Casa, sugli incentivi aliquote sotto esame per contenere i costi
Al Mef si studia un sistema di armonizzazione degli sconti fiscali attuali

ROMA

Nelle carte della legge di bilancio il governo lavora alla proroga dei bonus edilizi chiesta a gran voce da imprese e buona parte della politica.

Ma il nuovo intervento, nelle ipotesi tecniche elaborate fin qui al ministero dell’Economia, non sarebbe generalizzato. L’input è stato chiaro, ed è stato in parte svelato mercoledì dallo stesso ministro dell’Economia Daniele Franco nell’audizione alla Nadef: «I bonus sono uno strumento importante – ha detto – ma hanno costi importanti che non sono sostenibili alla lunga».

L’obiettivo, insomma, è contenere il peso degli sconti sul bilancio pubblico. E, più in prospettiva, accompagnare gradualmente il mondo dell’edilizia verso una nuova normalità che limiti in modo graduale la spinta fiscale. Sempre Franco, infatti, illustrando il programma economico del governo alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha evocato direttamente il rischio «bolle» per l’edilizia.

Che cosa significa in concreto tutto questo? Un filone su cui i tecnici di Via XX Settembre hanno lavorato parecchio in queste settimane è l’armonizzazione delle percentuali oggi diversificate a seconda dell’intervento oggetto dell’agevolazione. Nella foresta degli sconti infatti il Fisco assicura un bonus del 50% alle ristrutturazioni, del 65% agli interventi di risparmio energetico, del 90% al rifacimento delle facciate e del 110% alle riqualificazioni energetiche e alla messa in sicurezza degli edifici. In gioco ci sono tra i 15 e i 20 miliardi all’anno. Tanti, per un Paese che nel prossimo triennio punta a tagliare di sette punti di Pil il debito pubblico.

Di qui i diversi scenari prospettati dal lavoro tecnico che fin qui è stato portato avanti in forma riservata, in attesa di un confronto politico che sul tema rischia di accendersi. Le ipotesi puntano a diverse forme di allineamento su una percentuale di sconto più sostenibile per i conti pubblici, che potrebbe far convergere tutto il diversificato mondo dei bonus attuali verso un trattamento fiscale più uniforme.

Ma non è questa l’unica strada battuta dalla preparazione della legge di bilancio. Perché, tanto più con la transizione ecologica al centro di uno dei tre pilastri che guidano il Pnrr, l’esame economico si deve necessariamente accompagnare a quello dell’impatto effettivo della spesa sulla sostenibilità ambientale. Per questa ragione, le ipotesi di selettività messe in campo in queste settimane puntano anche a concentrare le risorse sugli incentivi fiscali legati alle ristrutturazioni che con un risparmio effettivo su riscaldamento ed elettricità e un aumento significativo della classe energetica dell’edificio riducono l’impatto delle abitazioni sull’ambiente. Un occhio di riguardo, poi, viene ancora riservato agli adeguamenti antisismici nelle zone più a rischio e alla ricostruzione nelle aree colpite dai terremoti degli scorsi anni.

Tutto l’impianto tecnico su cui si reggono queste simulazioni deve però reggere all’urto del confronto politico sulla manovra, che su questi temi, come sulle pensioni e sul fisco, non si annuncia morbido. Le parole pronunciate nell’audizione dal ministro dell’Economia hanno acceso l’allarme nella maggioranza, a partire dall’area del Movimento 5 Stelle. Al punto che lo stesso ex premier Giuseppe Conte ha voluto intervenire in prima persona per sostenere la «necessità» di una proroga integrale dei bonus, e di un’estensione del 110% al 2023.

Il tutto mentre resta da risolvere il problema del trattamento contabile delle cessioni del credito autorizzate in pieno stato di emergenza dal decreto Rilancio del 2020; perché è ancora in corso il complicato confronto tecnico con Bruxelles sull’incidenza di queste voci sui saldi di finanza pubblica a partire dal debito.

fonte sole24h