Agenti, la legge europea apre a nuovi servizi
Si apre la strada delle agenzie immobiliari multiservizi, anche se restano alcuni nodi da sciogliere. È stata definitivamente approvata la legge europea 2018 che, su richiesta dell’Ue, modifica la normativa in vigore in tema di incompatibilità con l’esercizio della professione di intermediario. Rimane il divieto di svolgere al contempo il mestiere di agente e quello di dipendente pubblico o privato (fatta eccezione per la stessa società di intermediazione), né è valido l’incrocio con una delle professioni intellettuali in potenziale conflitto di interessi (ad esempio geometra e architetto) mentre, come ragione sociale, è vietato il doppio ruolo di mediatore con quello di costruttore, venditore e promotore. Ma si apre alla possibilità di fornire “servizi” afferenti il settore.
Ora un’agenzia immobiliare può offrire, con la stessa ragione sociale, una serie di plus come consulenza del credito, gestione delle locazioni a 360 gradi, certificazione e valutazione. «Naturalmente nessuno ha in mente che il singolo agente si metta a svolgere tre o quattro mestieri diversi– spiega il presidente Fiaip, Gianbattista Baccarini – ma l’idea è che il cliente, venditore o acquirente, trovi nella stessa agenzia tutte le figure di cui ha bisogno». La consulta interassociativa Fimaa, Fiaip e Anama è stata la prima a commentare con soddisfazione l’approvazione del testo. Positiva anche la posizione di Property Managers Italia: «Molti manager sono anche agenti nel campo degli affitti brevi e ora possono operare senza più dubbi interpretativi», ha detto il presidente dell’associazione, Stefano Bettanin. Plaude anche il franchising Re/Max: «Da oggi gli agenti si sentiranno un po’ più tutelati e potranno erogare nuovi servizi collaterali alla propria attività, permettendo loro una crescita e una evoluzione della professionalità a vantaggio dei consumatori». Più critica la voce di Bruno Vettore, oggi formatore, per anni ai vertici dei principali franchising del settore: «Gli agenti dovrebbero pensare prima a migliorare in professionalità e reputazione, considerando che veicolano solo il 55% delle compravendite».
Restano però due nodi importanti. Le associazioni di categoria si sono battute, con successo, affinché il testo contenesse un riferimento specifico alla incompatibilità tra agente e «dipendente di istituto bancario, finanziario o assicurativo» (vedi articolo a pagina 27 del Sole 24 Ore del 18 aprile). L’obiettivo è quello di mettere fuori gioco i colossi bancari come IntesaSanpaolo e Unicredit, che da qualche anno operano con un proprio marchio nell’intermediazione immobiliare. Ma gli istituti non si sono per nulla scomposti, facendo leva sulla totale separazione tra le attività all’interno dei rispettivi gruppi. Intesa Sanpaolo Casa e Unicredit Subito Casa hanno due modelli diversi: nel primo caso gli agenti sono assunti dalla società, nel secondo lavorano sotto forma di collaborazione. In entrambi i casi, sostengono le società interpellate da ll Sole 24 Ore, sono entità indipendenti all’interno dei rispettivi gruppi, che hanno l’intermediazione immobiliare come unica attività nella propria ragione sociale, dove gli agenti non sono in alcun modo equiparabili a dipendenti addetti all’attività bancaria. Quindi, secondo le banche, al riparo dalla incompatibilità.
Altro nodo da sciogliere è l’ammissibilità della duplice veste di agente e amministratore di condominio, una realtà già diffusa, ma sempre oggetto di differenti interpretazioni. Chi identifica l’amministrazione come una professione intellettuale la fa ricadere tra quelle a potenziale conflitto di interessi, dunque incompatibile. Chi, come le tre sigle interassociative, la assimila invece alla fornitura di un servizio, vorrebbe che finisse tra quelle ammesse. L’ultima parola dovrebbe arrivare con l’emanazione di una circolare ministeriale.
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