Manovra 2020 senza tagli Reintegro solo per Imu-Tasi
Il Governo conferma i trasferimenti ma chiede più accantonamenti
All’appello mancano ancora i 560 milioni relativi alla spending review 2018
Assenza di ulteriori tagli agli enti locali, reintegro dei contributi Imu-Tasi, fondo per le infrastrutture sociali, riforma di alcuni tributi e della riscossione: sono questi i contenuti della manovra annunciati dal governo all’ottava Conferenza Ifel della settimana scorsa (si veda il Sole 24 ore del 24 ottobre scorso). Alcune norme saranno inserite nel decreto fiscale (o nella fase di emanazione o in sede di conversione), mentre altre faranno parte del pacchetto enti locali previsto nella legge di bilancio.

Non sono invece ancora state trovate le risposte alle ulteriori richieste degli enti locali in tema di reintegro dei 560 milioni del taglio spending review, fondo crediti dubbia esigibilità e fondo garanzia debiti commerciali.

Oltre all’assenza di ulteriori tagli, è stata fornita la certezza del reintegro di 110 milioni del Fondo Imu-Tasi, da aggiungere ai 190 milioni che la legge 145/2018 ha già assegnato fino al 2033. Solo per il 2019 poi il decreto semplificazioni aveva integrato queste risorse di 110 milioni. La prossima manovra prevederà gli ulteriori 110 milioni per tre anni, e potranno essere utilizzati per la parte corrente senza vincoli di destinazione, come chiedono gli enti locali.

Per le fusioni ci saranno 30 milioni in più già dall’anno 2019 con il decreto fiscale e, a decorrere dal 2020, con la manovra.

Le risorse per gli investimenti saranno focalizzate su due sfide: il green new deal e le «infrastrutture sociali», per le quali arriverà un nuovo fondo investimenti di 300 milioni.

Sul fronte dei tributi arriverà l’unificazione, a parità di gettito, di Imu e Tasi, a vantaggio sia dei contribuenti sia degli uffici comunali. Così come l’unificazione dei tributi minori (occupazione suolo e pubblicità). Nel pacchetto fiscale sarà presente anche la riforma della riscossione, dalla quale gli enti attendono novità di rilievo, oltreché un nuovo sistema di notifiche digitali degli atti, che ridurrà il contenzioso e farà risparmiare il costo delle notifiche.

Fra i nodi da sciogliere, il primo riguarda il reintegro dei 560 milioni della spending scaduta nel 2018, che vede fra le ipotesi tecniche anche un percorso graduale. La sua restituzione, sostiene Ifel, può fornire la base per il superamento della perequazione «orizzontale» finanziata solo con l’Imu comunale.

Sempre in tema di perequazione e fondo di solidarietà comunale, gli enti attendono di conoscere le regole per il 2020; a legislazione vigente si prevede di distribuire con il metodo perequativo l’85% delle risorse (contro il 45% del 2018 confermato anche per il 2019).

I Comuni più in difficoltà con la riscossione chiedono, dal canto loro, un alleggerimento dell’obbligo di accantonamento minimo obbligatorio al fondo crediti dubbia esigibilità, che a legislazione vigente nel 2020 deve raggiungere il 95% (contro l’85% del 2019), per poi diventare a regime dal 2021.

Dal prossimo anno scatta anche l’obbligo di effettuare importanti accantonamenti al Fondo garanzia debiti commerciali, per gli enti che, con riferimento all’esercizio 2019, non ridurranno il debito commerciale residuo (se di rilevante ammontare rispetto al volume fatture) o che non rispetteranno i tempi di pagamento delle transazioni commerciali.

L’accantonamento, che dovrà essere calcolato dalla giunta entro il nuovo termine del 28 febbraio (posticipato di un mese dal decreto fiscale) in percentuale sugli stanziamenti di spesa per acquisto di beni e servizi del bilancio 2020-2022, rischia di “ingessare” importanti risorse correnti proprio negli enti più in difficoltà su questo fronte.

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