Imu-Tasi, 10 mld d’acconto
Entro il 17 giugno scorso i proprietari di immobili sono stati chiamati a pagare l’acconto per l’Imu e la Tasi relativo all’anno 2019. Hanno dovuto cioè versare nelle casse dei comuni (e dello Stato per la parte di sua competenza per gli immobili di categoria catastale D) oltre 10 miliardi di euro e questo per il settimo anno di fila (a partire, cioè, dalla riforma Monti del 2012, per un totale complessivo di prelievo che nel 2019 raggiunge i 150 miliardi di euro).
La novità principale di quest’anno è che i comuni a differenza del triennio scorso hanno potuto deliberare aumenti delle aliquote per le varie tipologie di immobili sottoposte alle due imposte (quali, per esempio, abitazioni principali di categoria catastale A1, A8 e A9, seconde case, negozi, aree edificabili ecc.).
Ad un primo esame delle delibere pubblicate sul sito delle finanze, già si potevano segnalare alcuni comuni capoluogo di provincia che hanno modificato in vario modo le proprie aliquote. Fra questi si evidenzia in particolare che:
Avellino ha incrementato le aliquote Imu e Tasi fino ai limiti massimi stabiliti dalla legge, portando molte fattispecie al 10,6 per mille (compresi gli immobili locati a canone concordato che nel 2018 avevano l’aliquota pari al 10,5 per mille);
Biella ha ridotto l’aliquota Tasi per le abitazioni principale (che è passata così da 3,3 a 2,5 per mille);
La Spezia ha aumentato l’aliquota Imu per gli immobili locati ad uso di abitazione principale con contratto a canone concordato (che è passata da 4,6 a 6 per mille) nonché per alcuni immobili che vengono concessi in locazione a studenti universitari;
Lucca ha azzerato la Tasi per tutti e così pur prevedendo, per esempio, un’aliquota Imu più alta dello scorso anno per le abitazioni principali (che è passata da 5 a 6 per mille) nel complesso ha ridotto il prelievo sulle stesse (da 6,8 a 6 per mille);
Pavia ha ridotto l’aliquota Imu per le abitazioni locate a canone concordato (che è passata da 10,6 a 9,6 per mille);
Taranto ha eliminato l’aliquota Tasi per le abitazioni principali, che quindi pagano solo l’Imu (con la somma delle aliquote che è passata, causa l’azzeramento Tasi, da 6,5 a 4 per mille);
Torino ha aumentato, tra le altre fattispecie, l’aliquota per gli immobili locati a titolo di abitazione principale e a canone concordato (da 5,75 a 7,08 per mille);
Udine ha aumentato l’Imu sulle abitazioni principali che però, con l’azzeramento della Tasi, continuano a scontare un’imposta invariata del 6 per mille e, nel contempo, ha ridotto l’aliquota Imu per gli immobili di categoria catastale D non utilizzati, a disposizione o non locati (da 9,8 a 8,6 per mille) e ha ridotto al 7,6 per mille (in precedenza era pari all’8,6 per mille) l’aliquota Imu per le pertinenze (C2, C6, C7) degli immobili ad uso abitativo concessi in comodato ai parenti in linea retta di 1° grado;
Vercelli ha ridotto l’aliquota Imu per gli immobili locati a canone concordato (da 8,5 a 8 per mille).

