Addizionali Irpef in aumento
di Matteo Barbero e Cristina Bartelli
Icomuni spingono sull’acceleratore dell’addizionale Irpef. Grazie alla reintroduzione della facoltà di aumentare i tributi locali, sono già 469 i sindaci che hanno ritoccato all’insù il balzello, che si aggiungono ai 3173 che avevano già raggiunto l’aliquota massima. Il dato emerge dal corposo Rapporto 2019 sul coordinamento della finanza pubblica predisposto dalla Corte dei conti. Il volume conferma i timori legati al possibile incremento della pressione fiscale locale innescati dalla decisione, assunta da Governo e Parlamento nella manovra finanziaria varata lo scorso dicembre, di non confermare il blocco che era in vigore dal 2016. Come prevedibile, molte amministrazioni, dopo tre anni di stasi, si sono affrettate ad adottare le delibere per appesantire il carico. Tenendo conto anche di quelli che già si erano mossi in tal senso fino al 2015, oggi possiamo dire che quasi un comune su due incamera lo 0,8 per cento dei redditi dei propri cittadini, soglia massima consentita dalla legge. Non solo: aumenta anche il numero degli enti che hanno deciso di passare da aliquote differenziate ad una monoaliquota, ovvero hanno incrementato la misura delle aliquote applicabili per uno o più degli scaglioni inferiori a quello più elevato. L’effetto è sempre lo stesso: aumentare il prelievo, anche perché l’addizionale è un’entrata sicura e poco percepibile, a differenza delle imposte immobiliari, su cui si registrano tassi di malcontento ed evasione assai più elevati. È anche vero che, dopo la cancellazione di Imu e Tasi sulla prima casa, l’imposta sui redditi è l’ultimo tributo utilizzabile per far concorrere i residenti alle spese generali diverse da quelle legate alla raccolta ed allo smaltimento dei rifiuti.
Tax expenditure. Il ginepraio fiscale delle 466 tax expenditures genera una spesa annua per l’erario (risparmio per i contribuenti) pari a 55 mld. Dal riordino di questo ginepraio sembra dipendere, oggi più che mai l’avvio della riforma fiscale Irpef con la flat tax e soprattutto una strada per neutralizzare l’aumento dell’Iva previsto con le clausole di salvaguardia. Accanto al riordino, la formula omnicomprensiva di riduzione della evasione ed elusione fiscale da attuare con l’estensione della fatturazione elettronica anche per chi oggi ne è esente (forfetari), riduzione del contante e archivio dei rapporti finanziari usato in chiave di grande fratello anche nella fase di compliance e adempimento dichiarativo. Un ginepraio, secondo la corte dei conti, difficile se non addirittura impossibile da districare. Dal 2014 si sono susseguite, infatti norme, indicazioni e commissioni volte a ridurre, eliminare o riformare le spese fiscali, con il risultato, evidenziano i giudici nella relazione che «i dichiarati propositi di intervento in materia si caratterizzano per la loro assoluta genericità e indeterminatezza». Cosa fare? Intanto per i giudici nell’elenco delle 466 spese in essere c’è una lacuna metodologica da colmare, mancano le aliquote agevolate Iva. «Andrebbe valutata» evidenziano i giudici nel documento, «di una estensione della ricognizione, con separata evidenza, di quelle fattispecie che, pur non ritenendosi opportuno qualificare spesa fiscale, costituiscano trattamenti derogativi all’assetto ordinario del tributo».
Poi, delle misure censite, si legge nel documento, «Il 65,5 % delle misure riguarda l’Irpef e il 9,7% attiene alle Imposte di bollo, registro e ipocatastali. In termini di rilevanza finanziaria va segnalato che, con riferimento all’anno 2018, 120 misure comportano oneri inferiori ai 10 milioni di euro, 22 misure implicano effetti di trascurabile entità e ben 152 misure, numero questo davvero preoccupante» sostengono i giudici, «risultano di impatto finanziario non quantificabile. Soltanto 14 misure, delle quali 8 nel settore dell’Irpef comportano oneri annuali superiori al miliardo di euro ciascuna».
Forfetari e fatturazione elettronica. Sul capitolo delle misure di contrasto all’evasione e all’elusione, se da un lato si promuove l’introduzione della fatturazione elettronica in ottica anti evasione dall’altro «Vanno, tuttavia, segnalati i rischi che l’attuale impianto normativo presenta per l’efficace funzionamento di un sistema finalizzato alla prevenzione e repressione basato su tali misure». Per i giudici infatti genera effetti distorsivi l’esenzione per i forfetari della e-fattura ed la soglia di accesso al regime è interpretata come un ulteriore incentivo al nero o una spinta al rinvio della contabilizzazione di ricavi e compensi, nonché a un incentivo a non tenere documentazione.

