Se la gestione diventa un lavoro a tempo pieno
L’aspetto della gestione è determinante nella valutazione di un investimento immobiliare dedicato agli affitti brevi. Occorre organizzare la pubblicazione degli annunci sui siti, la corretta valutazione dei prezzi medi, accoglienza e check-out degli ospiti, pulizia e rispetto delle norme amministrative, fiscali e di polizia locale.
Chi si è lanciato nel segmento degli affitti brevi ha presto compreso che tutta questa attività diventa un’occupazione vera e propria, non può essere lasciata ai ritagli di tempo, soprattutto se si punta a un tasso di occupazione remunerativo. Ecco perché tantissimi investitori decidono di dare in gestione l’appartamento a una società apposita, che richiederà in media il 10-20% annuo sul totale dei proventi dell’affitto, ma garantirà lo sfruttamento a pieno regime dell’immobile e il disbrigo di molte incombenze. A livello fiscale, i proprietari possono optare per la cedolare secca al 21% sui redditi da locazione o per il versamento Irpef (aliquota minima al 23%). In entrambi i casi, il soggetto intermediario (che sia Airbnb, un altro sito di prenotazioni o un’agenzia immobiliare) è obbligato a operare una ritenuta fiscale alla fonte pari al 21% (che nell’ipotesi di assoggettamento Irpef figurerà come acconto).
Un altro aspetto riguarda l’obbligo di comunicazione puntuale alla questura delle generalità dei turisti che soggiornano nell’appartamento. Su questo punto è intervenuto di recente l’articolo 19 bis del decreto-legge “sicurezza”, che ha chiarito inequivocabilmente come l’obbligo di comunicare le generalità degli alloggiati all’Autorità di pubblica sicurezza si applichi anche alle locazioni brevi. Gli host che non effettuano la comunicazione sono punibili con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 206 (secondo l’articolo 17 del Tulps).
A. Lo.

