Il Gdpr rappresenta un’opportunità per essere credibili sul mercato

«Il bilancio dei primi mesi è sicuramente positivo. Abbiamo affrontato un progetto che ha comportato significativi investimenti sia in termini economici che organizzativi e la cui realizzazione è dovuta anche alla lungimiranza del top management dell’azienda che è riuscito ad intravedere nella nuova normativa non un ostacolo al business ma una opportunità per avvicinare ancor di più l’azienda stessa ed i suoi prodotti editoriali alle persone. Il Gdpr, in quest’ottica, per noi ha costituito una grandissima opportunità per ottenere maggiore credibilità sul mercato» spiega Andrea d’Agostino, senior legal counsel e responsabile privacy del gruppo Mondadori. La nuova disciplina costituisce una grandissima opportunità. «Il Gdpr ha consolidato la nostra idea di accrescere costantemente il rapporto azienda/cliente garantendo ai dati personali di quest’ultimo la più ampia tutela possibile». Lo snodo Dpo come è stato gestito? «Abbiamo adottato una struttura a doppio livello: una struttura operativa in seno al titolare del trattamento, all’interno della quale ho assunto il ruolo di responsabile e coordinatore, a cui riferiscono risorse dedicate ed esperte in privacy alle quali è demandato lo svolgimento di tutte attività inerenti ad una corretta gestione, protezione e trattamento dei dati personali in possesso dell’azienda mentre una struttura distinta a supporto del Dpo e al cui vertice c’è il Dpo stesso Ugo Ettore Di Stefano, nominato direttamente dal Cda della società capogruppo e a diretto riporto dello stesso, costituita da un comitato di persone provenienti da diverse funzioni aziendali.

Altra realtà, Roche Italia il cui general counsel Fausto Massimino spiega come «l’applicazione del regolamento ha rappresentato allo stesso tempo una grande sfida e un’imperdibile opportunità per Roche, come affiliata e come gruppo, con particolare riferimento ai seguenti aspetti: mappatura di tutti i processi di trattamento per la redazione del Registro dei trattamenti; la definizione di procedure per la gestione delle richieste degli interessati e delle violazioni di dati personali (data breach), lo svolgimento di valutazioni di impatto per ciascuno dei trattamenti svolti, anche rispetto alla selezione di potenziali fornitori o partner di progetti e in applicazione del principio di accountability, redazione e conservazione di documentazione estesa, attestante la correttezza e la coerenza delle operazioni di trattamento che avvengono all’interno o per conto dell’azienda». La funzione di Dpo è stata attribuita a un soggetto esterno (avvocato presso studio legale di riferimento), selezionato sulla base di valutazioni accurate rispetto alla pregressa esperienza in merito alle tematiche di data protection – in particolare per i profili digital, nonché conoscenza del settore di riferimento. Roche ha istituito internamente altri ruoli che presidiano le tematiche privacy e garantiscono lo scambio di informazioni da e verso il Data protection officer.

Tutte le imprese, come noto si trovano a dover fronteggiare la grande sfida dei Big data. «L’emersione del fenomeno dei Big data e la gestione dei dati personali di cittadini e consumatori è diventata un’opportunità di business per le aziende, e di conseguenza una tematica su cui le Autorità di vigilanza stanno necessariamente focalizzando la loro attenzione» spiega Luciano Di Via, partner e responsabile del dipartimento Antitrust di Clifford Chance in Italia. Siamo un caso unico nell’analisi dei nuovi scenari regolamentari. Le autorità competenti hanno ritenuto opportuno procedere a un’analisi congiunta del tema: entro il 2018 è prevista la conclusione dell’indagine conoscitiva sui Big data, avviata congiuntamente dall’autorità Antitrust, dall’AgCom e dal Garante della privacy con l’obiettivo di approfondire le implicazioni dell’utilizzo dei Big data sull’esercizio delle proprie competenze. «Il dato, ancor più se aggregato, è una risorsa preziosa ed essenziale per lo sviluppo di qualsiasi attività economica. Chi detiene i dati dei consumatori ha un deciso vantaggio concorrenziale sui propri competitor. Sarà necessario approntare nuovi strumenti giuridici che possano assicurare un riequilibrio tra la posizione di chi, consumatore o impresa, interagisce con i giganti della rete che dispongono di informazioni complete sulle nostre condotte, economiche e non? In questa prospettiva l’esplicito riconoscimento del valore economico intrinseco del dato da parte di alcune autorità di concorrenza e tutela del consumatore rappresenta un importante passo avanti da cui non potranno che derivare implicazioni utili per l’individuazione di un vero e proprio mercato dei dati» conclude Di Via.

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