Italia ancora allettante per l’immobiliare

Olaf Schmidt

L’Italia continua a rappresentare un paese allettante per gli investitori stranieri. In particolare per chi vuole puntare sul settore immobiliare. A dirlo è Dla Piper che, nei giorni scorsi, ha organizzato a Milano la sesta edizione del real estate summit «Quo Vadis Italia?», in collaborazione con Cbre, Cushman&Wakefield, Gva Redilco, Jll e Urban Land Institute (Uli). Un’ottima occasione per tastare l’umore di importanti investitori internazionali e italiani, banche e asset manager sul clima degli investimenti in Italia. E pare che l’opinione generalizzata sia che il Belpaese, continua a essere attrattivo. «È una buona notizia per l’Italia che la recente crisi politica non abbia avuto un impatto negativo sulla volontà degli investitori: oltre il 70% degli intervistati ha dichiarato di non essere stato dissuaso nei suoi progetti di investimento» ha commentato Olaf Schmidt, managing director groups di Dla Piper e promotore del summit Quo Vadis. Da una survey realizzata dallo studio legale internazionale emerge che i fattori principali che impattano in modo negativo sull’opinione degli investitori interessati all’Italia, sono i procedimenti amministrativi lunghi e imprevedibili (70,3%), la pressione fiscale troppo elevata (18,7%) e un quadro legislativo poco trasparente (37,5%). Tra gli elementi che influenzano invece positivamente i piani di investimento immobiliare ci sono la crescita media degli affitti (42,2%), i tassi di interesse significativamente inferiori e quindi conseguenti buoni rendimenti finanziari (26,6%), e la liquidità ad alta disponibilità (20,3%)».


Le previsioni per il futuro? Secondo il report, in un’ottica temporale di circa un anno, i settori su cui maggiormente punteranno gli investitori sono ancora quello degli uffici in testa (64,5%), c’è un crollo nel Retail (solo il 25,8% contro il 52,6% del 2018) e nelle infrastrutture (1,6% contro il 3,5% del 2018). Il Residenziale e il settore Hotel&Leisure sono invece quelli che vedono raddoppiare il volume di investimenti (rispettivamente 61,3% e 50% contro i precedenti 33,3% e 28%). Il balzo maggiore lo fanno però lo Student Housing (46,7% contro il 19,3%) e il Senior Living (33,87% contro l’8,7%). Gli altri settori, che includono gli spazi di co-working, i datacenters e il settore sanitario, racchiudono solo il 5% dell’interesse totale.


La geografia degli investimenti Milano è saldamente in testa (80,9%) fra le aree che gli investitori ritengono essere le migliori per opportunità di profitto/investimento. Dopo Milano seguono Roma, che convince il 65% degli intervistati, le periferie milanesi (42,8%), il Nordest (31,7%), il Nordovest (25,4%). Le parti di territorio meno apprezzate sono le periferie romane (11,1%), l’Italia centrale (11,1%) e il Sud Italia e le Isole (7,9%).


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