IL DL MERCOLEDÌ IN CDM. STOP AL RITO SUPERACCELERATO. MANUTENZIONI, BASTA IL PROGETTO DEFINITIVO
Edilizia, sblocca cantieri a 360°
pagina a cura
di Francesco Cerisano
Imposta di registro dimezzata, riduzione dell’Imu per quattro anni, interessi passivi del mutuo detraibili come se si trattasse dell’abitazione principale e dimezzamento dei tempi (da dieci a cinque anni) per incassare i rimborsi fiscali delle spese di manutenzione straordinaria, riqualificazione energetica e risanamento conservativo. Per il momento si tratta solo di una proposta (in quota Lega) che potrebbe trovare posto nel decreto «sblocca cantieri» atteso mercoledì prossimo sul tavolo del consiglio dei ministri. Una ricetta, condivisa da Confedilizia, che la ritiene un’occasione «per incentivare il ritorno di interesse degli investitori per un immenso patrimonio edilizio privato la cui rivitalizzazione avrebbe enormi effetti positivi sulla crescita e sull’occupazione». Come? Grazie agli sconti fiscali riconosciuti a chi vorrà investire nell’acquisto di immobili da immettere sul mercato delle locazioni dopo avervi realizzato opere di risanamento edilizio e riqualificazione energetica. La misura è stata inserita nell’elenco delle proposte ulteriori rispetto al testo del decreto legge e deve ancora essere valutata in termini di costi e di coperture, visto che non è stato ancora quantificato il surplus di entrate (derivante dall’incremento dell’attività edilizia e dall’emersione del «nero» nell’ambito delle ristrutturazioni e delle locazioni) che compenserà l’inevitabile riduzione di gettito fiscale causata dal dimezzamento (dal 9 al 4,5%) dell’imposta di registro, dagli sconti Imu e dalla detraibilità degli interessi passivi del mutuo.
In attesa che vengano sciolte le riserve su questa, come su altre misure ancora in sospeso, il decreto legge «sblocca cantieri» può già vantare parecchi punti fermi. Le misure su cui, dopo mesi di confronto e trattative, M5S e Lega presentano ormai posizioni comuni (e dunque si possono considerare come pressoché acquisite) sono numerose. A cominciare dalla progettazione semplificata (solo definitiva e non più esecutiva) per tutte le manutenzioni ordinarie e per le manutenzioni straordinarie che non richiedano interventi di rinnovo o di sostituzione di parti strutturali di opere o di impianti. I lavori potranno quindi essere affidati sulla base del progetto definitivo (e non più del progetto esecutivo) che però sarà «rafforzato» in quanto già costituito anche dal piano sicurezza e di coordinamento.
Altro punto fermo riguarda lo stop al cosiddetto «rito superaccelerato» su cui è attualmente pendente un ricorso alla Consulta e che, secondo il governo, rischia di compromettere il diritto alla difesa prevedendo ulteriori oneri in campo alle imprese, costrette a impugnare immediatamente le ammissioni e le esclusioni dalle procedure di affidamento dei contratti pubblici entro 30 giorni dalla pubblicazione sul profilo della stazione appaltante.
Tra le novità che troveranno posto nel decreto anche nuovi criteri per la nomina dei commissari di gara. In caso di affidamento di contratti per servizi e forniture di importo inferiore alle soglie comunitarie, e per lavori di importo inferiore a un milione di euro, le stazioni appaltanti potranno nominare tutti i commissari (compreso il presidente) scegliendoli tra il proprio personale o tra il personale di altre stazioni appaltanti nel rispetto del principio di rotazione. Stessa cosa per gli appalti di lavori di importo superiore al milione di euro e inferiore alle soglie comunitarie (o per le procedure di lavori, forniture e servizi superiori alle soglie svolte interamente su piattaforme telematiche di negoziazione). In questo caso però il presidente sarà estratto a sorte dall’albo Anac.
Gli enti locali (regioni, province e comuni) a cui ieri il presidente del consiglio Giuseppe Conte, il vicepremier Di Maio e il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli hanno illustrato le linee generali del decreto, chiedono di più. I comuni reclamano norme di semplificazione per i piccoli comuni, la riduzione del contenzioso, la valorizzazione delle stazioni uniche appaltanti e degli strumenti di aggregazione tra enti e l’appalto integrato («soluzione importante per i comuni che hanno scarse risorse umane ed economiche per la progettazione esecutiva», ha osservato il presidente dell’Anci Antonio Decaro).
I governatori regionali, rappresentati dal presidente della Conferenza delle regioni, Stefano Bonaccini, chiedono invece un’accelerazione degli interventi, sia per quelli urgenti di protezione civile, sia per la realizzazione ordinaria delle opere. E poi, sulla scorta del modello del decreto per Genova, deroghe per le assunzioni nelle strutture regionali e un programma pluriennale di investimenti per le ristrutturazioni edilizie e l’ammodernamento tecnologico delle strutture sanitarie.
I sindacati con Annamaria Furlan (Cisl) e Paolo Capone (Ugl) puntano rispettivamente l’attenzione sul «mantenimento delle condizioni di sicurezza e la legalita’» e sull’ «intangibilità delle tutele per i lavoratori». E restano in attesa di conoscere il testo definitivo del decreto che sarà loro reso noto lunedì in un incontro tecnico al ministero delle infrastrutture.
Quel che è certo è che nel decreto non sarà prevista la figura del super commissario. Toninelli e Di Maio l’hanno escluso categoricamente «perché sarebbe un doppione del ministero delle infrastrutture che non può gestire centinaia di cantieri bloccati in maniera centrale». Secondo i due ministri pentastellati «alcune opere devono essere commissariate con un commissario ad hoc, in modo da rendere strutturale la figura del commissario quando ci sono cantieri bloccati da anni».
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