invece dalla norma, se in «buona fede», non sarà sanzionabile a patto che provveda a correggere la violazione riscontrata entro 30 giorni.


Ovviamente la «buona fede» e la «diligenza ordinaria» nell’espletamento delle formalità del condono, concetti determinanti ribaditi durante il forum, non potranno essere prese in considerazione qualora le irregolarità o le omissioni non rimosse siano già state riscontrate mediante precedenti verifiche o anche tramite comunicazioni e compliance. Oltre alla «buona fede» e alla «diligenza ordinaria», concetti generici e di certo interpretabili che rischiano in alcuni casi di trasformare il pagamento dei 200 euro l’anno previsti per la regolarizzazione in un vero e proprio obolo da versare ad occhi chiusi all’erario, l’Agenzia delle entrate durante il convegno ha perimetrato ulteriormente l’ambito applicativo della sanatoria indicando alcune specifiche casistiche in cui la rimozione della violazione diviene invece vincolante per perfezionare il condono.


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