Affitti, giù l’evasione dei redditi 

di Giuliano Mandolesi


Crolla l’evasione dei redditi derivanti da locazioni immobiliari. Secondo quanto evidenziato nella Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva allegata alla nota di aggiornamento del Def (Ndef) grazie all’azione combinata prodotta dell’introduzione delle cedolare secca e dalla normativa sui cosiddetti affitti brevi, avviata dall’1 gennaio 2017, la propensione all’evasione dei redditi prodotti dalla locazione di immobili è drasticamente crollata passando dal 15,7% del 2012 al 7,9% del 2017.


Così come si fortemente ridotta la propensione al tax gap per gli affitti anche il relativo evaso in miliardi di euro si è praticamente dimezzato nell’ultimo sessennio passando da 1,322 miliardi di euro nel 2012, al soli 655 milioni del 2017.


L’andamento del tax gap sulle locazioni però non ha avuto un andamento di costante e regolare diminuzione del periodo monitorato 2012-2017.


Dagli 1,322 miliardi del 2012 infatti, anno di introduzione della tassa piatta riservata ai redditi prodotti dalla locazione di immobili abitativi, si è registrato prima un biennio di forte decremento con propensione al tax gap crollata di quasi 7 punti percentuali (dal 15,7% all’8,8% del 2013 e all’8,9% del 2014) con monte evaso ridotto quasi al 50% (739 miliardi nel 2013 e 736 nel 204) e poi un cambio di trend nel 2015 con percentuale di «gap locazioni» tornato quasi ai livelli del 2012, con 14,7% di propensione e 1,265 miliardi evasi, incremento con tutta probabilità correlato, secondo quanto riportato nel Rapporto, alla «diffusione del fenomeno degli affitti di appartamenti per vacanze, anche per tramite di portali online».


Nel 2016 invece si è invece riparti con una riduzione di tutti gli indici «negativi» del sommerso, tax gap locazioni al 10,1% e «soli» 831 milioni di euro evasi ed il decremento e il trend positivo di riduzione dell’economia sommersa del settore è continuato nel 2017 con propensione al «nero» ridotta al 7,9% dell’imposta potenziale e 655 milioni di evaso.


Secondo quanto indicato nell’allegato alla Nadef, il rilevante decremento 2017 è stato supportato anche dall’introduzione della normativa relativa ai c.d. affitti brevi (articolo 4 del decreto legge 24 aprile 2017, n. 50 ) con cui il legislatore da un lato ha ampliato la portata della cedolare anche a questa tipologia di locazioni (in caso di comodati e sublocazioni) e dall’altro ha introdotto l’obbligo per gli intermediari, di comunicare all’Agenzia delle entrate i dati dei contratti di locazione breve stipulati e, in caso di incasso del corrispettivo, anche il vincolo ad operare la ritenuta pari al 21% della locazione.


Il report a sostegno della tesi che la normativa «affitti brevi» ha di fatto avuto un immediato riscontro evidenzia anche che «per l’anno d’imposta 2017 (ovvero per il periodo dal 1° giugno al 31 dicembre di tale anno), sono state inviate certificazioni uniche relative a circa 33 mila contribuenti, per un totale di quasi 263 mila contratti e un importo dei canoni di circa 125 milioni di euro, nonché comunicazioni relative a 7.500 contribuenti, per un totale di quasi 55 mila contratti e circa 32 milioni di euro di canoni».


È importante sottolineare che il tax gap relativo ai canoni di locazioni è un dato statistico calcolato procedendo al confronto degli importi dichiarati con il dato della produzione Istat per la branca «Affitto e gestione di immobili propri» che corrisponde ai canoni di affitto percepiti dai locatori sottraendo poi gli importi dichiarati al fisco al fine di ottenere il gap nella base imponibile e tale confronto viene effettuato limitatamente alle persone fisiche, in quanto per le società il relativo gap è incluso nel calcolo del gap da imposte sul reddito, Ires o Irpef.


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