Il superbonus è una leva da 6 miliardi ma la burocrazia rischia di bloccarlo
Potenzialità e nodi. Pochi cantieri aperti nonostante l’incentivo del 110% e la possibilità di cedere il credito siano graditi alla filiera Imprese banche e professionisti chiedono l’allungamento dei tempi e la semplificazione delle norme per accedere ai benefici

l mercato è in grande fermento ma i cantieri aperti sono ancora pochi. Eppure la misura del superbonus 110%, con la possibilità di cedere il credito di imposta all’impresa che esegue i lavori o alla banca che partecipa all’operazione, mette d’accordo tutti gli operatori della filiera edilizia. Sì, perché il provvedimento è in grado di spingere la riqualificazione del patrimonio immobiliare del Paese e di generare – secondo una stima del Cresme, il centro di ricerca sull’industria delle costruzioni – investimenti non inferiori a circa sei miliardi di euro in 18-20 mesi. A patto però che vengano rimossi i freni costituiti dalla complessità della normativa e delle procedure burocratiche. E che la scadenza della misura, oggi prevista per la fine di giugno del 2022, sia fatta slittare.

«Il vero problema è il tempo – conferma Giovanni Savorani, presidente di Confindustria ceramica -. Un prolungamento dei termini consentirebbe di evitare che a tanti sia precluso l’accesso ai benefici e di scongiurare il rischio di una impennata dei prezzi per gli interventi di riqualificazione. Serve un respiro di almeno cinque anni». Savorani è uno dei partecipanti al convegno online, promosso proprio da Confindustria Ceramica e da Bper Banca, che domani farà il punto sul superbonus. Dei 12 milioni di edifici presenti in Italia tre su quattro hanno più di quarant’anni. Quanto all’efficienza energetica – il 40% delle emissioni di inquinanti proviene dalle costruzioni – circa il 60% delle abitazioni si trova in fascia G, all’ultimo posto della scala che indica il livello di prestazione energetica di un immobile. «Condizioni che rendono impossibile intervenire nell’arco di un solo anno – prosegue Savorani -. Con il pericolo concreto che la misura diventi un fuoco di paglia, anche a fronte degli iter burocratici». È così che la sburocratizzazione e il rinvio della scadenza appaiono come il punto di svolta per la realizzazione di progetti che mediamente oscillano da un minimo di 30mila a un massimo di 150mila euro per abitazione.

«Le pratiche sono molto complesse e lunghe», spiega Enrico Celin, presidente di Angaisa, l’associazione a cui fanno capo i distributori all’ingrosso e al dettaglio di prodotti idrotermosanitari, pavimenti e rivestimenti. «Pochissimi Comuni – prosegue Celin – hanno addetti in grado di fornire i documenti necessari in breve tempo: a volte l’attesa dura tre mesi. E va considerato che non è raro riscontrare difformità tra la documentazione catastale e quella che viene rilasciata dai Comuni».

C’è poi il tema della scarsità sul mercato, rispetto alla domanda (che è in crescita), dei professionisti a cui affidare lo sviluppo delle pratiche (ingegneri, geometri, architetti) e di una integrazione delle competenze che richiede general contractor: adesso sono ancora pochi. Potenzialmente in Italia sono 1,2 milioni i condomini candidati alla ristrutturazione. Ma per ottenere l’agevolazione è necessario dimostrare la piena conformità alle normative urbanistiche e che almeno il 25% delle parti comuni sia coibentato. «Vincoli che restringono la platea dei possibili beneficiari – osserva Francesco Burrelli, presidente di Anaci (amministratori condominiali) -. Anche perché per dimostrare che è tutto a norma devi fare le verifiche dopo aver richiesto la documentazione. E’ anche per questo motivo che molti interventi non sono ancora iniziati».

Un ruolo centrale è quello delle banche. E non solo per quanto riguarda il supporto tecnico per accelerare la cessione dei crediti di imposta. «La banca può agire come un direttore d’orchestra», spiega Pierpio Cerfogli, vice direttore generale e Cbo di Bper Banca, che in poco più di tre mesi ha ricevuto oltre 5mila domande. «Per adesso il collo di bottiglia è dato dalla complessità della documentazione da presentare. Ma l’istituto di credito deve facilitare con procedimenti smart. Parliamo di una attività che oggi è tra le prevalenti per gli istituti di credito, che devono essere per il cliente un sistema capace di attivare consulenze e competenze. Dando così anche un contributo allo sviluppo sostenibile».

fonte sole24h