Tari: aumento del 76% in 10 anni
La tassa sui rifiuti aumenta, ma i servizi di raccolta restano ancora in molti Comuni al di sotto della sufficienza. È la denuncia che Confcommercio fa alla vigilia della scadenza della Tari 2019 per Milano, il 30 settembre (la data varia da Comune a Comune: a Napoli l’ultima rata si paga entro il 16 novembre, a Roma entro la fine dell’anno).
Introdotta nel 2014, in sostituzione delle precedenti tasse relative alla raccolta e smaltimento dei rifiuti, la Tari è arrivata a valere complessivamente, per cittadini e imprese, 9,5 miliardi di euro, come dimostra il grafico (vedi sotto) elaborato dall’Osservatorio Tasse Locali di Confcommercio. Dall’analisi dei dati risultano incrementi generalizzati della Tari sulla totalità dei capoluoghi di provincia. Negli ultimi otto anni, secondo Confcommercio, la tassa sui rifiuti è cresciuta del 76%, corrispondente a un incremento complessivo di 4,1 miliardi di euro.
Il 2018 avrebbe dovuto rappresentare una svolta: dal 1 gennaio 2018, infatti, secondo quanto previsto dalla legge (comma 653 dell’art. 1 L. n. 147 del 2013) i Comuni avrebbero dovuto avvalersi anche delle risultanze dei fabbisogni standard nella determinazione dei costi relativi al servizio di smaltimento dei rifiuti. I costi del servizio inseriti nel piano finanziario, infatti, rappresentano il principale fattore che determina poi le tariffe pagate dalle diverse utenze domestiche e non.
I cost aumentano per le voci improprie
Il problema è di vecchia data: nella tassazione permangono voci di costo improprie, inserite per coprire, accusa Confcommercio, le inefficienze locali di gestione. Il costo ottimale del servizio di gestione dei rifiuti, calcolato in condizioni di efficienza per garantire i livelli essenziali di prestazione, si può ricavare da OpenCivitas, sito promosso dal Dipartimento delle Finanze e dalla SOSE. Calcolando i fabbisogni standard comune per comune e confrontandoli con i costi del servizio Tari (vedi grafico qui sotto), si scopre come quasi tutte le Regioni (considerando la media tra i capoluoghi di provincia, ed escludendo le Regioni a statuto speciale perché il dato non è disponibile) si discostino ampiamente dal valore standard. I picchi più alti si registrano in Piemonte (36%), in Basilicata (34%), in Calabria (29%), in Liguria (27%) e in Lombardia (25%). Per Confcommercio, la variabilità delle tariffe sui territori e l’incremento tendenziale dei costi per il servizio di gestione dei rifiuti è determinato prioritariamente dall’ammontare, spesso eccessivo, dei piani finanziari dei Comuni.
Tari, costo medio pro capite: male il Lazio
Secondo il calcolo fatto da Confcommercio, anche il costo medio pro capite è generalmente aumentato rispetto al 2017 con percentuali di rilievo in Umbria (+8,5%), Sicilia (+8%) e Lazio (+7%).
Toscana e Abruzzo le più virtuose
Analizzando i dati di OpenCivitas relativi al livello quantitativo del servizio sui diversi territori, misurando con un punteggio da 0 a 10 la quantità di questi servizi offerti da un Comune rispetto alla media dei Comuni della stessa fascia di popolazione, si scopre che non sempre a costi che di anno in anno diventano sempre più alti corrisponde in media un livello di servizio migliore. Come evidenzia Confcommercio, sono diverse le Regioni che si posizionano infatti sotto il livello 6 di sufficienza. Promesse solo Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Piemonte e Veneto.
Ortolani e fiorai i più tartassati
Agli aumenti e al mancato miglioramento dei servizi, si aggiunge anche il continuo ricorso a coefficienti tariffari in crescita per molte categorieSono molte le categorie i cui coefficienti tariffari sono in continuo aumento: a guidare questa classifica sono gli ortolani, i fiorai e le pescherie, mentre i maggiori aumenti riguardano discoteche, ristoranti, negozi di abbigliamento e librerie.

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