Catasto, la riforma non si farà

di Francesco Cerisano


La prossima manovra di bilancio si appresta a essere più che mai una legge di principio. Destinata a dettare le linee generali di interventi che troveranno definizione normativa al di fuori di essa, nel lungo elenco di 23 disegni di legge collegati previsti per il triennio 2020-2022 dalla Nota di aggiornamento al Def, approvata ieri dal consiglio dei ministri. 


Dell’elenco non farà più parte la riforma del catasto. L’annuncio, a sorpresa, è arrivato ieri in serata dal viceministro all’economia Antonio Misiani, che ha subito disinnescato un tema da sempre potenzialmente esplosivo, tornato in auge dopo anni di latenza. 


L’Ue, si sa, da tempo chiede all’Italia di adeguare i valori catastali degli immobili a quelli di mercato, ma il rischio che possa derivarne un’ennesima stangata sul settore immobiliare, già gravato da un’Imu-Tasi che vale 22 miliardi di euro, è alto. Confedilizia, la Confederazione che rappresenta i proprietari immobiliari, ha subito lanciato l’allarme parlando espressamente di «preoccupazione» e «sconcerto». «Il valore degli immobili continua a calare (unico caso in Europa), fino in molti casi all’azzeramento per totale assenza di mercato», ha osservato il presidente Giorgio Spaziani Testa. «Il paese è costellato di case, negozi e uffici sfitti. Ogni anno aumenta il numero di edifici ridotti, anche di proposito, in ruderi. Su tutto questo immenso patrimonio di risparmi gli italiani hanno pagato, dal 2012 al 2019, 183 miliardi di euro di patrimoniale sotto forma di Imu e Tasi, con la conseguenza, fra l’altro, di comprimere i consumi. La priorità è ridurre questo carico spropositato di tassazione, non di applicare la raccomandazione Ue sul catasto, con l’effetto di aumentare ancora le imposte sugli immobili e di ridurre le prestazioni sociali collegate all’Isee». Il dietrofront del governo sul catasto è stato accolto con soddisfazione da Spaziani Testa che ha invitato il governo a concentrarsi sul rilancio del settore immobiliare. Restano invece le preoccupazioni dei proprietari per le indiscrezioni sull’ipotesi di un taglio degli incentivi fiscali anche per gli interventi di ristrutturazione sugli immobili in funzione del reddito dei contribuenti (si parla di riduzioni progressive degli sgravi sopra i 100 mila euro di reddito). Indiscrezioni che fanno a pugni con quanto dichiarato pochi giorni fa dal ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli, il quale, proprio in un messaggio a Confedilizia, aveva detto di ritenere «necessario» prorogare gli incentivi per le ristrutturazioni e per l’efficienza energetica. 


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